
INTRODUZIONE: Buona partenza della Lazio che comincia il proprio campionato annichilendo un inerme Venezia.
La squadra di Marco Baroni, dopo un inizio di gara orripilante, cresce con il passare dei minuti, trovando confidenza con il pallone e iniziando a dominare sul piano del gioco, mantenendo costantemente il possesso palla e verticalizzando frequentemente per cercare di trovare il bandolo della matassa per scardinare la retroguardia avversaria. Approfittando di importanti regaloni del Venezia, i biancocelesti ribaltano l’incontro verso la fine del primo tempo, rispondendo doppiamente alla clamorosa rete siglata da Andersen ad inizio gara e dilagano nella seconda frazione di gioco; insomma Domenica perfetta per i capitolini che disintegrano un Venezia tecnicamente scadente e inadeguato per la categoria.
I biancocelesti hanno voglia di ripartire per dimenticare in fretta la bruttissima stagione dell’anno scorso, conclusasi con un misero settimo posto e con ben due allenatori dimissionari; la scelta di affidare la panchina in mano a Marco Baroni da parte della società non è stato un colpo di testa improvviso di Lotito come molti pensano, al contrario si è trattata di una decisione ben ponderata e fatta con raziocinio dal Presidente, il Patron Lotito infatti era ben consapevole che un allenatore umile, abituato a piccole piazze, nonché a vedersi rivoluzionare le squadre allenate ad ogni finestra di mercato, così come a vedersi venduti costantemente i propri pezzi pregiati, si sarebbe comportato da Yes Man e avrebbe avallato ogni singola operazione di mercato, in entrata e in uscita, fatta dalla proprietà, il tecnico ideale agli occhi del presuntuoso, saccente e tirchio Presidente della Lazio; non a caso lo stesso Baroni si è presentato ai laziali dicendo che a lui non interessa chi saranno i nuovi arrivi, ma che guarda esclusivamente al materiale che ha a disposizione; insomma l’uomo perfetto per la gestione Lotito che non vuole e non ha nemmeno le possibilità economiche per far fare il famoso salto di qualità alla Lazio, evoluzione a cui invece aspiravano fortemente sia Maurizio Sarri, sia Igor Tudor, i quali conseguentemente presa coscienza della mediocrità della società biancoceleste hanno preferito far le valigie e salutare tutto e tutti.
Marco Baroni è comunque un bravo allenatore, inoltre i giocatori pescati dal DS Fabiani sul mercato sono qualitativamente discreti, Noslin, Dele-Bashiru, Tchaouna, Nuno Tavares, Dia e Castrovilli sono tutti calciatori perfetti per condurre i capitolini tra il sesto e il decimo posto, il problema però è che la Lazio meriterebbe decisamente di più di un banale e anonimo piazzamento in Europa League o peggio ancora in Conference League, i biancocelesti dovrebbero potersela giocare alla pari con le tre grandi corazzate del nord, Milan, Inter e Juve e invece ad oggi la Lazio non è altro che una Fiorentina qualsiasi e la colpa è tutta di Lotito che da vent’anni a questa parte tiene prigioniera la società capitolina, sfruttandola esclusivamente per fare i propri interessi; è proprio vero, Lotito è un ladro di sogni!
Il Venezia, salutato il buon Paolo Vanoli, riparte da Eusebio Di Francesco, allenatore che non ci convince affatto; a nostro parere il tecnico pescarese ex Frosinone, club retrocesso in Serie B proprio per colpa sua, non mangerà nemmeno il panettone, venendo esonerato tra fine Ottobre e inizio Novembre, chiaramente noi ci auguriamo di sbagliare, ma la sensazione è che il coach di fede romanista non sia più affidabile e che chiunque alleni attualmente lo faccia sprofondare malamente, purtroppo sono i dati degli ultimi anni a parlare; lagunari che, per altro, sulla carta hanno la rosa meno attrezzata della Serie A e se non intervengono drasticamente sul mercato in queste due settimane, realizzando importanti operazioni in entrata, rischiano di retrocedere da ultimi in classifica, non proprio il più bel regalo che la proprietà veneta possa fare ai propri tifosi!
IL RACCONTO: I biancocelesti scendono in campo con Romagnoli, Casale, Lazzari e Marusic in difesa, Rovella, Guendouzi e Dele-Bashiru a centrocampo, capitan Zaccagni, neo numero 10 della Lazio e Noslin sulle fasce, Castellanos punta centrale; in porta il solito Provedel. Di Francesco schiera Sverko, Altare e Svoboda in difesa, Andersen, Duncan, Zampano e Sagrado a centrocampo, Oristanio e Ellertsson sulla trequarti, Gytkjaer unica boa centrale; in porta Joronen.
Nella prima frazione di gioco segna subito il Venezia, i laziali scendono in campo deconcentrati; con il passare dei minuti i padroni di casa entrano in partita e iniziano a dominare sul piano del gioco e dell’intensità, creando numerose palle goal, i lagunari approcciano la sfida con caparbietà e intraprendenza ma vanno ben presto in tilt e regalano letteralmente agli avversari la palla dell’1 a 1, sfruttata ottimamente dai romani; nel finale l’assedio biancoceleste porta al raddoppio, siglato su rigore da Zaccagni. Nei primi quarantacinque minuti l’incontro è estremamente divertente, entrambe le squadre, nonostante il grande divario tecnico che le separa, giocano infatti a viso aperto, tuttavia è la Lazio a rendersi estremamente pericolosa, i lagunari tolto il goal iniziale fanno poco e nulla.
Al minuto 3 Andersen, in area, defilato a sinistra, fa partire il tiro a giro, incredibilmente è rete, i lagunari passano già in vantaggio con una perla strepitosa del centrocampista veneto, che mette subito KO Provedel; Lazio 0, Venezia 1 allo stadio Olimpico di Roma.
Al minuto 10 Castellanos conquista palla dal limite, rubandola a un difensore veneto, entra rapidamente in area e tira in porta, insaccando comodamente in rete; regalone Venezia e pareggio Lazio, è 1 a 1 il parziale all’Olimpico.
Al minuto 37 Noslin, dalla fascia destra, crossa verso il centro dell’area, si fa trovare pronto Castellanos che afferra la sfera di testa, palla fuori di centimetri.
Al minuto 42 Sverko stende Castellanos in area, per l’arbitro è calcio di rigore Lazio; Zaccagni prende la rincorsa dagli undici metri e insacca in rete, i biancocelesti l’hanno ribaltata; è 2 a 1 il parziale all’Olimpico.
Nel secondo tempo continua a spingere forte la Lazio che trova pure il terzo goal, i lagunari non demordono e nel finale fanno di tutto per rientrare in partita, tuttavia la sfortuna, Provedel e la difesa laziale fanno naufragare le speranze degli ospiti che se ne torneranno a casa mestamente con la coda fra le gambe; termina 3 a 1 per i capitolini l’incontro.
Nella ripresa Baroni fa entrare Vecino, Tchaouna, Isaksen, Castrovilli e Pedro per Rovella, Zaccagni, Noslin, Guendouzi e Castellanos; nel Venezia Pierini, Haps, Crnigoj, Lella e Raimondo rilevano Oristanio, Sagrado, Ellertsson, Andersen e Gytkjaer.
Al minuto 55 ci prova Castellanos con un tiro morbido dal limite, la palla si impenna, viene toccata da Joronen prima e sbatte sulla traversa poi; capitolini vicinissimi al goal del KO.
Al minuto 80 Lazzari, dalla destra, crossa verso il centro dell’area, intercetta Altare che però clamorosamente infila la sfera nella propria porta, eccola la rete del sigillo finale; Lazio 3, Venezia 1.
Al minuto 84 Castellanos riceve palla in area, si accentra e calcia con cattiveria, la sfera colpisce il palo e torna in campo; occasionissima Lazio.
Al minuto 92 il Venezia si appresta a battere un corner dalla destra del campo: cross al centro, confusione in area, qualcuno colpisce di testa, sfera che si dirige dritta verso l’angolino sinistro della rete ma Provedel capisce tutto in un istante e in tuffo intercetta con le manone il pallone che poi sbatterà sul secondo palo ed uscirà dal campo; occasionissima per i lagunari sventata da occhio di lince Provedel.
Al minuto 94 il direttore di gara fischia tre volte e manda tutti sotto la doccia; termina 3 a 1 per i biancocelesti il match dell’Olimpico.
COMMENTI FINALI: Successo ampiamente meritato da parte della Lazio; la squadra di Baroni non è stata spumeggiante, anzi ha iniziato approcciando malissimo la sfida, tuttavia ha saputo sfruttare gli errori degli avversari, facendosi trovare nel posto giusto al momento giusto, approfittando della propria maggiore qualità tecnica per annichilire i lagunari con raffinate prodezze balistiche e con una rapidità nella manovra di gioco eccezionale, specialmente se confrontata con quella flemmatica e inconsistente dell’anno scorso. I biancocelesti hanno alzato il ritmo a gara in corso, i veneti al contrario sono partiti forte e si sono spenti strada facendo; nel finale uno scatto d’orgoglio lagunare ha fatto sì che gli ospiti impensierissero, più volte, nuovamente la retroguardia laziale, ma al termine dei novanta minuti più recupero i veneti saranno costretti ad alzare definitivamente bandiera bianca.
Benissimo Castellanos, Noslin, Zaccagni, Dele-Bashiru e Provedel; gran lavoro a centrocampo di Guendouzi che si conferma uno dei pochi top player della rosa romana, Lazzari il migliore della difesa.
Nel Venezia malissimo la retroguardia difensiva e insufficiente l’attacco, si salva il centrocampo; goal meraviglioso di Andersen che illude i tifosi veneti, sponda lagunare è comunque lui il migliore in campo.
Di Francesco inizia nel peggiore dei modi il proprio campionato ma se la rosa veneta è quella che si è vista all’Olimpico, allora nemmeno lui ha così tante colpe; squadra costruita con i piedi, così non ci si salva sicuramente.
Prossima settimana test molto più significativo per la Lazio che dovrà affrontare l’Udinese fuori casa, match non facile che dirà molto su quelle che potranno essere le ambizioni, nonché le speranze dei tifosi laziali; vincere al Bluenergy Stadium significherebbe mandare un segnale forte alle rivali; sbancare un campo, in cui poche squadre prenderanno punti, sarebbe fondamentale per riaccendere l’entusiasmo di un ambiente da troppo tempo depresso!
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