
LUNEDÌ 4 OTTOBRE 1999
INTRODUZIONE: Se qualcuno avesse ancora dubbi sul fatto che la nostra Serie A sia il campionato più bello del mondo, consigliamo calorosamente di guardare, o ascoltare per gli amanti delle radioline, l’entusiasmante big match andato in scena ieri sera allo stadio Olimpico di Roma; una vera e propria gioia per gli occhi, un inno al calcio a 360 gradi, un manifesto dello sport più bello del mondo, il Football!
Se Lazio e Milan se le danno di santa ragione, chi sorride è l’Inter che, approfittando del rocambolesco pareggio tra gli acerrimi rivali e i capitolini biancocelesti, guadagna la vetta solitaria ed è definitivamente pronta per spiccare il volo, nonché per lasciare solo le briciole agli agguerriti avversari, almeno apparentemente, quel che è certo è che Lippi non era mai partito così bene in carriera e l’Inter ha gli stessi punti in classifica di due anni fa, annata però conclusasi in modo decisamente sfavorevole, dunque assolta la scaramanzia degli interisti; toccherà al tecnico viareggino dimostrare sul campo il proprio valore e quello della propria squadra, l’obiettivo, da qui a Maggio, è solo uno, conquistare il quattordicesimo scudetto!
La Roma, guidata da un fenomenale Francesco Totti, annichilisce la Fiorentina e raggiunge la Lazio in zona podio, la Juve gioca malissimo ma vince in extremis, Conte salva Ancelotti e l’avvocato Chiusano bacchetta i tifosi, togliendosi ampi sassolini dalle scarpe, clima Juve ancora molto avvelenato. Il Milan è uno squadrone trascinato da un’autentica stella del calcio, Andrij Shevchenko, è sua la tripletta che impedisce ai biancocelesti di fare propria la gara, Lazio comunque ottima, nella rosa allestita, nella prestazione offerta contro i rossoneri, al netto di qualche errore difensivo di troppo e nella capacità di non farsi sopraffare, sul piano del gioco, da nessuno, l’indomabile Lazio infatti è una macchina da guerra che non sa il significato del termine resa, una squadra europea che lotta e combatte con aggressività e tecnica, individuale e collettiva, sopraffina, mettendo costantemente alle corde i propri avversari; i biancocelesti dopo la conquista della Supercoppa Europea devono puntare alla vittoria della Champions League, paradossalmente crediamo che per i capitolini, che hanno nella costanza, più da un punto di vista mentale che fisico considerando la vastità della rosa a disposizione di Eriksson, il loro punto debole, sia più semplice quest’ultima rispetto alla conquista del tricolore, obiettivo comunque che a Salas e compagni non farebbe certo ribrezzo e nell’attesa di esaudire tutti i suoi ambiziosi desideri il buon Cragnotti coccola e si gode i suoi numerosi gioiellini.
Torna alla vittoria, finalmente, il Parma di Malesani, che scaccia la crisi distruggendo un modestissimo Verona, per giunta costretto a giocare in dieci uomini per più di ottanta minuti di gioco; a brillare sono i nuovi acquisti che eliminano in un sol colpo tutta la nostalgia dei tifosi per i vecchi beniamini; Amoroso e Ortega in sinergia con Crespo, sono questi i tre pupilli che schiantano il Verona in neanche dieci minuti di gioco e intanto in quel di Parma si sente già parlare di Trio del Sol.
A riprendersi è anche il Bologna, che festeggia il compleanno, novant’anni per la storica società felsinea, con una netta vittoria per due reti a zero contro il Lecce di Cavasin. I rossoblù dominano dall’inizio alla fine e in un solo tempo chiudono l’incontro; salentini mai in partita. Bel successo anche del Perugia che stende la tosta Reggina, Mazzone mediante una scelta tattica strategica e ben oculata mette in crisi Colomba che si vede costretto a rivedere tutto il proprio canovaccio tattico; per la Reggina è comunque una sconfitta di poco conto, per gli umbri un’ipoteca fondamentale per allontanarsi definitivamente dalla zona bollente della classifica. Pareggio agrodolce per il Cagliari che, nonostante il cambio di allenatore, non riesce ad imporsi nemmeno contro il Torino di Mondonico, per giunta in casa, allo stadio Sant’Elia; un punto a testa anche per Bari e Udinese, ma i friulani meritavano qualcosina in più.
Chi esce peggio da questa giornata è senza dubbio la Fiorentina del Trap, che perde la propria personale striscia di imbattibilità casalinga e ora i leader dello spogliatoio mugugnano; la tensione a Firenze è alta!
Questa settimana ci sarà la sosta per le nazionali, Sabato prossimo gli azzurri scenderanno in campo contro la Bielorussia, a Minsk, per l’ultima partita delle qualificazioni ad Euro 2000.
Da Martedì 12 Ottobre sarà invece il turno della Coppa Italia, al via l’andata dei sedicesimi di finale; a scendere in campo per primo sarà il Bologna di Buso che affronterà la Sampdoria fuori casa, Martedì 12 alle 20:45; Mercoledì 13 alle 18:00 sarà il turno del Cagliari che, al Sant’Elia, affronterà il Genoa, mentre sempre Mercoledì ma alle 20:45 sono previsti ben cinque incontri: Napoli vs Bari; Pescara vs Venezia; Ravenna vs Verona; Reggina vs Piacenza; Ternana vs Perugia. Giovedì 14 Ottobre il Torino andrà a Bergamo e affronterà l’Atalanta, gara prevista per le 20:45. Buona fortuna a tutte le squadre di Serie A!
IL RACCONTO: Termina con uno scialbo 1 a 1 il primo anticipo di giornata, giocatosi Sabato alle 15:00, allo stadio Sant’Elia di Cagliari, tra Cagliari e Torino. I sardi dopo aver esonerato Tabárez danno le chiavi della guida tecnica all’esperto Renzo Ulivieri, spetta a lui il difficile compito di condurre alla salvezza la squadra isolana, i tifosi tuttavia non sembrano accogliere bene la scelta del Presidente Cellino, dire che il mister toscano viene accolto poco calorosamente allo stadio è addirittura un eufemismo. Il neo-tecnico sardo schiera un 3-4-3 con Grassadonia, Villa e Lòpez in difesa, Berretta, De Patre, Ametrano e Macellari a centrocampo, Morfeo, Oliveira e Mboma in attacco; Scarpi tra i pali. Mondonico risponde con un accorto 3-5-2 con Cruz, Bonomi e Diawara in difesa, Scarchilli, Pecchia, Méndez, Asta e Coco a centrocampo, Ferrante e Sommese boe offensive; Bucci tra i pali.
Nella prima mezz’ora c’è solo una squadra in campo, il Cagliari, i sardi dominano in lungo e in largo e creano ripetutamente palle goal, mandando più volte in crisi la retroguardia granata; nel finale di tempo il Toro cresce, i rossoblù calano, ma il vantaggio sardo è pienamente meritato.
Fin dai primissimi minuti il Cagliari si spinge in zona offensiva con coraggio e forte intraprendenza, i rossoblù dimostrano di stare bene fisicamente; la prima occasione vera è nei piedi di Mboma che, in area, è pronto per il tiro, ma quest’ultimo è debole e mal calibrato, Bucci ringrazia. Ci prova poi Macellari con un tiro potente dalla trequarti, la palla esce fuori di un soffio, Bucci comunque attento.
Da segnalare anche un rigore per il Cagliari non fischiato, Diawara stende Oliveira in area, per Paparesta è tutto buono, a nostro parere c’erano gli estremi per il calcio di rigore.
Al minuto 7 Morfeo serve Mboma sulla trequarti, il quale aggancia, entra in area superando di forza ben due marcatori avversari, si sposta la palla sul mancino e dirige la sfera nell’angolino destro della rete; goal strepitoso del bomber cagliaritano, è 1 a 0 Cagliari.
Dopo il vantaggio, i sardi non demordono e provano addirittura a raddoppiare, ad un passo dal secondo goal De Patre prima, Oliveira poi; il Toro soffre l’aggressività e la foga agonistica degli avversari e fatica a spingersi in avanti, prova a rendersi pericoloso mediante dei cross verso l’area ma né Ferrante, né Sommese sfruttano le poche opportunità servitegli su un piatto d’argento. Al minuto 44 Pecchia, già ammonito, stende un avversario a metà campo, il direttore di gara non perdona e lo manda sotto la doccia; neanche un minuto dopo il Cagliari decide di pareggiare i conti, fallaccio di Grassadonia ai danni di Sommese, Paparesta non ci pensa un secondo ed estrae il secondo cartellino giallo anche per il difensore isolano; in neanche due minuti di gioco le squadre hanno perso due uomini, uno per parte.
Nel secondo tempo Mondonico inserisce Silenzi al posto di Asta, il Cagliari sostituisce il buon Morfeo con Modesto; conseguentemente i sardi perdono gran parte della loro pericolosità offensiva, mentre i granata si riscoprono maggiormente compatti e incisivi, il tecnico granata ha fatto il cambio giusto al momento giusto, riaprendo il match. Nel secondo tempo è infatti il Toro a dominare sul piano del gioco, i rossoblù si limitano a difendere, entrambe le compagini però stentano a creare pulite palle goal e il pareggio al termine dei novanta minuti è probabilmente il risultato più giusto.
Al minuto 52 il Toro pareggia, Sommese tira verso la porta, Macellari decide di deviare la traiettoria del pallone con la mano, in area, l’arbitro vede bene e concede un netto rigore agli ospiti; Ferrante va sul dischetto e distrugge la rete, Scarpi battuto, è 1 a 1 il parziale.
Al minuto 61 Mboma esce ed entra Corradi, mentre al minuto 75 Tricarico rileva uno stanco Sommese; il Toro si aggrappa a Ferrante, mentre tra gli isolani il più in palla è sicuramente il neo-entrato Corradi; al minuto 86 Villa viene espulso per proteste, esagerate e totalmente fuori luogo, mentre al minuto 87 Mondonico dà spazio anche a Cudini, facendo accomodare in panchina Diawara; nel finale la partita si fa decisamente confusionaria e a dominare sono i palloni sporchi; al termine del recupero la sensazione è che per entrambe le squadre il pareggio non soddisfi più di tanto ma tant’è; termina 1 a 1 l’incontro al Sant’Elia.
Il secondo anticipo, previsto per Sabato alle 20:30, vede l’Inter imporsi ai danni di un piccolo, piccolo Piacenza, che, nonostante un grande Roma, è costretto ad alzare bandiera bianca al settantesimo minuto, a nulla serve la rete messa a referto da Dionigi nel finale; la squadra nerazzurra domina per tre quarti abbondanti di partita, nel finale cala fisicamente e rischia il ritorno del Piacenza ma Peruzzi si fa trovare pronto e chiude ogni centimetro di porta, al termine della sfida il successo meneghino è senza ombra di dubbio meritato; Simoni si può consolare con la bella ovazione che l’intero stadio gli ha dedicato, insomma il mister emiliano è rimasto nei cuori dei tifosi nerazzurri.
Lippi si affida ai soliti undici: in difesa Blanc, Panucci e Simic, a centrocampo Sousa, Zanetti, Di Biagio, Moriero e Georgatos, Zamorano e Vieri boe d’attacco; in porta Peruzzi. Simoni risponde con un collaudato 4-4-2 con Lucarelli, Delli Carri, Polonia e Manighetti in difesa, Statuto, Cristallini, Sacchetti e capitan Mazzola a centrocampo, Dionigi e Rastelli in attacco; Roma tra i pali.
L’Inter parte a mille e al minuto 6 ottiene un calcio di rigore; Vieri però clamorosamente sbaglia, colpendo il palo destro, nonché lasciando in partita uno spaventato Piacenza. Per tutto il primo tempo c’è solo una squadra in campo, l’Inter, i nerazzurri attaccano ma in maniera troppo confusionaria e uno sveglio Roma salva tutto.
Nel secondo tempo il coach viareggino azzarda il tridente pesante Vieri, Ronaldo, Zamorano, togliendo dal campo Sousa, si tratta di una vera e propria mossa vincente che spalancherà le porte del successo ai meneghini; al minuto 59 l’incontro finalmente si sblocca, Georgatos batte un angolo dalla sinistra del campo, crossa al centro e pesca la testa di Panucci che infila la sfera direttamente nell’angolino destro della rete; è 1 a 0 Inter, inutile il tentativo del tecnico piacentino di schierare ben cinque difensori, Lamacchi al posto di Mazzola dal cinquantacinquesimo minuto, per proteggersi efficacemente dalla furia nerazzurra. Al minuto 60 entra Di Napoli per Sacchetti, Rastelli viene arretrato, mentre la neo-punta affianca Dionigi. Al minuto 68 uno stanco Zamorano viene sostituito, al suo posto Cauet, fine del tridente, poco male però considerando che solo due minuti dopo arriva il raddoppio meneghino, è Ronaldo a timbrare il cartellino, dopo quattro mesi, complice una respinta grossolana di Roma; la rete tuttavia sarebbe da annullare, la posizione di Vieri disturba l’estremo difensore piacentino, errore grave della classe arbitrale.
Al minuto 81 Lippi passa al 4-4-2 sostituendo Moriero con Domoraud, mentre un minuto dopo Simoni cambia uno stanco Rastelli e inserisce Gautieri; al minuto 83 Dionigi cade in area, Peruzzi lo sfiora, Trentalange concede il rigore, ma gli estremi per la massima punizione non ci sono, rigore regalato ai piacentini; Dionigi scarta il pacchetto regalo e ringrazia, parte dagli undici metri e insacca in rete, tredicesimo centro in Serie A per lui; a dieci minuti dalla fine è 2 a 1 il parziale a San Siro. Negli ultimi minuti i nerazzurri crollano fisicamente e gli ospiti creano due velenosissime occasioni per pareggiare, con Di Napoli e con Delli Carri, Peruzzi però si riscopre Superman e sventa entrambe le volte, salvando clamorosamente il risultato. Al fischio finale la gioia dei tifosi nerazzurri è grande, sia per il primato solitario in classifica, sia soprattutto per il ritorno ad alti livelli di Ronaldo, sarà lui che dovrà trascinare l’Inter verso l’ambito traguardo e siamo certi che Simoni, nonostante la sconfitta, farà di tutto per aiutare i nerazzurri a raggiungere il tanto desiderato quattordicesimo scudetto.
Il Perugia di Mazzone e Gaucci schianta la Reggina e mette in cascina tre punti fondamentali, raggiungendo la metà classifica; termina 2 a 1 per i padroni di casa, la prima delle sei sfide programmate e andate in scena Domenica alle 15:00, allo stadio Curi di Perugia.
Mazzone fa sua la sfida mediante una scelta strategica tattica perfetta; gli umbri si presentano in campo infatti con un aggressivo 4-2-3-1 con Materazzi, Bisoli, Daino e Sussi in difesa, Tedesco e Olive al centro di centrocampo, Rapaic ed Esposito sulle fasce, Nakata trequartista incursore, Melli boa offensiva centrale; in porta Mazzantini.
Colomba risponde con un insolito 4-4-2, snaturando il classico 3-5-2 vero e proprio marchio di fabbrica della squadra reggina per meglio contenere le galoppate offensive avversarie, sulle fasce laterali; in difesa il tecnico dei calabresi schiera Cirillo, Giacchetta, Stovini e Martino, a centrocampo Brevi, Baronio, Pralija e Bernini, in attacco Kallon e Possanzini; Orlandoni tra i pali. Il cambio modulo rompe però le uova nel paniere alla squadra amaranto che si trova costretta a rivedere tutti i propri affinati ed estremamente collaudati automatismi di gioco, incontrando non poche difficoltà in zona difensiva e nella manovra, se poi Stovini decide di fare uno scherzetto a Colomba e Orlandoni, segnando nella propria porta e Martino regala un rigore agli avversari, ecco che del KO reggino non ci si può proprio lamentare.
Gli ospiti disputano un primo tempo obbrobrioso, non riuscendo a marcare efficacemente gli avversari, nonché a rendersi pericolosi in zona offensiva, nei primi quarantacinque minuti è un vero e proprio massacro perugino ai danni dei calabresi; nella seconda frazione di gioco tuttavia, per onor di cronaca va detto, la musica cambia, la Reggina segna subito e riesce finalmente a prendere le misure a un indomito Perugia, rischia più volte il tre a uno ma tiene botta e nel finale, nonostante l’espulsione di Giacchetta, attacca a testa bassa, schiacciando prepotentemente in difesa il Perugia, tuttavia la superiorità numerica dei padroni di casa e la maestria di Mazzantini fanno la differenza e Possanzini e compagni se ne tornano mestamente a casa con le pive nel sacco.
Dopo appena due minuti Daino respinge il pallone con la mano in area di rigore, il penalty è netto ma l’arbitro Bertini, al suo esordio in Serie A, fa finta di non vedere e grazia i padroni di casa, recriminazioni corrette da parte dei calabresi, il rigore era netto. Al minuto 10 Stovini, su cross di Mazzantini, colpisce di testa e insacca in rete, purtroppo per lui però in quella sbagliata, clamoroso autogoal amaranto e Perugia in vantaggio, Orlandoni incredulo, Colomba sconcertato.
Al minuto 28 Martino stende Melli in area, questa volta Bertini è attento e concede il calcio di rigore, Nakata parte dagli undici metri e infila in rete ma la rete sarebbe dovuta essere annullata e il penalty avrebbe dovuto esser ribattuto per invasione in area prima del tiro, altro errore di Bertini. Nel finale di primo tempo Mazzantini compie un miracolo e rende vana la rapace zampata in area di Cirillo, Perugia salvo e doppio vantaggio conservato.
Inizia il secondo tempo e la Reggina accorcia le distanze, Baronio crossa dalla destra del campo verso il centro dell’area e pesca Giacchetta che si avventa di testa sulla sfera e insacca in rete; la partita è riaperta.
Nakata e Rapaic vanno a centimetri dal definitivo KO amaranto, il giapponesino dribbla tutti ed entra in area di forza, poi però sciupa a tu per tu con Orlandoni; il croato d’altro canto prova un raffinato pallonetto che però è leggermente mal calibrato. Colomba inserisce Pirlo e Reggi al posto di Brevi e Martino, passando al 3-4-3 ma al minuto 64 perde Giacchetta per fallo su Nakata, espulsione eccessiva per il difensore reggino, il giallo sarebbe bastato, ennesimo errore del direttore di gara aretino Bertini. Al minuto 79 c’è finalmente spazio per il neo-acquisto perugino Amoruso, in prestito dalla Juventus, Mazzone però non rischia le due punte e sostituisce Melli; gli ultimi dieci minuti sono un assedio reggino ma la retroguardia umbra è attenta e porta a casa il match; vittoria fondamentale per Olive e compagni.
Primo vero squillo di campionato del Parma di Malesani; i gialloblù pongono definitivamente fine alla crisi di risultati schiantando e abbattendo senza pietà il Verona di Cesare Prandelli, allo stadio Tardini di Parma. Nessuno gli credeva, ma Malesani lo aveva già ampiamente ribadito, le prestazioni orribili dei parmensi non erano dovute a un ridimensionamento, all’apparenza, estivo della rosa emiliana ma solo alla precaria condizione fisica che attanagliava, fin dall’inizio del pre-campionato, tutti i calciatori della storica società di Calisto Tanzi, causando grossi mal di pancia allo stesso Malesani e ai tifosi, coloro che dopo aver visto i propri beniamini conquistarsi meritatamente sul campo una splendida Coppa UEFA, oltre alla Coppa Italia, lo scorso Maggio, sognano e desiderano fortemente il tricolore, il primo della storia parmense e così, dopo le prime deludenti quattro giornate di campionato, le preoccupazioni dell’ambiente circa la realizzazione di una stagione deludente erano altissime e le parole estive di Malesani relative al fatto che la brillantezza fisica nella squadra sarebbe giunta solamente verso fine Settembre, inizio Ottobre, erano passate in sordina, cadute ben presto nel dimenticatoio, considerate delle semplici scuse, un modo superficiale di mettere le mani avanti e invece il tecnico veneto aveva ragione e ora anche i tifosi si possono godere pienamente lo spettacolo che il proprio club del cuore, trascinato da un fantastico trio tutto sudamericano, ha e avrà da offrire fino alla fine del campionato, anzi no, della stagione.
Malesani schiera un 3-4-1-2 con Cannavaro, Thuram e Lassisi in difesa, Boghossian, Vanoli, Dino Baggio e Fuser a centrocampo, Ortega trequartista, Crespo e Amoroso in attacco; in porta il solito Gianluigi Buffon.
Prandelli risponde con un compatto 4-5-1 con Mezzano, Filippini, Giandebiaggi e Falsini in difesa, Marasco, Franceschetti, Brocchi, Capitan Colucci e Melis a centrocampo, Cammarata unica boa centrale; Battistini tra i pali.
L’incontro fin da subito si dimostra a senso unico; il Parma esterna una fluidità nella manovra di gioco straordinaria, il trio offensivo sudamericano dipinge calcio e i poveri calciatori avversari veronesi si trovano spaesati, impauriti e angosciati di fronte a tanta raffinatezza tecnica, nonché a una rapidità nei movimenti palla al piede fortemente rilevante dei padroni di casa; gli ospiti vanno immediatamente in confusione e in dieci minuti si chiude la partita. Al minuto 4 Ortega serve Amoroso in area, il quale si divora in velocità il proprio marcatore avversario e in scivolata infila la palla in rete, è già 1 a 0 Parma.
Al minuto 7 è Ortega a segnare, Battistini respinge goffamente un cross verso l’area di Vanoli, il trequartista come un rapace si avventa sulla sfera, rimasta nell’area piccola e distrugge la rete; è già 2 a 0 Parma.
Al minuto 9 Amoroso a tu per tu con il portiere avversario, viene falciato da quest’ultimo, fuori area, l’arbitro non ci pensa due volte ed estrae il cartellino rosso; Verona in dieci. Esce Melis, entra il secondo, che si rivelerà ottimo, portiere, Frey. Nella prima frazione di gioco il Parma non si accontenta e va a caccia del tris come un gatto andrebbe a caccia di un topolino, riesce a segnare il terzo goal ma viene annullato per un lieve fuorigioco, al minuto 35 ne segna un altro e questa volta la rete è buona, triangolo tra Fuser e Ortega riuscito perfettamente e sfera direttamente nei piedi di un non marcato Crespo, in area, che insacca ringraziando.
Nel secondo tempo i ritmi sono blandi, il Parma gestisce e fa melina a centrocampo, il Verona non ci prova neanche, alzando bandiera bianca a un tempo dalla fine; i padroni di casa si permettono per giunta il lusso di far uscire Crespo e Amoroso per Stanic e Walem, mentre gli ospiti al minuto 69 sprofondano definitivamente, facendo uscire l’unico lottatore di giornata sponda Hellas, Cammarata, per un pessimo Adaílton; nella seconda parte di gara il migliore dei veneti sarà senza ombra di dubbio Frey, che salverà più volte il già largo passivo. Quanto ai padroni di casa benissimo tutti; Buffon ingiudicabile. L’incontro si concluderà con un solo tiro in porta da parte dell’Hellas, prestazione vergognosa che acuirà sicuramente la rabbia e la frustrazione dei poveri mal capitati tifosi.
Termina in pareggio la bella sfida tra Bari e Udinese allo stadio San Nicola di Bari. I bianconeri meritavano forse qualcosina in più ma la squadra di Fascetti ha saputo reggere il confronto, specialmente nel primo tempo, disputando una gara di sacrificio e umiltà, difendendosi assiduamente e provando talvolta a ripartire in contropiede.
Fascetti si presenta con il solito 4-4-2 con Del Grosso, Innocenti, Garzya e De Rosa in difesa, Andersson, Olivares, Collauto e Perrotta a centrocampo, Masinga e Osmanovski boe offensive centrali; Mancini tra i pali. De Canio si affida ad un 3-4-1-2 con Gargo, Sottil e Zanchi in difesa, Giannichedda, Fiore, Bisgaard e Jorgensen a centrocampo, Locatelli trequartista, Muzzi e Poggi in attacco; Turci in porta.
A sbloccare il match, dopo soli dieci minuti, a sorpresa è l’umile Innocenti che fa partire un siluro dal limite che distrugge la rete e abbatte psicologicamente Turci e compagni.
L’Udinese si riversa in zona offensiva rapidamente e affida le chance del pareggio nei piedi di Fiore prima e di Poggi poi, ma Mancini si riscopre Superman e para tutto. Sponda Bari è Del Grosso ad andare ad un soffio dal raddoppio con un fortissimo e raffinatamente preciso calcio di punizione che costringe Turci agli straordinari. Nel primo tempo sono i friulani a rendersi più pericolosi, il Bari però difende bene.
Nella ripresa sponda Udinese entrano Sosa, Van Der Vegt e il baby sconosciuto Warley per Bisgaard, Locatelli e Muzzi, mentre nel Bari Ferrari, Giorgetti e Markic rilevano rispettivamente Olivares, Collauto e Perrotta.
Nella ripresa è dominio bianconero, i baresi crollano mentalmente e faticano tremendamente a ripartire; la squadra di De Canio, nonostante il caldo e le stanchezze di coppa, venute meno le asfissianti marcature dei calciatori pugliesi, inizia a dominare in mezzo al campo, facendo letteralmente quello che vuole; il goal però fatica ad arrivare e se non ci pensasse il giovane gioiellino Warley, neo-acquisto della proprietà Pozzo, non siamo sicuri che i friulani sarebbero usciti dal San Nicola con almeno un punto; la rete del baby brasiliano Warley è un vero colpo da biliardo, una saetta che liberata in zona trequarti si ficca direttamente nel sette della rete, mettendo rapidamente KO un incolpevole ma goffo Mancini; euro goal Udinese e 1 a 1 al minuto 81 il parziale al San Nicola.
Nel finale è ancora Udinese che cerca disperatamente il meritato 1 a 2, è però il portierone barese, con una parata eccezionale a dire no agli avversari bianconeri; si conclude con un impronosticabile 1 a 1 l’incontro del San Nicola; sorride Fascetti, rimandato De Canio.
Finalmente Buso si riscatta e mette in cascina la sua prima vittoria da allenatore, dei grandi, del Bologna; compleanno perfetto per la società guidata dirigenzialmente ed economicamente da Gazzoni, novant’anni e tanti trofei, ma l’auspicio più grande è che i rossoblù possano tornare agli antichi fasti degli anni 30′-40′ e 60′, là dove la squadra felsinea veniva definita come colei “che tremare il mondo fa”; nell’attesa i tifosi si gustano il primo successo stagionale in campionato, l’ultima vittoria risale al 17 Aprile scorso e la rinata consapevolezza che Buso è l’uomo giusto al momento giusto. Non c’è storia tra Bologna e Lecce allo stadio Dall’Ara di Bologna, i rossoblù distruggono le speranze di successo salentine con una magnifica prova trainata da Signori in primis e da Andersson in secundis, la boa svedese che è tornata a Bologna con l’obiettivo di scacciare la pesante crisi che in campionato ha colpito tutto l’ambiente rossoblù; per lui ottima prova e le ritrovate affinate combinazioni con Signori fanno ben sperare i sostenitori bolognesi, che ora si godono una settimana di meritata pace.
Felsinei che si presentano in campo con un solido 4-3-3 con Tarantino, Bia, Boselli e Womé in difesa, Ingesson, Zé Elias e Nervo a centrocampo, Signori e Fontolan sulle fasce, Andersson al centro dell’attacco; Pagliuca in porta. Cavasin schiera il suo solito 4-4-2 con Juarez, Savino, Pivotto e Viali in difesa, Conticchio, Traversa, Balleri e Lima a centrocampo, Sesa e Lucarelli in attacco; Chimenti tra i pali.
La partita è a senso unico, in campo c’è solo il Bologna, il Lecce, per ammissione del suo stesso allenatore, scende deconcentrato e remissivo, venendo travolto dalla entusiasmante fame di vincere dei padroni di casa. Unico brivido per i rossoblù in apertura di gara, quando Tarantino regala palla, a campo aperto, a Balleri che si avventa sulla sfera da ultimo uomo, supera anche Pagliuca in uscita e, defilato sulla destra, prova a crossare al centro dell’area per un compagno, ma Bia in perfetta scelta di tempo scivola e sventa in corner, salvando miracolosamente il parziale risultato; occasione ghiotta dissipata malamente dai giallorossi, sarà l’unica della partita per gli ospiti.
Al minuto 23 è Womé a mettere in discesa l’incontro per i rossoblù, assist perfetto per Fontolan, Savino anticipa ma infila la sfera nella propria porta, Chimenti KO e Bologna in vantaggio. Al minuto 34 Zé Elias ruba palla a una distratta difesa salentina in zona trequarti e appoggia al centro dell’area per un non marcato Signori che libera il sinistro e distrugge la porta, troppo facile per i rossoblù; è già 2 a 0 il parziale.
Nella ripresa Cavasin inserisce Piangerelli, Biliotti e Bonomi per Conticchio, Sesa e Traversa, il Bologna d’altro canto dà spazio a Binotto, Eriberto e Falcone per Nervo, Fontolan e Womé.
Tutta la seconda frazione di gara vede il Lecce avere il pallino del gioco, non riuscendo però a rendersi efficacemente pericoloso in zona offensiva, colpa di una manovra lenta, sterile e piena di errori e il Bologna al contrario aspettare pazientemente in difesa per poi ripartire rapidamente in contropiede una volta guadagnata palla, felsinei più volte vicini al tris ma l’imprecisione sottoporta e la prontezza di Chimenti impediscono ai padroni di casa di dilagare; 2 a 0 comunque sufficiente per i tre punti e per far gioire tifosi e proprietà; Gazzoni giura di aver rivisto il Bologna di Ulivieri e Mazzone e promette per giunta ulteriori rinforzi, difensivi, a Gennaio; insomma per il Bologna si prospetta, apparentemente, un roseo futuro.
La Roma annichilisce la Fiorentina e vola a meno due dal primato, momentaneamente occupato dall’Inter; i capitolini dopo i due amari pareggi di inizio stagione, contro Piacenza e Inter, incasellano tre successi consecutivi, considerando solo il campionato, mettendo la freccia e raggiungendo rapidamente gli eterni cugini rivali al secondo posto, rullino di marcia niente male considerando che in panchina c’è un autentico fenomeno, Fabio Capello, colui che non si pone limiti e sa dare sempre quel qualcosina in più alle proprie squadre rispetto ai suoi colleghi, colui che si è già prefissato di far tornare il tricolore a Roma, sponda giallorossa e adesso anche i tifosi iniziano a crederci!
Capello si affida a Aldair, Zago, Rinaldi e Candela in difesa, Tommasi, Assuncao e Cafu a centrocampo, Totti trequartista, Montella e Delvecchio boe offensive; il buon Antonioli tra i pali. Trapattoni risponde con un battagliero 4-4-2 con Padalino, Repka, Pierini e Di Livio in difesa, Rui Costa, Cois, Heinrich e Chiesa a centrocampo, Batistuta e Mijatovic in attacco; Toldo a difendere la porta. L’arbitro del match è Messina, commetterà molti errori purtroppo, lo stadio è il Franchi di Firenze.
Il primo tempo inizia sui binari dell’equilibrio, ritmo partita veloce, gran intensità per entrambe le compagini e occasioni ripetute da una parte e dall’altra; nei viola il più reattivo è il solito Batistuta che si fa in quattro pur di timbrare il cartellino, sponda Roma spicca il solito Francesco Totti che delizia i suoi compagni con ripetuti confetti in area; al minuto 17 ci pensa però Cafu a portare in vantaggio i capitolini con un siluro dalla trequarti che si insacca di potenza in rete; niente da fare per il povero Toldo. Batistuta e Mijatovic cercano in tutti i modi di pareggiare ma la Roma con il passare dei minuti cresce e mette in forte crisi la retroguardia toscana, il primo tempo termina 0 a 1; da segnalare un goal di Montella regolare, annullato ingiustamente e due legni colpiti dai padroni di casa, traversa di Batistuta al minuto 28 e palo di Rui Costa al minuto 40.
Nel secondo tempo è dominio assoluto giallorosso; la viola non riesce più a ribattere colpo su colpo come nel primo tempo e la stanchezza fisica, unita alla confusione tattica, prende il sopravvento, i capitolini al contrario alzano i giri del motore e disputano una seconda frazione di gioco intensissima non solo sul piano della corsa e della grinta agonistica, ma anche sul piano tecnico, trainati da un eccezionale Francesco Totti che si riscopre regista-rifinitore di livello assoluto e dispensa continui assist e cross al bacio per Montella e compagni che ringraziano ma spesso sprecano. La Fiorentina soffre e non offende, l’unico lampo è di Batistuta, che accorcia le distanze, inutilmente.
Al minuto 59 i giallorossi raddoppiano, Totti lancia in profondità Tommasi che capisce al volo, si avventa sul pallone da ultimo uomo e dribblato anche il portiere insacca con soddisfazione in rete; è 0 a 2 il parziale al Franchi.
Al minuto 67 arriva addirittura il tris; è nuovamente Cafu, detto Pendolino, a liberare un fulmine dalla trequarti che si insacca nell’angolino sinistro della rete, lasciando stupefatti e amareggiati giocatori e tifosi avversari; è show Roma. Prima doppietta italiana per il capitano del Brasile. Un minuto dopo il terzo goal capitolino Montella esce ed entra soldatino Di Francesco, mentre al minuto 73 anche Delvecchio è costretto ad uscire, per infortunio ed entra Fabio Junior. Nella viola Okon rileva Cois, mentre Adani e Amoroso avevano già dalla seconda metà del primo tempo rilevato Padalino e Pierini. Al minuto 75 Re Leone Batistuta accorcia le distanze con una zampata vincente, ma nell’ultimo quarto d’ora è Roma e solo Roma e la viola non combina più nulla. Al minuto 85 l’arbitro, su indicazione del guardalinee, manda anticipatamente sotto la doccia Francesco Totti ed Heinrich per reciproche scorrettezze, i due si scalciano a palla lontana, giustissima l’espulsione per entrambi, Capello invoca la prova TV ma le immagini non ci sono; dal capitano della Roma una tale ingenuità non ce la si aspettava proprio. Dopo ben quattro minuti di recupero il direttore di gara Messina fischia tre volte e dichiara concluso il match. Padroni di casa insufficienti e sconfitta dolorosa e umiliante, promossi Batistuta, Mijatovic e Rui Costa, gravemente bocciati Amoroso, Pierini e Di Livio, quest’ultimo letteralmente stuprato da Cafu, il terzino non è il suo ruolo e si vede. Sponda Roma eccellenti Totti, espulsione a parte, Cafu e Candela, benissimo Tommasi, promosso anche Delvecchio, tatticamente fondamentale ma fumoso in zona offensiva. Capello è stato chiaro, il successo contro la viola deve essere già il passato, ora testa alla Juve!
Vittoria sul foto-finish per la Juve di Carlo Ancelotti che riesce a sfangarla anche questa volta, i bianconeri soffrono, giocano malissimo, non convincono affatto eppure conquistano l’intera posta in palio contro, sorprendentemente, un buon Venezia di Luciano Spalletti, desideroso di fare il colpaccio al Delle Alpi. Se Del Piero e Zidane lasciano a desiderare, è Conte, ancora lui, a trascinare la Juve verso il quarto posto solitario in classifica, a quota 10 punti; per il Venezia è invece un KO terribile, psicologicamente angosciante, che fa sprofondare gli stessi veneti all’ultimo posto in classifica.
Ancelotti schiera un 3-4-1-2 con Ferrara, Montero e Mirkovic in difesa, Conte, Tacchinardi, Pessotto e Bachini a centrocampo, Zidane sulla trequarti, Del Piero e Pippo Inzaghi punte centrali; Van Der Sar tra i pali. Spalletti risponde con un difensivo 4-5-1, con Bilica, Luppi, Brioschi e Del Canto in difesa, Iachini, Petkovic, Berg, Valtolina e Pedone a centrocampo, Maniero in attacco; Konsel in porta.
Prima mezz’ora orripilante sponda Juve, in campo c’è solo il Venezia; approfittando di un controllo errato di Montero i veneti vanno fin da subito ad un passo dal goal con Pedone, quest’ultimo tuttavia dissipa la ghiotta occasione. Ci prova poi Valtolina, in area, ma la fortuna non è dalla sua parte, quello che poteva essere un autogoal clamoroso di Montero diventa un semplice corner per gli ospiti. La Juve d’altro canto ci prova con Zidane su punizione, unica vera occasione dei bianconeri nei primi trenta minuti, ma Konsel si fa trovare pronto e dice no. Nel finale di primo tempo la Juve si sveglia dal torpore e con Inzaghi va vicinissima, per ben due volte, al goal, tuttavia Konsel salva miracolosamente; i veneti rispondono con un colpo di testa, su corner, in area di Pippo Maniero, Bachini però si trova nel posto giusto al momento giusto e sventa il pericolo. Si va a riposo sullo 0 a 0.
Nella ripresa Ancelotti fa uno scherzetto a Del Piero, orribile la sua prestazione e lo fa accomodare in panchina, al suo posto Kovacevic, al minuto 68 anche Zidane viene cambiato, entra Esnaider, in campo anche Zambrotta per Pessotto; il Venezia punta su Nanami, gara penosa da parte sua e su Marangon, sostituiti Petkovic e Valtolina, nel finale c’è spazio anche per Pavan al posto di Pedone.
La seconda frazione di gioco si attesta sui binari dell’equilibrio, i veneti credono nel colpo grosso e si spingono più volte in zona offensiva con l’intento di creare palle goal velenose e tenere costantemente in allerta la retroguardia bianconera, la Juve d’altro canto si affida ai cross lunghi verso l’area per scardinare l’ordinata e compatta difesa lagunare; tra i più pimpanti sponda Juve ci sono i neo-entrati, Kovacevic, Esnaider e Zambrotta e i due grandi lottatori in mezzo al campo, Conte e Tacchinardi, ripresa sottotono invece per Inzaghi e Bachini, difesa in costante sofferenza. Nel Venezia spiccano Iachini, Bilica e Konsel, quest’ultimo probabilmente il migliore in campo.
La Juve va a centimetri dal goal con Kovacevic, poi è Conte con un tiro da fuori area ad impensierire la squadra veneta, Konsel però c’è e risponde presente. Lato Venezia, Pippo Maniero ha una ghiotta occasione per timbrare il cartellino, pescato solo in area da un compagno, ma incredibilmente si divora la rete, colpendo malissimo di testa; i lagunari però non demordono e continuano a rendersi aggressivi in zona offensiva, l’occasione migliore dei veneti è nei piedi di Pedone che intercettando un cross di Marangon direziona il pallone verso la rete, tuttavia l’improvvisato tiro è leggermente mal calibrato ed esce fuori di un soffio, Venezia per onor di cronaca anche molto sfortunato e Spalletti mugugna.
La parata di Konsel su colpo di testa ravvicinato di Zambrotta sembra porre fine ai giochi e avviare l’incontro verso il definitivo pareggio ma la Juve non muore mai e all’ultimo minuto di recupero è Conte a spaccare la rete con un tiro potente dal limite che mette KO l’incolpevole ed esausto Konsel, è festa Juve, l’arbitro De Santis fischia tre volte e dichiara concluso per 1 a 0 in favore dei bianconeri il match.
In un Delle Alpi semi deserto per via della maxi contestazione dei tifosi juventini contro la proprietà, sciopero del tifo in Curva Scirea e striscioni polemici sulle gradinate vuote, la Juve fatica, non brilla, soffre, si angoscia, entra in forte crisi ma vince, successo di importanza monumentale che rilancia le ambizioni del popolo bianconero e salva Ancelotti dal potenziale precoce esonero; la prossima sfida per la Juventus sarà la vera prova del nove del campionato, battere la Roma all’Olimpico per candidarsi come forte pretendente allo scudetto del nuovo millennio o ridimensionare definitivamente le proprie ambizioni e aspettative; chi vivrà, vedrà.
Partita pazza quella tra Lazio e Milan, giocatasi Domenica sera alle 20:30 allo stadio Olimpico di Roma, che vede le due compagini affrontarsi aggressivamente a viso aperto e sbattere su un rocambolesco e bizzarro pareggio di 4 a 4. Gara stupenda che lascia i cinquantotto mila spettatori accorsi allo stadio, novità del giorno niente tutto esaurito all’Olimpico, increduli, divertiti ed esterrefatti.
Pareggio che tutto sommato va bene ad entrambi i club, il Milan ottiene un punto fuori casa contro la più grande corazzata del calcio italiano, la Lazio dopo esser stata rimontata riesce perlomeno a riportare in situazione di equilibrio la sfida, mettendo nel finale alle corde i rossoneri e impedendo a questi ultimi di superarla in classifica. Nel Milan spicca su tutti il gioiellino ex Dinamo Kiev Shevchenko, autore di una pesante tripletta ai danni dei biancocelesti, benissimo anche Abbiati che con molteplici interventi miracolosi salva più volte la retroguardia milanese da goal certi. Nella Lazio salgono in cattedra Veron, finalmente, Salas e Conceicao, protagonisti assoluti di giornata; ottimo anche Mihajlovic, autogoal escluso, Nesta stranamente in forte difficoltà. Eriksson e Cragnotti si dicono più amareggiati che soddisfatti e forse non hanno tutti i torti, ai punti avrebbero meritato i biancocelesti ma la retroguardia laziale ha subìto eccessivamente la foga agonistica e la rapidità funambolica dei rossoneri, incarnate splendidamente dal giovane fenomeno ucraino, un pareggio che lascia l’amaro in bocca anche a Marchegiani, autore di un’ingenuità che si rivelerà fatale per l’andamento del match; sorridente e rilassato invece Alberto Zaccheroni che, nonostante l’assenza per scelta tecnica di Bierhoff, ha trovato in Shevchenko un’arma letale, spetta a lui ora gestire il fenomeno ucraino per farlo rendere al meglio senza al tempo stesso fargli montare eccessivamente la testa.
Eriksson si affida al suo solito 4-4-2 con Mihajilovic, Nesta, Favalli e Negro in difesa, Almeyda, Simeone, Veron e Conceicao a centrocampo, Boksic e Salas al centro dell’attacco; il buon Marchegiani in porta. Zaccheroni schiera un 3-4-1-2 con Ayala, pessima partita la sua, Costacurta, in forte sofferenza per tutti e novanta i minuti e Maldini, nettamente il migliore dei tre baluardi difensivi, in difesa, Albertini, Ambrosini, Guglielminpietro e Serginho a centrocampo, Giunti trequartista, Weah e Shevchenko boe offensive; Abbiati tra i pali.
La Lazio parte fortissimo ma i rossoneri proteggono bene la propria area di difesa, al minuto 7 è il Milan a rendersi pericoloso con un tiro potente dalla trequarti di Ambrosini, palla fuori; qualche minuto dopo è Giunti a tirare un siluro dalla trequarti ma la sfera è decisamente mal calibrata.
Al minuto 18 i biancocelesti passano in vantaggio, Conceicao crossa verso il centro dell’area, un addormentato Ayala regala palla a Veron che fa partire la bomba che distrugge la porta; 1 a 0 per i padroni di casa. Qualche minuto dopo ci riprova Veron con un siluro dalla distanza, la sfera scheggia la traversa ed esce. Il Milan si aggrappa a Shevchenko ed è lui che mette in apprensione la retroguardia romana con un tiro potente e preciso dal limite; Marchegiani attento dice no. Al minuto 34 si infortuna Negro, Pancaro al suo posto ed è proprio Pancaro che verrà bruciato in velocità da Serginho sulla fascia destra e al minuto 35 si renderà responsabile del pareggio Milan. Serginho superato il terzino neo-entrato serve un cross al bacio per Weah che colpisce malissimo la sfera ma che, complice una deviazione sfortunata di Mihajilovic, si infila clamorosamente in rete, battuto Marchegiani; 1 a 1 il parziale.
Al minuto 36 Mihajilovic va a battere un corner dalla destra del campo, crossa sul primo palo, pesca la testa di Simeone che, complice una deviazione di Abbiati, infila il pallone in rete; 2 a 1 Lazio. Due minuti dopo i biancocelesti fanno il tris, Conceicao crossa dalla fascia destra verso il centro dell’area, Salas si avventa sul pallone e di testa insacca in rete; 3 a 1 per i capitolini. Al minuto 43 Shevchenko con una magia riapre i giochi, Guglielminpietro serve l’ucraino in area, quest’ultimo manda al bar sia il marcatore avversario, sia Marchegiani e, leggermente defilato sulla destra, libera la bomba che distruggerà la rete; è 3 a 2 all’Olimpico.
Nel secondo tempo la partita si farà ancor più spettacolare e le occasioni da rete si sprecheranno; nel Milan entrano Leonardo e N’Gotty per Giunti e Serginho, nel finale spazio anche per Gattuso al posto di un esausto Shevchenko, sponda Lazio Mancini e Inzaghi rilevano Boksic e Simeone.
Iniziata la seconda parte di gara è Conceicao ad andare a centimetri dal goal con un tiro potente dal limite, poi è Salas a rendersi pericolosissimo con un colpo di testa micidiale che Abbiati incredibilmente riesce a sventare; al minuto 62 Weah, lanciato in profondità, viene steso in area da Marchegiani, il direttore di gara concede il rigore; Shevchenko parte dagli undici metri e spiazza il portierone biancoceleste; è 3 a 3 il parziale, il Milan l’ha ripresa.
Qualche minuto dopo Shevchenko viene falciato in area, il rigore è netto ma l’arbitro inspiegabilmente lo ammonisce per proteste; errore di Bazzoli. Al minuto 68 Weah pesca Shevchenko in area, servendolo con un confetto perfettamente calibrato, l’ucraino brucia in velocità il marcatore avversario e, leggermente defilato sulla sinistra, libera il tiro che mette nuovamente KO Marchegiani; incredibilmente il Milan l’ha ribaltata, è 3 a 4 il parziale all’Olimpico.
La Lazio si riversa prepotentemente in attacco e schiaccia il Milan nella propria area di rigore, Abbiati riesce prima a sventare, salvando il pallone sulla riga, un colpo di testa velenosissimo di Salas, poi si deve arrendere al minuto 72 quando Veron pesca Salas solo in area, il quale agguanta il pallone e fa partire col sinistro una mina che si insacca comodamente in rete; è 4 a 4 il parziale all’Olimpico.
Nel finale è Lazio e solo Lazio, il Milan stanco cerca di difendersi per portare a casa almeno un punticino, biancocelesti che vanno vicinissimi al 5 a 4 nuovamente con Salas di testa ma Abbiati compie un altro miracolo e salva il risultato; al termine dei novanta minuti più recupero l’arbitro Bazzoli fischia tre volte e dice che basta così; si conclude con ben otto goal, quattro per parte, il big match serale dell’Olimpico. Da segnalare un bruttissimo fallo di Veron su Serginho, calcio nel sedere a gioco fermo più pestone al ginocchio, da cartellino nero, sfuggito all’arbitro e pure al guardalinee.
COMMENTI FINALI: Vittoria importantissima dei nerazzurri dell’Inter che domando senza troppi problemi il Piacenza di Gigi Simoni si portano in vetta solitaria e iniziano a guardare tutte le rivali dall’alto in basso. Messaggio chiaro a Juve, Milan, Lazio, Roma, Parma e Fiorentina l’Inter c’è e non ha intenzione di fermarsi, Lippi sa come vincere i campionati e Ronaldo è tornato in estrema forma, ora i tifosi nerazzurri possono sognare ma il tecnico viareggino predica la calma, dopo sole cinque giornate nulla è ancora deciso; quel che è certo è che i meneghini non avendo competizioni europee possono concentrarsi su un solo obiettivo, sull’ambìto tricolore che manca da più di dieci anni a Milano, sponda Inter.
Piacenza che rimane a quota due punti, penultimo in classifica e non centra ancora il primo successo stagionale; la squadra di Simoni contro la corazzata Inter gioca per il pareggio, dimostrandosi eccessivamente difensivista e rinunciataria; nel finale le due ghiotte occasioni nei piedi di Delli Carri e Di Napoli avrebbero potuto modificare la narrazione a posteriori della partita ma Peruzzi si supera e annichilisce le speranze emiliane. Prossima sfida per i piacentini in casa contro il Bologna, Simoni non ha più scuse, un altro KO e la panchina inizierebbe a scottare.
Un punto a testa tra Cagliari e Torino che non accontenta nessuno; prima mezz’ora ottima dei sardi che poi crollano e rischiano di venir sopraffatti totalmente dalla squadra granata; Mondonico si dichiara non soddisfatto ma se il rigore netto di inizio gara in favore del Cagliari fosse stato fischiato sarebbe stata un’altra gara e probabilmente parleremmo di un Cagliari vincente; rossoblù che comunque, dopo l’esonero di Tabárez, sono ora in buone mani, tuttavia Ulivieri dovrà saper rimotivare l’ambiente, ormai tossico. Una chance al giovane Suazo andava data, magari in coppia con Corradi. Mondonico, in crisi con il Presidente, dovrà vincere in casa contro il Bari per scacciare le malelingue che lo vogliono lontano da Torino; Ulivieri dovrà provare a fare il colpaccio in quel di San Siro contro il Milan, il Cagliari ha disperatamente bisogno di punti.
Ci pensa Mazzone a far naufragare gli ambiziosi sogni europei della Reggina, il tecnico romano fa sua la sfida a scacchi tattica tra lui e Colomba e porta il club umbro a metà classifica, a quota sette punti. Partita favolosa di Materazzi che si trasforma in un muro e non fa passare nulla, ottimo Nakata, benissimo anche Rapaic e Melli; promosso Mazzantini che nel finale di gara salva più volte con autentiche prodezze il risultato. Nella Reggina obbrobriosa tutta la difesa, Stovini peggiore in campo, insufficiente l’attacco, da Possanzini ci aspettiamo decisamente di più, bocciato anche Orlandoni. Bene il centrocampo amaranto che impedisce l’allargamento del passivo, Baronio migliore in campo; nel finale i calabresi vanno ad un passo dal pareggio ma considerato il pessimo primo tempo il KO è più che meritato; ora per entrambe testa alla Coppa Italia.
Il Parma sotterra il Verona in dieci minuti e va ad un passo dalla goleada; Buffon mai coinvolto, difesa sempre attenta, Boghossian, Dino Baggio, Fuser stelle del centrocampo gialloblù; del trio sudamericano offensivo c’è poco da dire, Crespo, Ortega e Amoroso hanno fatto rinascere il Parma e sono pronti a portarlo sul tetto d’Italia, Malesani allo scudetto ci crede, chissà che da semplice sogno non possa trasformarsi in realtà. Verona penoso, la prestazione dei veneti è stata al limite del patetico, Prandelli insacca la quarta sconfitta su cinque incontri di campionato e continua a non trovare la quadra; uniche note positive Cammarata, che lotta e si fa in quattro per trovare il goal e Frey che para tutto e ora Battistini rischia il posto.
Fascetti la incarta a De Canio e strappa un pareggio prezioso per consolidarsi a metà classifica. I bianconeri, seppur giocano meglio, sbattono di fronte al muro barese e non vanno oltre un amaro 1 a 1; sfida aperta a sorpresa da Innocenti e a lungo mantenutasi sul parziale di 1 a 0 per i padroni di casa; nel finale, dopo un assedio di oltre un tempo di gioco da parte dei friulani nei confronti dei pugliesi, arriva la perla di Warley che toglie le ragnatele, rimanenti, dalla porta avversaria e festeggia un timbro storico; nel finale è ancora Udinese ma Mancini salva. Il Bari a parte il goal iniziale fa poco e nulla offensivamente ma se nel primo tempo la concentrazione è ai massimi livelli e in zona difensiva protegge efficacemente, nella ripresa i biancorossi non scendono in campo, lasciando libertà e pieno spirito di iniziativa agli avversari; il pareggio è solo frutto dell’esperienza maggiore di Fascetti rispetto a quella di De Canio e di un’importante dose di fortuna dei pugliesi ai danni degli sfortunati e spreconi friulani. Tra due settimane il Bari affronterà il Toro al Delle Alpi, sfida non semplice ma da vincere; i bianconeri ospiteranno la Lazio e proveranno a fare il colpaccio, chissà che non sia proprio il baby attaccante Warley a stendere per la prima volta in questo campionato l’invincibile banda di Eriksson.
Successo meraviglioso del Bologna che con un ritrovato Andersson e con il ritorno in campo, dopo nove mesi, dell’ex romanista Womé non vuole porsi più limiti; il club di Gazzoni guarda la Coppa Intertoto ma desidera la Coppa Uefa, i rossoblù di Buso l’hanno già detto l’obiettivo è riconquistare sul campo la qualificazione in UEFA e andare il più avanti possibile in Europa, il ripetersi della meravigliosa stagione scorsa non è più un’utopia, Buso non ha nulla da invidiare a Mazzone, parola di Gazzoni. Sconfitta bruttissima per il Lecce che dopo la strepitosa vittoria ai danni della Juve scende in campo con la pancia piena, i giallorossi si rendono pericolosi, inizialmente, grazie a un regalo del Bologna, poi escono mentalmente dal campo e i felsinei spadroneggiano; Cavasin ammette i suoi errori e quelli della squadra e chiede scusa, i pugliesi dovranno riscattarsi in casa contro una ferita Reggina, impresa non facile.
Tre punti di platino per Roma e Juve che balzano rispettivamente al secondo, al pari della Lazio e al quarto posto; i giallorossi stendono la Fiorentina con un perentorio 3 a 1, trascinati da un leggendario Francesco Totti e da Pendolino Cafu che libera due proiettili dalla trequarti che si infilano in rete e sconfiggono facilmente Toldo; la viola gioca discretamente bene nel primo tempo, poi crolla e subisce fortemente l’aggressività, la rapidità e le prodezze tecniche collettive sopraffine dei calciatori giallorossi; il pesante passivo è perfino stretto, la Roma meritava di farne almeno un altro; ingiustificabile però il comportamento del capitano romano che casca alle provocazioni del centrocampista esterno avversario, mentalmente deve ancora crescere.
La Juve abbatte il Venezia all’ultimo minuto grazie a una zampata vincente del solito Conte; Antonio Conte, sempre lui, il combattente battagliero che non molla mai. Ancelotti esulta come se fosse una finale di Champions, consapevole delle forti ripercussioni che un simile pareggio avrebbe creato e afferma in conferenza stampa che l’importante era solo vincere, incarnando perfettamente lo spirito del motto Juve “Vincere è l’unica cosa che conta”; tra due settimane i bianconeri affronteranno la Roma all’Olimpico e per vincere dovranno mettere a referto una prestazione perfetta, la prova orribile di ieri deve quindi esser messa rapidamente in cavalleria, serve dimenticare e ripartire, ricominciare a giocare bene, a sfruttare maggiormente le palle goal create, a difendere con attenzione e con spirito di sacrificio, a saper dosare e gestire i momenti della partita, cambiando ritmo a proprio piacimento, ma cosa ancor più importante serve ritrovare Del Piero e Zidane, lontani anni luce da quella che è la loro forma ottimale e non stiamo parlando solo di quella fisica; le straordinarie e magiche prodezze tecniche dei due fuoriclasse bianconeri mancano come il pane a questa umile Juve.
Big match domenicale serale favoloso che vede le maggiori pretendenti al titolo della passata stagione sfidarsi all’ultimo sangue e darsi guerra fino all’ultimo respiro. Al termine dei novanta minuti sono addirittura otto le reti siglate, in totale, dai due club affrontatisi, il Milan viene trascinato dal bomber ucraino Shevchenko, la Lazio da Salas, Veron, Conceicao e Simeone; una partita pazza che lascia l’amaro in bocca ad entrambe le tifoserie per il mancato successo e per i troppi goal subìti ma che al tempo stesso aumenta le aspettative e le ambizioni degli stessi sostenitori, che hanno potuto toccare con mano l’enorme qualità offensiva, nonché l’eccezionale straripanza fisica e la grande fluidità e rapidità nella manovra di gioco dei propri beniamini; un plauso grande ai due allenatori che hanno messo in scena un’opera stupenda che ha incantato, emozionato e tenuto costantemente in ansia il pubblico del meraviglioso Stadio Olimpico. Lazio e Milan per la corsa scudetto ci sono e, come l’anno scorso, partono dalla prima fila!
VOTI ALLE SQUADRE DI SERIE A QUINTA GIORNATA
INTER: 6,75
PIACENZA: 5,75
CAGLIARI: 5,5
TORINO: 6
PERUGIA: 6,5
REGGINA: 4
PARMA: 8,5
VERONA: 3
BARI: 5,25
UDINESE: 6
BOLOGNA: 7
LECCE: 3,25
FIORENTINA: 4,75
ROMA: 8,75
JUVENTUS: 5,25
VENEZIA: 5,5
LAZIO: 7
MILAN: 7
SQUADRA MIGLIORE: ROMA
SQUADRA PEGGIORE: VERONA
CLASSIFICA SERIE A 1999/2000 QUINTA GIORNATA
INTER: 13
ROMA: 11
LAZIO: 11
JUVENTUS: 10
MILAN: 9
FIORENTINA: 8
REGGINA: 8
PERUGIA: 7
UDINESE: 6
BARI: 6
TORINO: 5
PARMA: 5
LECCE: 5
BOLOGNA: 5
VERONA: 3
CAGLIARI: 2
PIACENZA: 2
VENEZIA: 2
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