
LUNEDÌ 18 OTTOBRE 1999
INTRODUZIONE: L’Inter crolla a Venezia e perde clamorosamente la vetta della classifica, è questo il verdetto più eclatante che la sesta giornata di Serie A, appena conclusasi, ha lasciato a tutti noi amanti del calcio, appassionati e fedeli seguitori dello sport più bello del mondo!
L’Inter di Lippi dopo aver inanellato cinque risultati utili consecutivi, quattro successi e un pareggio all’Olimpico contro la Roma, viene bruscamente fermata dalla squadra lagunare guidata da Luciano Spalletti, a stendere Vieri e compagni è un siluro di Pippo Maniero che distrugge la rete, trafiggendo con violenza il povero mal capitato Peruzzi; per Lippi è il primo KO da allenatore dell’Inter ma soprattutto è la prima grande scivolata del club meneghino che perde amaramente il primo posto in classifica, vedendosi sorpassato da una maestosa Lazio che doma comodamente un’inerme Udinese di Gigi De Canio nel Friuli. Se i nerazzurri cadono per la prima volta in questa stagione, chi non ha intenzione di alzare bandiera bianca ancora per lungo tempo è la Lazio di Sven Goran Eriksson che vola a quota 14 punti, posizionandosi all’apice della classifica e guardando conseguentemente tutte le rivali dall’alto verso il basso; prova di forza immensa quella dei capitolini che mettono a referto la quarta vittoria del campionato, annichilendo la comunque ottima sulla carta squadra bianconera.
Test superato anche per la Juve che dopo un inizio di campionato non particolarmente brillante manda il primo vero squillo alle altre sei sorelle, il messaggio è chiaro, anche i piemontesi sono pienamente dentro la corsa scudetto; la vittoria di misura contro la Roma all’Olimpico è una vera e propria boccata di ossigeno per Zidane e compagni che dopo aver perso malamente a Lecce e aver strappato un risicato e fortunato successo in casa contro il Venezia si erano dovuti sorbire le pesanti e velenose critiche dell’ambiente, acuite dal clima già teso per via dei rapporti non proprio idilliaci tra la curva Scirea e la proprietà, sciopero del tifo e striscioni di contestazione sulle gradinate dello stadio due settimane fa, nella partita tra la Juve e il club lagunare al Delle Alpi. Ancelotti, anch’esso al centro delle critiche, smorza i toni dopo la gara contro i capitolini: le contestazioni dei tifosi sostiene che lascino il tempo che trovano, a Torino lavora bene e la società ha piena fiducia in lui, non facendogli mai mancare il proprio sostegno; quel che è certo è che per il tecnico ex Parma il successo all’Olimpico di Roma è una vera e propria rivincita personale, una forte risposta ai suoi detrattori, una sconfitta avrebbe fatto meditare la proprietà su un possibile suo precoce esonero, la vittoria mette tutti a tacere e rinforza la convinzione della società di affidarsi a lui, che gli odiatori seriali se ne facciano una ragione.
Vittoria importante per il Verona di Prandelli che schianta il Perugia in casa e vola a quota sei punti in classifica; se in trasferta i veneti faticano tremendamente, tre sconfitte su tre, in casa i gialloblù riescono a trovare le energie mentali adatte per imporre il proprio gioco e creare velenose palle goal che impensieriscono fortemente le difese avversarie, dopo il sonoro 2 a 0 inflitto al Lecce alla seconda giornata, i veronesi mettono in cascina un altro successo casalingo, domando sempre per 2 a 0 il Perugia di Carletto Mazzone; ipoteca che permette all’Hellas di entrare in zona salvezza.
Tre punti fondamentali anche per il Parma che si impone a Firenze, per il Lecce che doma una stranamente piccola Reggina e per il Torino che distrugge uno spento Bari di Fascetti; tutte e tre le compagini volano a otto punti e agganciano le sconfitte Fiorentina e Reggina.
Due i pareggi di giornata: a sorpresa il buon Renzo Ulivieri blocca il Milan a San Siro sul punteggio di 2 a 2, Berlusconi non la prende bene e rimprovera Zaccheroni ma più che le critiche ai rossoneri andrebbero fatti gli elogi alla squadra cagliaritana rossoblù che, rinata con il cambio allenatore, mette alle corde per almeno un tempo di gioco il club meneghino, nella ripresa la stanchezza si fa sentire e il pressing, l’agonismo e la rapidità in ogni zona del campo vengono meno tra le fila isolane e il Milan aggrappandosi a Bierhoff frantuma perlomeno le speranze di colpaccio grosso del Cagliari; i campioni d’Italia non riescono però a ingranare in questo campionato, quello contro i rossoblù è il quarto pareggio su sei giornate di Serie A disputate, insomma continua la partenza a rilento del Milan. Altro pareggio, questo decisamente soporifero, quello tra Piacenza e Bologna allo stadio Garilli di Piacenza, se per i rossoblù continua il mal di trasferta, ancora nessun successo lontano dalle proprie mura amiche in questo campionato, per i piacentini il proprio stadio di casa si dimostra un autentico fortino, confermata infatti l’imbattibilità casalinga in questa stagione, tre pareggi messi a referto. Punto inutile per il club felsineo mentre importante per la squadra di Gigi Simoni, quest’ultimo presente allo stadio, che anche se non è riuscita a dedicare una vittoria al proprio mister, scosso e sofferente per via della dolorosa vicenda capitata a suo figlio Adriano, ricoverato all’ospedale Maggiore di Bologna dopo un grave incidente in moto, disputa da un punto di vista della tenacia, determinazione, grinta e aggressività una grande partita, riuscendo a sopperire bene all’inferiorità numerica, espulsione, per presunta simulazione ed eccessive proteste al seguito, di Gautieri al minuto 37, creando qualche grosso grattacapo alla retroguardia avversaria e non soffrendo particolarmente in difesa, seppur in dieci contro undici; punto che permette agli emiliani di agganciare il Cagliari a quota tre punti e di non perdere di vista le rivali.
In settimana tornano Champions League e Coppa UEFA: per quanto riguarda la Coppa dei Campioni domani scenderanno in campo Lazio e Fiorentina, i capitolini contro il Maribor in trasferta, mentre i toscani al Franchi contro l’AIK (Allmanna), Mercoledì sarà il turno del Milan che volerà in Germania e sfiderà l’Hertha Berlino; tutte e tre le gare si giocheranno alle 20:45. Giovedì le italiane impegnate nella Coppa UEFA sono le solite cinque: la Juventus e l’Udinese giocheranno alle 18:00 contro rispettivamente il Levski Sofia in trasferta e la Legia Varsavia in casa, alle 19:00 la Roma scenderà in campo contro il Goteborg, in Svezia, un’ora dopo alle 20:00 il Bologna sfiderà l’Anderlecht fuori casa, mentre chiuderà la settimana europea il Parma che alle 21:00 affronterà al Tardini l’Helsingborgs; come sempre l’augurio è che il calcio italiano possa farsi valere in Europa!
IL RACCONTO: La Lazio distrugge l’Udinese con un perentorio 3 a 0 allo stadio Friuli di Udine; termina con un passivo pesante ai danni dei bianconeri il primo dei due anticipi apripista della sesta giornata di Serie A.
I friulani schierano un 3-4-3 con Bertotto, Zanchi e Gargo in difesa, Giannichedda, Fiore, Genaux e Jorgensen a centrocampo, Poggi, Muzzi e Margiotta in attacco; fra i pali Turci.
I biancocelesti rispondono con un compatto 4-4-2 con Mihajlovic, Nesta, Pancaro e Favalli in difesa, Almeyda, Veron, Nedved e Conceicao a centrocampo, Boksic e Salas punte centrali; Ballotta, sostituto di Marchegiani, in porta. L’arbitro della gara è il signor Rosetti.
Nel primo tempo c’è una sola squadra in campo, la Lazio di Sven Goran Eriksson; i biancocelesti massacrano i friulani con ripetute palle goal create e con falcate lungo tutto il campo che mandano costantemente fuorigiri gli inermi avversari, la squadra capitolina sta bene fisicamente e le cavalcate rapidissime palla al piede sono la vera dimostrazione del periodo di forma brillante che i romani stanno attraversando, nella prima frazione di gioco l’Udinese non si rende quasi mai pericolosa in zona offensiva e soffre enormemente in fase di difesa. Ad inizio gara il più reattivo dei capitolini è Boksic che libera due siluri diretti verso la porta, purtroppo per lui decisamente mal calibrati, ci prova poi Mihajlovic con una bomba su punizione, da metà campo, la palla non centra la rete, al minuto 31 i laziali passano in vantaggio: Conceicao dalla destra crossa verso il centro dell’area e pesca un assatanato Veron che afferra con il destro la sfera e la indirizza in rete, porta distrutta, Turci KO e 1 a 0 Lazio. Dodici minuti dopo, al quarantatreesimo, Boksic, in area, libera un confetto verso la porta perfettamente calibrato che va a insaccarsi alle spalle di Turci, raddoppio Lazio allo stadio Friuli. Nel finale di tempo i capitolini vanno ad un passo dal tris, è Salas a centrare il palo esterno, illudendo tutti i tifosi biancocelesti.
Nella ripresa sponda Udinese Warley, Sosa e Bisgaard sostituiscono Margiotta, Poggi e Genaux, nella Lazio entrano Simeone, Sensini e Simone Inzaghi al posto di Veron, Boksic e Salas.
Nel secondo tempo i padroni di casa hanno uno scatto d’orgoglio e scendono in campo con più grinta, determinazione e aggressività, provando a rompere le uova nel paniere degli avversari, tuttavia i capitolini rimangono ben concentrati e concedono pochissime chance ai bianconeri; tra le fila dei friulani il più pericoloso è Muzzi che ha due ghiotte occasioni, sprecate, per timbrare, vicini al goal anche Poggi e Bertotto che però non riescono a concretizzare quanto di buono fatto; i biancocelesti abbassano il baricentro con i cambi e sembrano accontentarsi del 2 a 0 ma al minuto 84 Sinisa Mihajlovic su punizione dalla trequarti libera una perla che spacca la porta e trafigge amaramente ancora una volta Turci; al termine dei novanta minuti più recupero il finale è 3 a 0 per la Lazio allo stadio Friuli di Udine.
Il Parma sbanca lo stadio Franchi di Firenze infliggendo alla retroguardia fiorentina ben due goal; i gialloblù vincono per 2 a 0 in trasferta contro la squadra viola.
La Fiorentina del buon Trap schiera un 3-4-1-2 con Firicano, Repka e Pierini in difesa, Cois, Amoroso, Di Livio e Bressan a centrocampo, Rui Costa in zona trequarti, Chiesa e Batistuta punte centrali; Toldo in porta.
Il Parma di Malesani risponde con un più compatto 3-5-2 con Cannavaro, Lassisi e Thuram in difesa, Fuser, Walem, Boghossian, Vanoli e Serena a centrocampo, Amoroso e Crespo in attacco; Buffon fra i pali. L’arbitro della gara è il signor Tombolini.
Per un’ora abbondante entrambe le compagini non convincono pienamente, la Fiorentina tiene in mano il pallino del gioco, tuttavia la manovra dei toscani è eccessivamente lenta, compassata, prevedibile e noiosa e le poche occasioni da rete create sono più frutto delle individualità dei singoli che di un gioco corale affinato, il Parma d’altro canto si limita a difendere con ordine ed estrema attenzione, mantenendo però il baricentro troppo basso, facendo grossolani errori in fase di possesso, ripartendo con poca convinzione palla al piede e non servendo praticamente mai le due punte offensive, costantemente isolate e abbandonate a sé stesse; nell’ultima mezz’ora però lo spartito cambia, i gialloblù alzano i giri del motore, cominciano a sporgersi caparbiamente in zona offensiva e anche la manovra di gioco diviene più rapida e fluida, la viola invece nel finale avverte tantissimo la stanchezza, lascia il predominio territoriale agli avversari e inizia a commettere banali sbavature palla al piede, i cambi anziché migliorarla peggiorano irreversibilmente la situazione: Chiesa e Batistuta, ovvero gli unici due che continuavano a tirare la carretta anche dopo il sessantesimo, sostituiti poiché esausti, al loro posto Mijatovic e Balbo, con il risultato che una volta venute a mancare le due frecce offensive che alzavano ripetutamente la squadra, creavano una grande apprensione tra le fila parmensi per via dei loro ripetuti eccezionali colpi balistici e permettevano ai compagni di aggrapparsi a loro quando in difficoltà, la squadra del Trap si è abbassata in maniera eccessiva, non trovando più validi punti di riferimento là davanti e cadendo completamente nelle grinfie aggressive del Parma che vedendo i viola in difficoltà acquisisce ancora più coraggio, fiducia e determinazione; la prima rete degli ospiti è tutto merito di Lassisi che pesca in profondità il neo entrato Marco Di Vaio, al posto di Amoroso, che partito da posizione regolare arriva a tu per tu con il portiere avversario, smarca comodamente quest’ultimo e con una zampata vincente mette a segno il suo primo centro stagionale; la Fiorentina prova a rispondere ma il contrattacco viola fa solo il solletico a Thuram e compagni che al minuto 96 raddoppiano con un siluro di Boghossian in area che spacca la porta; al termine della gara la rabbia del popolo fiorentino è tanta, Trapattoni ha chiesto immediatamente scusa e giurato che già da domani la musica cambierà.
Pareggio tra Milan e Cagliari a San Siro, bella partita quella tra i meneghini e i sardi che però non vede nessun vincitore; Ulivieri la incarta a Zaccheroni e il Milan va ad un passo dalla prima sconfitta del campionato, un punto a testa che lascia la bocca amara ad entrambe le compagini.
Il Milan schiera un 3-4-3 con Ayala, Maldini e N’Gotty in difesa, Ambrosini, Helveg, Albertini e Serginho a centrocampo, Weah e Shevchenko sulle fasce, Bierhoff punta centrale; Abbiati in porta.
Il Cagliari risponde con un 4-4-2 con Lopez, Zebina, Macellari e Diliso in difesa, O’Neill, Berretta, Oliveira e De Patre a centrocampo, Morfeo e Mboma in attacco; il solito Scarpi fra i pali. L’arbitro della gara è il signor De Santis.
Al minuto 7 segna subito il Cagliari: Oliveira batte un corner dalla destra del campo, la palla carambola in mezzo all’area di rigore, Morfeo si fa trovare pronto, agguanta la sfera e la deposita in rete, il goal però era da annullare, Mboma porta avanti la palla con un braccio, errorino di De Santis; 1 a 0 Cagliari il parziale a San Siro. Morfeo dopo la rete si infortuna ed è costretto al cambio, entra al suo posto Ametrano.
Un paio di minuti dopo il direttore di gara concede un rigore generoso al Milan, Bierhoff si lascia cadere in area; parte Shevchenko dagli undici metri ed è rete, portiere da una parte e palla dall’altra, 1 a 1 il parziale dopo dieci minuti.
Per tutto il primo tempo gli isolani tengono testa ai meneghini, arrivando sempre prima sulle seconde palle, attaccando efficacemente gli spazi, sfruttando delle rapide cavalcate sulle fasce laterali e pungendo mediante cross velenosi e tiri dalla distanza, i rossoneri d’altro canto paiono statici, lenti e fuori binario, commettendo vari errori in fase di possesso e banali distrazioni in fase di copertura; tra le fila rossoblù i più pericolosi sono Mboma e Oliveira, i due cecchini offensivi sfruttano la propria estrema rapidità palla al piede per creare panico nella difesa avversaria, Abbiati però si supera e salva più volte i meneghini dallo svantaggio; al minuto 37 i sardi riescono finalmente a raddoppiare, Oliveira con una zampata decisiva pesca Berretta solo in area, davanti alla porta, il centrocampista isolano ringrazia, scarta il regalo ed insacca in rete, trafitto meritatamente il Milan. Il primo tempo terminerà sul parziale di 2 a 1 per i rossoblù e con le proteste di questi ultimi che volevano un rigore, penalty però giustamente non datogli dall’arbitro De Santis.
Ad inizio ripresa Zaccheroni sostituisce Helveg e Albertini, in campo Guglielminpietro e Giunti, al minuto 70 sarà invece il turno di Leonardo che rileverà uno spento Shevchenko; il Cagliari nel finale sostituisce Zebina e De Patre e dà una chance a Sulcis e Conti.
Nel secondo tempo partono nuovamente forte gli isolani che sfiorano il terzo goal con Mboma, solo palo per lui, poi man mano che passano i minuti cresce il Milan e cala drasticamente il Cagliari; i meneghini disputano un’ottima seconda parte di gara, rimanendo ben concentrati e dominando in mezzo al campo, creando ripetute palle goal che mettono in forte apprensione la retroguardia avversaria, i sardi sentono enormemente la stanchezza e a partire dal cinquantacinquesimo in poi non riescono più a reggere gli alti ritmi dei calciatori rossoneri, il pressing asfissiante del primo tempo viene meno, le marcature sono più deboli e meno efficaci e le seconde palle non sono più predominio dei rossoblù, tutto ciò permette ai campioni d’Italia di spadroneggiare e di mettere in mostra tutto il proprio vasto repertorio balistico, sfornando occasioni su occasioni e capitalizzando perlomeno il goal del pareggio. Va vicinissimo alla rete Weah, miracolo di Scarpi, segna Maldini ma il direttore di gara annulla per fallo di Bierhoff su Zebina, va a centimetri dal goal pure Giunti con una mina velenosissima liberata in area ed infine arriva finalmente la rete del 2 a 2, Leonardo dalla trequarti serve Ambrosini dal limite, il quale però fa un velo fantasmagorico che permette a Bierhoff di intercettare palla in area, il tedesco libera la bomba e fa centro, Scarpi battuto e pareggio Milan. Nel finale di gara un’occasione per parte, ci prova prima Mboma in area, il tiro è però impreciso, poi al minuto 41 Giunti libera il siluro dalla trequarti, deviazione di O’Neill e porta ben difesa da Scarpi; termina sul risultato di parità la sfida tra Milan e Cagliari, né vincitori, né vinti a San Siro.
Tre partite di campionato in trasferta, tre sonore sconfitte per il Perugia di Carletto Mazzone che, dopo aver perso malamente all’Olimpico contro la Roma e al Meazza contro i campioni d’Italia del Milan, crolla anche a Verona; la squadra di Prandelli si impone al Bentegodi per 2 a 0 e vola a quota sei punti in classifica, gli umbri rimangono fermi a sette punti, dopo la bella vittoria in Coppa Italia contro la Ternana il club di Gaucci frana nuovamente e perde ancora una volta la faccia.
L’Hellas si presenta in campo con un compatto 3-5-2 con Franceschetti, Filippini e Apolloni in difesa, Brocchi, Marasco, Colucci, Seric e Giandebiaggi a centrocampo, Aglietti e Cammarata in attacco; Sebastien Frey, giovane diciannovenne francese vice di Battistini, in porta.
Gli umbri si affidano ad un 4-4-1-1 con Calori, Materazzi, Daino e Sussi in difesa, Tedesco, Olive, Esposito e Rapaic a centrocampo, Nakata sulla trequarti, Melli boa centrale; Mazzantini fra i pali. L’arbitro della sfida è il signor Rodomonti.
Parte forte il Perugia che al minuto 18 ci prova con Melli di testa, il pallone viene però schiacciato troppo dalla punta perugina e diventa facile preda per le manone di Frey; al minuto 22 ci riprovano gli ospiti con un tiro verso la porta da posizione ravvicinata ma il novellino portiere francese sventa con grande maestria, goal sbagliato, goal subìto, il calcio è così e dopo la ghiotta occasione dissipata dagli umbri, ci pensano i veronesi a timbrare, portando avanti l’Hellas per 1 a 0, Brocchi dalla trequarti con uno scavetto delicato serve Cammarata davanti alla porta, il quale ringrazia e insacca di potenza, Mazzantini KO; il Perugia affida la risposta nei piedi di Rapaic che fa partire il siluro su punizione, la sfera però è leggermente mal calibrata.
Nella ripresa gli ospiti sostituiscono Daino con Ripa, mentre dopo il sessantacinquesimo i veronesi danno una chance a Salvetti prima e Adailton poi, che rilevano rispettivamente Aglietti e Cammarata. Al minuto 58 gli umbri vanno ad un passo dal pareggio ma Frey è fenomenale e sventa due micidiali colpi di testa, in area di rigore, di Melli e Tedesco, due minuti dopo però arriva la beffa per gli ospiti, l’Hellas raddoppia: corner dalla destra del campo, palla al centro, Calori intercetta ma indirizza la sfera nella propria porta, Mazzantini ancora battuto e Verona che inizia a dilagare. Il Perugia si riversa in attacco ma lo fa con poca convinzione e tenacia, il possesso degli umbri è condito da errori frequenti ed è troppo sterile, le poche occasioni create fanno solo il solletico alla retroguardia veneta che ha riscoperto in Frey un autentico leader della porta; ad andare più vicino al goal sono ancora i veronesi che sfruttando delle rapide ripartenze fanno fare gli straordinari a Mazzantini, il quale si supera sventando una velenosissima mina liberata da Brocchi in area, poi però è lo stesso portierone perugino a condannare definitivamente alla tragica sconfitta gli ospiti, per lui fallo di reazione e rosso diretto, pugno in faccia a Marasco al minuto 82, nel finale il Perugia in inferiorità numerica smette di provarci e per l’Hellas è comodissimo gestire il netto vantaggio; tre punti fondamentali per la squadra gialloblù, brutto passo falso per Melli e compagni.
Sconfitta inaspettata per l’Inter di Marcello Lippi allo stadio Penzo di Venezia; i lagunari si aggrappano ad un goal di Maniero per stendere la squadra nerazzurra, prima vittoria casalinga in campionato per il Venezia di Luciano Spalletti, primo KO per l’Inter che questa settimana dovrà farsi un bell’esame di coscienza e bagno di umiltà, la partita si poteva portare a casa senza se e senza ma.
I lagunari si affidano ad un 4-4-2 con Bilica, Luppi, Brioschi e Dal Canto in difesa, Iachini, Pedone, Valtolina e Nanami a centrocampo, Petkovic e Maniero in attacco; Konsel in porta.
Lippi risponde con un 3-5-2 schierando Blanc, Panucci e Fresi in difesa, Sousa, Di Biagio, Zanetti, Moriero e Georgatos a centrocampo, Ronaldo e Zamorano in attacco, Peruzzi fra i pali; in panchina un acciaccato Vieri. Il direttore di gara è Pierluigi Collina.
Parte fortissimo il Venezia che con rapide ripartenze e velenosissime incursioni sulle fasce manda nel panico l’intero reparto arretrato nerazzurro, l’Inter ad inizio gara fatica a prendere le misure alla pimpante ed atleticamente in forma squadra lagunare, il baricentro dei meneghini è troppo sbilanciato in avanti e la manovra è lenta e piena di errori; dal quarto d’ora in poi l’Inter cresce visibilmente e il Venezia inizia a soffrire tremendamente, Ronaldo rientra a centrocampo più volte pur di farsi dare il pallone e Zamorano svaria su tutto il fronte d’attacco cercando continui scambi con il suo partner offensivo. Al minuto 21 Zamorano viene pescato in profondità, entra in area di rigore da ultimo uomo e libera il pallonetto che però purtroppo per lui centra solamente la traversa; vicinissimo al goal va anche Ronaldo che fa del suo fisico il proprio punto di forza, notevoli i suoi scatti lungo tutto il campo testimonianti una piena ripresa della propria condizione atletica; dal ventesimo fino al termine del primo tempo i nerazzurri sono i padroni del campo e il vantaggio sembrerebbe meritato, rete che però non arriva e Collina fischia la fine della prima frazione di gioco.
Pronti, via, inizia il secondo tempo e l’Inter non fa in tempo a sistemarsi in campo che il Venezia timbra il cartellino: confetto di Petkovic diretto verso la porta sventato miracolosamente da Peruzzi, la palla carambola però sui piedi di Maniero che, da distanza ravvicinata, fa partire la bomba che spacca la rete; 1 a 0 Venezia al Penzo il parziale. Lippi risponde facendo entrare Vieri al minuto 58 al posto di Moriero, dando vita al tridente pesantissimo Vieri, Ronaldo e Zamorano, la composizione tattica e il baricentro dei nerazzurri sono però troppo sbilanciati e il Venezia reagisce con prepotenti offensive di contropiede, il mister viareggino decide conseguentemente di correre ai ripari, rinunciando dal minuto 63 in poi a Ronaldo e facendo entrare Baggio, trasformando il canovaccio tattico in un 3-4-1-2. Al minuto 57 l’occasione più ghiotta per l’Inter di pareggiare, Moriero fa partire la mina dalla trequarti, la conclusione però è leggermente mal calibrata, la palla esce fuori per centimetri; nel Venezia ci prova prima Pedone in area, ma spreca tutto, poi al minuto 62 Peruzzi si supera e con grandissima maestria sventa miracolosamente due velenosissime conclusioni di Petkovic da distanza ravvicinata; al minuto 80 altro contropiede Venezia e altra occasione da goal per i lagunari, a provarci è Valtolina che, in area, davanti al portiere, scarica violentemente verso la porta, Peruzzi però dice ancora no. L’Inter si rende pericolosa prevalentemente mediante dei cross diretti verso l’area di rigore, ma le conclusioni sono decisamente mal calibrate, il gioco dei meneghini si dimostra infatti non collaudato, a dominare sono i colpi balistici individuali; con un Vieri in pessime condizioni, il peso di segnare viene affidato sulle spalle di un esausto Zamorano e di uno spento, statico, confusionario e fuori binario Baggio, entrambi non riescono a timbrare e al termine dei novanta minuti più recupero il finale di 1 a 0 per il Venezia è tutto sommato meritato; secondo tempo osceno dell’Inter che se ne torna a casa con le pive nel sacco.
Pareggio a reti bianche quello tra Piacenza e Bologna, la sfida del Garilli termina senza alcun goal; le responsabilità maggiori di questa mancata vittoria sono del Bologna di Buso che, in superiorità numerica per quasi un’ora di gioco, non impensierisce quasi mai la retroguardia avversaria, ad andare più vicini al vantaggio sono al contrario proprio i piacentini che per tutti e novanta i minuti affrontano la gara con enorme grinta, grandissima forza di volontà e notevole spirito di sacrificio, purtroppo agli emiliani di casa manca la qualità necessaria per poter pensare di mettere KO la comunque ben assestata difesa del Bologna e l’inferiorità numerica complica decisamente le cose.
Il Piacenza si presenta in campo con un 4-4-2 con Delli Carri, Polonia, Sacchetti e Lucarelli in difesa, Mazzola, Gautieri, Manighetti e Cristallini a centrocampo, Dionigi e Stroppa in attacco; Roma in porta.
Il Bologna risponde con un 3-4-3 con Bia, Falcone e Tarantino in difesa, Piacentini, Ingesson, Nervo e Womé a centrocampo, Fontolan e Signori sulle fasce, Andersson boa centrale; Pagliuca fra i pali. L’arbitro della sfida è il signor Farina.
Nel primo tempo la sfida è ben equilibrata con occasioni da una parte e dall’altra, gli errori in fase di possesso e sotto porta però si sprecano e nessuna delle due compagini riesce a timbrare in rete, il ritmo è comunque discreto, ambedue le squadre non si tirano indietro e giocano senza paura; al minuto 36 Gautieri cade in area e reclama con forza il penalty, l’arbitro lo ammonisce per simulazione, le proteste del centrocampista emiliano divengono eccessive e Farina decide di mandarlo anticipatamente sotto la doccia, seppur probabilmente gli estremi per il calcio di rigore non c’erano, il direttore di gara poteva gestire meglio la situazione, il giallo per simulazione è sicuramente eccessivo, così come inutile e provocatorio il successivo cartellino rosso per doppia ammonizione, questo episodio avrebbe potuto cambiare l’andamento dell’incontro, Farina si è voluto rendere protagonista e ha chiaramente sbagliato, l’errore è grosso e sarebbe potuto costare caro ai piacentini. Con l’espulsione dei padroni di casa, i rossoblù acquisiscono il pieno dominio territoriale, iniziando a condurre il gioco e riversandosi più volte in zona offensiva, tuttavia il muro eretto dal Piacenza protegge bene la squadra di Simoni, gli emiliani di casa inoltre non demordono e provano anch’essi con costanza e determinazione ad arrivare in zona d’attacco palla al piede, sfruttando le rapide ripartenze create e aggrappandosi anche alle palle inattive pur di scalfire la retroguardia avversaria.
Nella ripresa Buso azzarda il tridente pesante: Ventola, Signori e Andersson insieme, togliendo dal campo l’infortunato Fontolan, ma il peso offensivo dei rossoblù non aiuta il club felsineo che rimane ancorato all’estrema sterilità della propria manovra, nel Piacenza spazio per Rastelli, Vierchowod e Morrone che rilevano rispettivamente Dionigi, Sacchetti e Stroppa; al termine dei novanta minuti la sensazione è che ai punti avrebbe meritato qualcosina in più il Piacenza, ma comunque il pareggio ci può stare, entrambe le porte rimangono inviolate e la gara nel secondo tempo diventa noiosa oltre misura; né vincitori, né vinti al triplice fischio di Farina.
Vittoria ottenuta con le unghie e con i denti dal Lecce, che nel pomeriggio di ieri schianta la Reggina per 2 a 1 allo stadio Via Del Mare; la squadra di Cavasin mantiene intatta la sua imbattibilità casalinga in campionato, dimostrandosi estremamente rognosa e ostica da affrontare quando all’interno delle proprie mura amiche; per la Reggina è il secondo KO consecutivo, gli amaranto dopo la splendida partenza stanno frenando bruscamente.
Cavasin schiera un solido 3-5-2 con Viali, Juarez e Savino in difesa, Conticchio, Piangerelli, Lima, Balleri e Colonnello a centrocampo, Sesa e Lucarelli in attacco; Chimenti in porta.
Colomba risponde con lo stesso modulo con Cirillo, Stovini e Oshadogan in difesa, Pralija, Brevi, Baronio, Morabito e Martino a centrocampo, Reggi e Possanzini in attacco; Orlandoni fra i pali. Il direttore di gara è il signor Serena.
Primo tempo equilibrato con occasioni da una parte e dall’altra, a rendersi più pericolosi sono però i giallorossi trainati dal proprio centrocampo in forma fisicamente e mentalmente che scherma bene le avanzate palla al piede avversarie e rifornisce costantemente le proprie punte con validi passaggi filtranti e velenosissimi cross; a passare in vantaggio sono però i calabresi: Possanzini viene steso in area da Savino, l’arbitro non ci pensa due volte e concede il penalty agli ospiti, parte Baronio dagli undici metri e di forza insacca in rete; primo goal in questo campionato per il centrocampista amaranto, Chimenti la tocca ma non la afferra e la palla scivola comodamente in rete.
Passa qualche minuto e l’arbitro Serena è costretto a concedere il rigore pure ai padroni di casa: Cirillo colpisce con la mano il pallone in area, il direttore di gara vede e provvede, penalty per il Lecce, Sesa si prende la responsabilità sulle spalle e prende la rincorsa dagli undici metri, inutile dire che anche il bomber d’attacco leccese timbra il cartellino ed insacca in rete; 1 a 1 il parziale all’intervallo.
Nel secondo tempo in campo c’è solo il Lecce, la Reggina soffre e si abbassa troppo, mentre i giallorossi sfruttano le fasce laterali per creare pesanti grattacapi, con cross velenosissimi diretti verso l’area di rigore, alla difesa avversaria, ottima la prova di Balleri e Colonnello che galoppano costantemente da una parte all’altra del campo; al minuto 76 finalmente il Lecce riesce a ribaltare la gara, il neo-entrato Bonomi libera una perla fantasmagorica su punizione dalla trequarti, il confetto si insacca in rete e frantuma le speranze di successo avversarie; al minuto 85 Chimenti commette una grossa ingenuità e viene giustamente espulso, palla scaraventata sulla capoccia di un difensore avversario, i pugliesi hanno finito i cambi e fra i pali è costretto ad andare un giocatore di movimento, sarà Lima a proteggere la porta e lo farà nel migliore dei modi, salvando la sua squadra con due importanti interventi che si riveleranno decisivi; al termine dei novanta minuti più recupero è 2 a 1 il risultato, vittoria di misura per i giallorossi contro la squadra amaranto.
Al Delle Alpi il Toro di Mondonico ritrova il successo, il secondo di questo campionato; dopo la debacle in Coppa Italia contro l’Atalanta i granata si rimettono in carreggiata e schiantano i pugliesi del Bari con un sonoro 3 a 1, d’altro canto per la squadra di Fascetti si tratta di un brutto KO, il secondo consecutivo dopo la dolorosa sconfitta di Mercoledì scorso in Coppa Italia contro il Napoli, 1 a 0 per i partenopei; i piemontesi volano a quota otto punti in classifica, mentre i pugliesi rimangono fermi a sei punti.
I padroni di casa si presentano in campo con un 3-4-3 con Cruz, Diawara e Bonomi in difesa, Scarchilli, Méndez, Tricarico e Coco a centrocampo, Silenzi e Lentini sulle fasce, Ferrante boa centrale; in porta Bucci.
Fascetti risponde con un 4-4-2 con Del Grosso, Innocenti, Garzya e De Rosa in difesa, Andersson, Collauto, Marcolini e Perrotta a centrocampo, Masinga e Osmanovski in attacco; il solito Mancini in porta. Il direttore di gara è il signor Cesari.
Primo tempo fortemente equilibrato: pressing asfissiante da parte di entrambe le squadre, grande attenzione in fase di copertura e possesso prevalentemente a centrocampo, con pochissime palle goal create da ambo le parti; a portarsi però in vantaggio a sorpresa sono i granata che al minuto 43 fanno centro con Silenzi, il quale intercetta perfettamente il cross di Tricarico e con la capoccia infila in rete, Mancini KO e Bari in svantaggio.
Nella ripresa pareggiano subito i pugliesi: Masinga con una magia serve Innocenti davanti alla porta, il difensore barese si avventa come una furia sul pallone e insacca comodamente in rete; marcatura blanda difensiva del Toro e 1 a 1 meritato. Anche la seconda frazione di gioco prosegue sugli stessi binari della prima parte di gara, la sfida è equilibrata e entrambe le compagini non riescono a rendersi fortemente pericolose in zona offensiva, le palle goal messe a referto si contano sulle dita di una mano e all’ottantesimo la sensazione è che l’incontro terminerà senza più alcuna rete, sul risultato di 1 a 1; la carta vincente la tira fuori però a sorpresa Mondonico che manda in campo negli ultimi venti minuti Sommese al posto di Silenzi, sarà proprio l’esterno offensivo neo-entrato a guadagnarsi un rigore che si rivelerà decisivo, al minuto 82 infatti De Rosa entra in contatto con l’attaccante granata subentrato da dieci minuti, quest’ultimo si lascia cadere in area e per l’arbitro è penalty Toro, inutili le proteste degli ospiti, parte dal dischetto Ferrante che spacca la porta e conduce i piemontesi nuovamente in vantaggio; nel finale arriverà addirittura la beffa per i pugliesi, i padroni di casa segnano infatti il terzo goal e fanno esplodere di gioia lo stadio, al minuto 92 a timbrare è Scarchilli che, servito da Ferrante, non se lo fa ripetere due volte e davanti alla porta libera il siluro vincente; al triplice fischio il successo dei granata è netto. Mondonico tira un sospiro di sollievo mentre Fascetti ammette che la sconfitta sia meritata, il Bari è stato sterile e troppo remissivo, sprecando per giunta le poche ghiotte occasioni avute a disposizione; al Delle Alpi i pugliesi non passano e se ne tornano a casa con la coda fra le gambe.
La Juve sbanca l’Olimpico di Roma e si rilancia per la corsa scudetto, i bianconeri approfittano della formazione rimaneggiata dei capitolini per trafiggere questi ultimi e superarli in classifica; i giallorossi senza Totti e Delvecchio disputano una gara orripilante, soffrendo enormemente in fase difensiva e facendo solo il solletico alla retroguardia piemontese, l’attacco dei capitolini era troppo leggero per poter pensare di scardinare la ben assestata e compatta difesa bianconera, il solo Montella non può e non ha potuto reggere da solo la baracca, rimanendo spesso isolato e in difficoltà nella scelta di passaggio; la grande sterilità e inconcludenza dei piemontesi sono le uniche vere ragioni per cui il successo juventino è stato solo di misura, ma l’importante erano i tre punti e i bianconeri sono riusciti a metterli in cassaforte.
I padroni di casa schierano un 3-5-2 con Aldair, Rinaldi e Zago in difesa, Assuncao, Di Francesco, Cafu, Tommasi e Candela a centrocampo, Montella e Alenichev punte centrali; Antonioli in porta.
La Juve risponde con un moderno 3-4-1-2 con Ferrara, Montero e Iuliano in difesa, Tacchinardi, Conte, Pessotto e Zambrotta a centrocampo, Zidane in zona trequarti, Inzaghi e Del Piero in attacco; Van der Sar fra i pali. L’arbitro della sfida è il signor Treossi.
Nel primo tempo la Juve va più volte ad un passo dal vantaggio, ai punti i piemontesi meriterebbero il goal già nella prima parte di gara, purtroppo invece all’intervallo il parziale è di 0 a 0; i bianconeri hanno l’assoluto dominio territoriale e provano a timbrare sfruttando dei repentini inserimenti dei propri calciatori offensivi, esterni di centrocampo compresi, il cross lungo verso l’area di rigore è l’arma che gli ospiti usano con più costanza, il gioco dei piemontesi infatti si riversa prettamente sulle fasce, arrivando in zona offensiva mediante cavalcate funamboliche e grintose, i giallorossi faticano tremendamente in fase di non possesso, non riuscendo a reggere gli alti ritmi tenuti dalla squadra di Ancelotti, in fase d’attacco i capitolini sono nulli, aggrappandosi esclusivamente alle palle inattive, due punizioni velenosissime battute da Candela dal limite e ai tiri potenti dalla distanza, questi ultimi però troppo centrali o decisamente fuori misura, mentre di Montella e Alenichev nemmeno l’ombra. Nella Juve i più pericolosi sono: Zambrotta con un siluro liberato in zona trequarti, Del Piero con una punizione dalla distanza battuta in maniera impeccabile, la palla diretta verso il sette viene intercettata da Antonioli, autore di una prodezza tecnica eccezionale e Iuliano che in area fa partire una bomba che si stampa all’incrocio dei pali.
Nel secondo tempo la Roma scende in campo con più grinta e determinazione, i capitolini passano in svantaggio all’inizio della ripresa, il goal subìto sveglia i giallorossi che iniziano a riversarsi con prepotenza in zona offensiva, la manovra dei padroni di casa tuttavia è lenta e inefficace e le poche occasioni create sono prevalentemente frutto di errorini in fase di copertura degli ospiti e di colpi balistici individuali degni di nota; i bianconeri una volta andati in goal abbassano il baricentro e lasciano condurre il gioco alla Roma, sfruttando però rapacemente le praterie che i padroni di casa concedono ripetutamente agli ospiti, la Juve va anche nella seconda parte di gara molteplici volte a centimetri dalla rete, tuttavia l’ultima scelta di passaggio e la lucidità sotto porta si dimostrano dei grossi talloni di Achille per la squadra guidata da Ancelotti, che dissipa più volte delle ghiotte opportunità per chiudere il match. Al minuto 50 Inzaghi viene steso da Zago nei pressi del limite dell’area, Zidane si appresta a battere la punizione, prende la rincorsa, calcia e segna, è vantaggio Juve; Antonioli e la Roma KO. Capello risponde rinforzando il fronte offensivo, al minuto 56 Fabio Junior rileva uno spento Di Francesco, che però non prenderà la sostituzione precoce nel migliore dei modi, al minuto 77 fuori anche Alenichev, unica palla goal creata un siluro dalla distanza velenoso ma ben sventato da Van der Sar, al suo posto il giovane Choutos, sponda Juve nel finale Ancelotti darà una chance a Kovacevic, Birindelli e Tudor, togliendo dal campo Inzaghi, Zambrotta e Ferrara.
Nella seconda parte di gara per quanto riguarda i giallorossi il più reattivo è Montella che si fa trovare ripetutamente pronto al centro dell’area di rigore, i compagni tuttavia faticano a servirlo e le poche volte che riescono a pescarlo ottimamente, quest’ultimo non riesce a concretizzare. Lato Juve i più minacciosi sono Del Piero, ottima gara la sua sia da un punto di vista quantitativo che meramente qualitativo, Zidane, autore di una prodezza balistica strepitosa da calcio da fermo, Zambrotta che corre come un motorino su e giù, costantemente, da una zona all’altra del campo, Conte e Tacchinardi che fanno della grinta agonistica il loro vero punto di forza e Van der Sar, il portierone olandese attento per tutti e novanta i minuti e protagonista di pochi ma estremamente efficaci interventi che impediscono ai giallorossi di continuare a sperare; al minuto 90 Zidane se ne va dritto sotto la doccia, simulazione in area di rigore e doppia ammonizione per lui, al triplice fischio il finale è di 1 a 0 per la Juventus che sbanca un campo osticissimo e vola al secondo posto in classifica a pari merito con l’Inter, pesante KO per i capitolini che scivolano al quarto posto e rimangono fermi a quota 11 punti.

COMMENTI FINALI: Primo posto in classifica pienamente meritato per la Lazio di Sven Goran Eriksson che in sei giornate di campionato è l’unica squadra insieme al Milan a non aver ancora perso; i capitolini hanno messo a segno finora 14 goal in totale in Serie A, subendone solamente sei, quattro per giunta nella stessa partita, quella contro il Milan di due settimane fa, i biancocelesti sono ormai una macchina rodata, offensivamente ultra prolifici e difensivamente inscalfibili, il punto di forza della squadra capitolina è il centrocampo, composto da veri e propri fenomeni del mondo del calcio come Veron, Nedved, Almeyda, Simeone e Conceicao, è proprio questo reparto che dà equilibrio e fa ottimamente da filtro, aiutando la difesa in fase di copertura e l’attacco in fase di possesso, contribuendo a far funzionare alla perfezione l’ordigno biancoceleste; l’uomo in più di questa Lazio è però in panchina: il carismatico, assertivo e determinato condottiero dei capitolini che da due anni a questa parte sta guidando ottimamente il club di Cragnotti verso favolosi orizzonti. Ora la Lazio ha messo la freccia e non ha intenzione di fermarsi, sarà onere delle altre provare a inseguirla tenendone il passo e sconfiggerla sul campo per farla tornare coi piedi per terra, quel che è certo è che la squadra di Eriksson è una forte candidata per la conquista del tricolore del nuovo millennio.
Sconfitta bruciante per la Fiorentina del Trap che cade per la seconda volta consecutiva in casa, due settimane fa contro la Roma di Capello, questo Sabato contro il Parma di Malesani; i tifosi stanchi dell’andamento poco convincente ed estremamente altalenante di quest’anno hanno dato vita a forti proteste dopo la partita, fischiando e insultando tutti i calciatori viola, usciti dallo stadio a testa bassa, con la coda tra le gambe, Trapattoni ha fatto intendere che esige una risposta dai suoi già da domani in Champions League, tuttavia la sensazione è che per la Fiorentina le cose si stiano mettendo decisamente male: la seconda sconfitta consecutiva, le due sole vittorie in campionato su sei incontri disputati, la grande difficoltà nel segnare e la facilità con cui invece si prende goal, il gioco lento e prevedibile, questi sono solo alcuni dei fattori che devono fare preoccupare i sostenitori fiorentini, ai nastri di partenza speranzosi di ben altro avvio. In ripresa invece il Parma che dopo un inizio di campionato orripilante, due punti in quattro partite, centra il secondo successo consecutivo, il primo in trasferta di questa Serie A.
Caduta brusca e dolorosa dell’Inter che dopo un buon avvio di stagione crolla nel peggiore dei modi; i nerazzurri dovranno ripartire dal Derby, la prossima settimana infatti la squadra di Lippi dovrà affrontare il Milan a San Siro, vincere deve essere l’unico diktat, un ulteriore passo falso potrebbe compromettere irreversibilmente la stagione dei meneghini; vittoria sorprendente del Venezia di Luciano Spalletti che dopo aver messo fortemente in difficoltà la Juve di Ancelotti due settimane fa, match vinto dai bianconeri con un goal di Conte nel recupero, mette KO il club meneghino, i lagunari stanno crescendo sia da un punto di vista fisico che sul piano del gioco, i veneziani affrontano ogni singolo avversario senza paura, pressando in maniera asfissiante e non avendo timore di sbilanciarsi in avanti, portando parecchi uomini in zona offensiva, sono inoltre abilissimi nelle ripartenze a campo aperto, dando vita a falcate repentine che spesso conducono loro a tu per tu con l’estremo difensore avversario; successo monumentale per la squadra di Spalletti che conquista una meritata boccata di ossigeno e vede la zona salvezza, un plauso speciale a Pippo Maniero che contro i meneghini realizza il centro decisivo.
Pareggio amaro per il Milan che viene frenato da un ottimo Cagliari; primo tempo disastroso, seconda parte di gara invece ampiamente sufficiente, i rossoneri subiscono ben due goal nella prima frazione di gioco, rischiano di andare al tappeto all’inizio della ripresa, poi dal cinquantesimo in poi crescono a dismisura, mettendo alle corde un esausto Cagliari che fino a quel momento aveva spadroneggiato in mezzo al campo; Bierhoff benissimo, è lui l’autore del pareggio, ottimo anche Leonardo, più in ombra Weah e soprattutto Shevchenko; rimandati sia il reparto di centrocampo, per un’abbondante metà di gara soffre decisamente troppo, sia quello difensivo, buona prova di Maldini, autore di un goal purtroppo annullato per fallo d’attacco, pessimi invece N’Gotty e Ayala. Punto che in realtà è poco utile sia per i rossoneri che rimangono a meno quattro dalla vetta, sia per i sardi che rimangono ancorati all’ultimo posto in classifica, a pari merito con il Piacenza di Gigi Simoni.
Successo strepitoso e fondamentale della Juventus; la squadra di Ancelotti convince pienamente per la prima volta in questo campionato, dopo le gare sofferte contro Reggina, Cagliari e Venezia, la sconfitta netta e meritata in quel di Lecce e la breve parentesi felice in casa contro una spenta e distratta Udinese, i bianconeri riescono finalmente infatti a mettere alle corde una diretta concorrente, giganteggiando in ogni zona del campo e dominando dal primo all’ultimo minuto; se però la difesa si è dimostrata solida e l’estremo difensore fortemente affidabile, la fase offensiva ha peccato ancora una volta di sterilità in primis e scarsa concretezza in secundis, Ancelotti si dichiara però soddisfatto e crede che il gioco di squadra e il cinismo del reparto d’attacco miglioreranno con il tempo; tre punti comunque d’oro per la Juve che si posiziona a meno uno dalla vetta; KO sconfortante d’altro canto per la Roma di Capello che senza Totti e Delvecchio si dimostra poca cosa, ai capitolini contro i piemontesi è mancato il peso offensivo, il solo Montella, per giunta acciaccato fisicamente, non poteva chiaramente ribaltare le sorti di un incontro iniziato fin da subito male, ghiotta occasione dissipata malamente dai giallorossi.
Oltre all’Inter, le due più grandi delusioni di questo weekend sono l’Udinese di De Canio, annichilita con veemenza dal club biancoceleste attualmente primo in classifica e il Bologna di Buso che, dopo la splendida prova di due settimane fa contro il Lecce al Dall’Ara e dopo il successo ottenuto ai danni della Sampdoria in Coppa Italia, partita interrotta all’inizio del secondo tempo e vinta a tavolino dai felsinei per le intemperanze dei tifosi blucerchiati, non riesce ad imporsi contro un umile Piacenza pur in superiorità numerica per quasi un’ora di gioco; l’esperimento offensivo del tridente pesante Andersson, Signori, Ventola attuato dal mister degli emiliani dal minuto 54 in poi non ha portato agli esiti sperati, la sensazione è che la scelta tattica di Buso sia stata troppo avventata e imprudente, le tre frecce del Bologna infatti si pestavano i piedi, il campo ha mostrato chiaramente come non ci sia ancora alcuna sintonia tra Ventola e gli altri due bomber d’area di rigore rossoblù, che invece si cercano e si trovano alla perfezione. In generale i felsinei contro il Piacenza hanno disputato una brutta gara, non andando quasi mai ad un passo dal goal e rischiando per giunta la sconfitta; insufficienti anche Reggina e Bari che combattono, senza mai però convincere, arrendendosi nel finale, entrambe le compagini vengono stese mediante un calcio da fermo, gli amaranto vengono trafitti su punizione mentre i pugliesi su rigore. Sconfitta anche per il Perugia di Mazzone che però almeno sul piano della prestazione risponde presente, due sono i fattori che impediscono agli umbri di conquistare punti al Bentegodi: il cinismo degli avversari, il Verona di Prandelli e le molteplici prodezze compiute dal giovane portiere avversario Sebastien Frey, il sostituto di Battistini infatti non fa affatto rimpiangere l’estremo difensore titolare della squadra scaligera, mettendo a referto interventi strepitosi che salvano più volte i gialloblù, permettendo a questi ultimi di uscire vittoriosi contro il Perugia di Mazzone e di mettere in cascina tre punti preziosissimi per il prosieguo della stagione, facendo sorridere finalmente il buon Prandelli.
VOTI ALLE SQUADRE DI SERIE A SESTA GIORNATA
LAZIO: 8,75
INTER: 4
JUVENTUS: 6,5
ROMA: 5
MILAN: 5,75
FIORENTINA: 4,5
REGGINA: 5,25
TORINO: 6,5
PARMA: 7
LECCE: 7
PERUGIA: 5,75
UDINESE: 4,5
BOLOGNA: 4,5
VERONA: 7,5
BARI: 4,75
VENEZIA: 8
CAGLIARI: 6,75
PIACENZA: 6
SQUADRA MIGLIORE: LAZIO
SQUADRA PEGGIORE: INTER
CLASSIFICA SERIE A 1999/2000 SESTA GIORNATA
LAZIO: 14
INTER: 13
JUVENTUS: 13
ROMA: 11
MILAN: 10
FIORENTINA: 8
REGGINA: 8
TORINO: 8
PARMA: 8
LECCE: 8
PERUGIA: 7
UDINESE: 6
BOLOGNA: 6
HELLAS VERONA: 6
BARI: 6
VENEZIA: 5
CAGLIARI: 3
PIACENZA: 3
E tu cosa ne pensi? Lascia un commento qui sotto. ☺️