
INTRODUZIONE: Termina in pareggio la sfida tra Lazio e Milan giocatasi Sabato 31 Agosto alle 20:45 allo stadio Olimpico di Roma; il big match tra i capitolini e i meneghini non vede alcun vincitore, con due reti messe a segno e due goal subìti per parte.
Il Milan di Fonseca non riesce proprio ad ingranare, la squadra rossonera è lunatica, incostante e poco coesa, i meneghini alternano, nella stessa partita, momenti di estrema lucidità mentale, grande entusiasmo, vasto coraggio, enorme perseveranza e determinazione a momenti in cui staccano la spina, sono deconcentrati, svampiti, svogliati, abbattuti e quiescenti, arrendendosi inermi di fronte agli avversari; questo alternarsi di stati d’animo e atteggiamenti vari è stato evidente sia nella gara contro il Parma, sia nell’incontro di questo weekend, contro la Lazio di Baroni; il Milan infatti dopo un ottimo primo tempo concluso in vantaggio, scompare ad inizio ripresa, non riuscendo più a tenere palla e venendo trafitto per ben due volte dal famelico avversario; negli ultimi venti minuti, dopo aver trovato il due a due, si riprende e torna a fornire una prestazione quantomeno sufficiente; insomma c’è tanto lavoro da fare per Fonseca, sia a livello tattico, ancora poco amalgamata la squadra in campo, sia per quanto riguarda l’unione e l’affiatamento del gruppo, decisamente molto lontani allo stato attuale delle cose.
Il Patron della Lazio quest’estate ha avviato una pesante politica di ridimensionamento della rosa della squadra, lasciando partire tre pilastri del club, Immobile, Luis Alberto e Felipe Anderson, oltre a non confermare l’ottimo Kamada e avviando un nuovo ciclo, neo-percorso in cui però non sono stati rimpiazzati qualitativamente gli ex senatori del team biancoceleste, la proprietà si è limitata infatti a colmare il buco solo a livello numerico, mettendo sotto contratto calciatori non all’altezza dei partenti in primis e della storia della gloriosa Lazio in secundis; a Formello sono arrivati infatti due calciatori dalla Salernitana, uno dal Verona, uno dal difficilissimo campionato turco, uno dalla Fiorentina ma di cristallo e per giunta in fase calante, dopo il brutto infortunio dell’Aprile 2022 e la doppia operazione al ginocchio, un fuori rosa del temibile Marsiglia ed infine, l’unica buona pescata del DS Fabiani insieme a Tchaouna, quest’ultimo però ancora troppo acerbo per fare la differenza, Nuno Tavares, terzino di spinta che all’Arsenal faceva panchina ma che alla Lazio ha già fatto la differenza al primo match da titolare.
Attualmente la rosa dei biancocelesti è da ottavo/nono, forse anche decimo posto, infatti ai capitolini manca: qualità in mezzo al campo, avendo tutti centrocampisti di quantità ma nessuno di qualità, escluso Castrovilli che purtroppo però ormai gioca da fermo, in questo senso l’assenza del mago Luis Alberto, trequartista/mezz’ala dalle qualità balistiche sopraffini, sia nello stretto che a campo aperto, si sentirà tantissimo; una punta centrale da venti/venticinque goal stagionali, Dia e Castellanos vanno bene per la metà classifica, un’ala destra in grado di saltare l’uomo e creare superiorità numerica in area, un terzino destro che sappia difendere, Lazzari è buono solo a crossare e un mediano in grado di fare legna e filtro a centrocampo; purtroppo la società capitolina si è dimostrata per l’ennesima volta poco ragionevole e per nulla ambiziosa, lungimirante e coraggiosa e il campo purtroppo in queste prime tre giornate ha parlato e continuerà a farlo fino al termine della stagione, annata che sarà lunghissima ed esasperante per i poveri tifosi laziali, continuamente vessati ed umiliati dal loro piccolo, piccolo presidente.
IL RACCONTO: Baroni schiera un 4-2-3-1 affidandosi a Romagnoli, Patric, Lazzari e Nuno Tavares in difesa, Rovella e Guendouzi a centrocampo, Tchaouna e Zaccagni sulle fasce, Dia in zona trequarti, Castellanos punta centrale; Provedel in porta.
Fonseca risponde mettendo in campo lo stesso modulo con Pavlovic, Tomori, Emerson Royal e Terracciano in difesa, Reijnders e Fofana a centrocampo, Chukwueze e Pulisic sulle fasce, Loftus-Cheek sulla trequarti, Okafor boa offensiva centrale; Maignan tra i pali. A sorpresa il tecnico portoghese esclude dai titolari sia Leao che Theo Hernandez, rei secondo lui di esser i responsabili principali della disfatta parmigiana della scorsa settimana, i giocatori non la prenderanno affatto bene.
Nella prima frazione di gioco parte fortissimo la Lazio che mette nei primi cinque minuti alle corde il Milan, poi però alla prima vera occasione milanista, sono proprio i rossoneri a centrare la rete e passare in vantaggio grazie ad un incornata di Pavlovic; messo a referto il goal i capitolini si demoralizzano, perdendo la verve dei primi minuti e sfilacciandosi tra reparti diversi, il Milan al contrario comincia a navigare sulle ali dell’entusiasmo e riesce, fino all’intervallo, a gestire efficacemente il possesso e a creare qualche altra velenosa occasione da goal; si rimane però sullo 0 a 1 al termine della prima parte di gara.
Al minuto 2 Castellanos, dalla trequarti, con una magia serve Dia al centro dell’area, il trequartista senegalese fa partire la zampata e indirizza il pallone verso la rete, all’ultimo istante però si immola Pavlovic che sventa clamorosamente il pericolo, salvataggio Milan ad un passo dalla riga e occasione Lazio sfumata.
Al minuto 7 Pulisic batte un corner dalla sinistra del campo, crossa in area e pesca sul secondo palo Pavlovic, che si avventa sul pallone e con la capoccia lo indirizza verso la porta ed è rete; i rossoneri passano a sorpresa in vantaggio, 1 a 0 Milan.
Al minuto 42 Pulisic entra in area e, defilato sulla sinistra, prova con un passaggio rasoterra a servire Loftus-Cheek al centro, il trequartista britannico si immola in scivolata ma per pochi centimetri non riesce ad agguantare la sfera, che oltrepassa tutta l’area di rigore e viene recuperata dalla retroguardia avversaria.
Nella ripresa i biancocelesti scendono in campo con molta più grinta, aggressività e fame di rimettere in piedi la partita, i cambi di Baroni ad inizio secondo tempo sono azzeccati e la catena di destra, nel primo tempo orripilante, una volta rinnovata completamente cambia pelle e inizia ad ingranare, Isaksen infatti è una spina nel fianco per la difesa rossonera e Marusic dà maggiore sicurezza a livello difensivo di Lazzari; i capitolini alzano i giri del motore e con sgroppate prepotenti sulle fasce e rapidi scambi palla al piede creano parecchi grattacapi alla flemmatica retroguardia avversaria, che fatica a prendere le misure alla estremamente più pimpante squadra romana del secondo tempo. I rossoneri nella seconda parte di gara soffrono fino al settantesimo, subendo ben due goal, poi si aggrappano ai neo-entrati, Leao, Theo Hernandez e Abraham, che dopo neanche due minuti di gioco sfruttano la loro brillantezza fisica e rimettono i conti in ordine, siglando la rete del pareggio. Nell’ultima mezz’ora la sfida si incanala sui binari dell’equilibrio con, rare a dir la verità, occasioni da una parte e dall’altra, il possesso per entrambe le compagini è però decisamente lento e sterile ed ambedue le difese non soffrono particolarmente; al termine dei novanta minuti di gioco sarà pareggio, 2 a 2 il risultato finale tra Lazio e Milan.
Nel secondo tempo i capitolini fanno entrare Isaksen, Marusic, Dele-Bashiru, Noslin e Hysaj al posto di Tchaouna, Lazzari, Dia, Castellanos e Nuno Tavares; gli ospiti danno una chance a Leao, Musah, Theo Hernandez e Abraham che rilevano rispettivamente Chukwueze, Reijnders, Emerson Royal e Okafor.
Al minuto 61 Dia, dalla trequarti, serve Nuno Tavares in area, defilato sulla sinistra, il terzino ex Arsenal crossa verso il centro e pesca Castellanos che con una rapace zampata infila la sfera comodamente in rete; è 1 a 1 il parziale all’Olimpico.
Al minuto 65 Nuno Tavares entra in area palla al piede, sulla sinistra e crossa verso il centro, si fa trovare pronto Dia che agguanta la sfera e infila ancora in rete; clamorosamente i biancocelesti l’hanno ribaltata, è 2 a 1 Lazio il parziale.
Al minuto 71 Theo Hernandez, Abraham e Leao confezionano il pareggio Milan, a timbrare è l’attaccante portoghese che fa partire il missile, in area e spacca la porta; è 2 a 2 all’Olimpico.
Al minuto 72 a sorpresa Leao e Theo Hernandez non partecipano al cooling break, segnale forte dei due fuoriclasse rossoneri che non hanno accettato la scelta iniziale di Fonseca.
Al minuto 79 Nuno Tavares, dalla fascia sinistra, prova a servire Isaksen al centro dell’area, la sfera viene però intercettata da Terracciano che in scivolata colpisce pure con il braccio il pallone, per l’arbitro è tutto buono ma il penalty ci poteva stare; l’azione prosegue, i biancocelesti recuperano palla sulla trequarti, Castellanos entra in area con la sfera tra i piedi, defilato sulla sinistra e serve Zaccagni al centro, il capitano biancoceleste fa partire il tiro, Maignan e Pavlovic dicono no e salvano il risultato.
Al minuto 94 Abraham libera il tiro in area, Provedel ci mette una pezza e sventa in corner.
Al minuto 95 il direttore di gara fischia tre volte e manda tutti sotto la doccia; né vincitori né vinti all’Olimpico tra Lazio e Milan.
COMMENTI FINALI: Pareggio rocambolesco quello sorto mettendo a confronto la squadra capitolina biancoceleste con quella meneghina rossonera, il match vede entrambe le compagini andare a segno per due volte e si conclude con uno strambo 2 a 2.
La notizia che fa più scalpore però se parliamo di Lazio-Milan è la mancata partecipazione di Leao e Theo Hernandez al cooling break, i due grandi esclusi di Fonseca dalla formazione titolare di questo weekend, i quali decidono di isolarsi e non andare a fare gruppo durante la pausa per abbeverarsi, mancando fortemente di rispetto non solo all’allenatore, che durante il time out ne approfitta per parlare con i suoi allievi e fornire importanti indicazioni e delucidazioni tattiche al gruppo, ma anche ai proprio compagni, lasciando trasparire che loro possono fare quello che gli pare poiché sono i più forti; scena vergognosa dei due leader rossoneri ed ennesima pessima figura del calcio italiano, che ricordiamoci guardano anche i bambini, il gatto e la volpe precedentemente citati hanno per l’ennesima volta dimostrato di essere viziati, arroganti, egocentrici e presuntuosi, uno può esser anche un fenomeno sul campo ma le decisioni del leader tecnico vanno accettate senza se e senza ma; a questo punto chi non sapesse ancora come si sono susseguite le cose penserebbe sicuramente che la società meneghina li abbia multati e messi fuori rosa fino a fine stagione e invece no, la dirigenza del Milan ha già comunicato che non ci sarà alcuna sanzione per i due fedifraghi, che verranno subito reinseriti nel gruppo squadra, anche perché mai effettivamente esclusi, inutile dire che tale direttiva mette in mostra tutta l’inesperienza, la scarsa lucidità, la ridotta autorità e la misera competenza ed affidabilità di coloro che amministrano il Milan, Furlani in primis, figure professionali inadeguate per il lavoro da svolgere e per l’importante club da rappresentare, scelti e messi lì, non a caso infatti, da una proprietà assente, indisponente e per nulla ambiziosa.
Fonseca è un buon allenatore, quando però si cambia mister in panchina, al neo-professionista vanno dati tempo, pazienza, calma e fiducia, farsi prendere dall’ansia o dall’esasperazione non è mai la scelta giusta, purtroppo ultimamente la piazza rossonera, influenzata dai giornalai e non giornalisti, che non vedono l’ora di seminare odio, è diventata costantemente criticona, fortemente lamentosa, eccessivamente umorale, esageratamente frettolosa nei giudizi, estremamente frenetica e perennemente insoddisfatta e frustrata; la maggior parte dei milanisti sta già infatti chiedendo la testa di Fonseca dopo sole tre misere giornate di campionato appena trascorse, nemmeno Preziosi o Zamparini arriverebbero a tanto e richiamando a gran voce il ritorno di Stefano Pioli, altro buon leader tecnico che però a sua volta veniva calorosamente contestato e talvolta anche insultato, nell’ultimo anno, quando stava in quel di Milanello; insomma i tifosi rossoneri al posto di prendersela con i veri responsabili del fallimento del progetto Milan post-scudetto, dirigenza e proprietà, incolpano il bersaglio più debole, maggiormente vulnerabile, ovvero il mister, il coach della squadra, colui che è alla guida dei meneghini da nemmeno tre mesi, lui che ha accettato una sfida tremendamente ostica, quella di essere un buon erede di Pioli e di riportare il club, nel giro di due anni, alla conquista del tricolore, lui che sta dando l’anima per il suo Milan, dimenticandosi però che il pesce puzza sempre dalla testa. Inizio di campionato orripilante per il team meneghino che dovrà approfittare della sosta per le nazionali per resettare e mettere da parte completamente questo brutto primo periodo di stagione, iniziandone con fiducia uno nuovo a metà Settembre; le prossime sfide dei rossoneri, Venezia e Inter per quanto riguarda la Serie A, Liverpool in Champions, tutte e tre a San Siro, saranno fondamentali per capire meglio quali potranno essere le aspirazioni, le ambizioni e le potenzialità del Milan versione 2024/2025, nonché per definire il destino di Fonseca.
Altra società con una proprietà inaffidabile e incompetente è la Lazio di Claudio Lotito; i biancocelesti, per la rosa che hanno, hanno messo in cascina un punto che contro la corazzata rossonera vale oro; a dir la verità però, dopo un primo tempo, partenza esclusa, non particolarmente brillante, nella ripresa i capitolini mediante una grinta agonistica eccezionale e delle buone progressioni palla al piede mettono fortemente alle corde la retroguardia avversaria, rimontando il goal di svantaggio e andando, una volta subìto il pareggio, pure ad un passo dal 3 a 2, con un’occasione di Zaccagni sciupata però purtroppo malamente, dimostrando come ai punti meritasse il club biancoceleste; peccato per l’errorino difensivo sul goal di Leao e per la cappella messa a referto da Provedel al settimo minuto, che porta al vantaggio Milan, i capitolini avevano approcciato il match benissimo ed erano fortemente pimpanti, aggressivi e concentrati, purtroppo però il goal precoce degli ospiti ha tagliato per almeno un tempo le gambe ai laziali che si sono abbattuti e sono entrati in crisi, con un po’ più di fortuna e attenzione i padroni di casa avrebbero potuto tranquillamente vincere. Tra due settimane i romani affronteranno in casa l’ex squadra del proprio allenatore, l’Hellas Verona, sfida cruciale da non sbagliare per rimanere incollati alle grandi e non perdere, fin da subito, il treno Europa!
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