SERIE A RÉTRO

LUNEDÌ 27 SETTEMBRE 1999

INTRODUZIONE: Inter e Lazio volano e non hanno intenzione di fermarsi; è questo il verdetto che la quarta giornata di Serie A ha lasciato a tutti noi!

Dopo i ben sette punti conquistati nelle precedenti tre giornate di campionato, frutto di due vittorie e un pareggio, la squadra nerazzurra e quella biancoceleste mettono la sesta marcia e, superando rispettivamente Torino e Parma, vanno sole in vetta al comando, lasciandosi alle spalle la pessima Juventus sconfitta nel Salento e la cupa Fiorentina, ancora molto scossa dopo la batosta subita, in Champions League, Mercoledì scorso contro il Barcellona; per i viola la trasferta delicata di Udine vale solo un punto, conseguentemente i toscani si posizionano al terzo posto in classifica, perdendo il primato.

Prova fantastica del Milan che annichilisce un inerme Bologna, per giunta permettendosi il lusso di far riposare per tutti e novanta i minuti il gioiellino Shevchenko; benissimo anche la Roma che aggrappandosi al solito funambolico Francesco Totti doma e sottomette facilmente uno spento e irriconoscibile Perugia di Carletto Mazzone. Successo anche per il Bari di Fascetti che sbanca il Bentegodi di Verona e vola a metà classifica, non è invece una novità la vittoria della Reggina che, nonostante un pessimo primo tempo e una seconda frazione di gioco appena sufficiente, si impone nuovamente, questa volta ai danni dello sfortunato Piacenza di Gigi Simoni; tra Spalletti e Tabárez al Sant’Elia di Cagliari non la spunta né il primo, né il secondo; è pareggio infatti tra i sardi e i veneti e se Spalletti può tirare un sospiro di sollievo, di certo non può fare altrettanto Tabárez che con un uomo in più per oltre quaranta minuti di gioco non riesce a trovare il bandolo della matassa per scardinare la confusionaria e tecnicamente precaria difesa avversaria; per il tecnico uruguaiano c’è aria di esonero, a noi dispiacerebbe ma forse i rossoblù hanno bisogno di un mister italiano, pare infatti evidente che l’ex allenatore del Boca Juniors non abbia fatto breccia nel cuore e nella testa dei suoi allievi isolani, non riuscendo a farsi ascoltare e a trasmettere le proprie rivoluzionarie idee a degli umili calciatori di provincia che probabilmente preferiscono la semplicità e la concretezza all’ambizione e alla velleitarietà portate avanti da Tabárez.

A uscirne peggio dopo questa giornata è sicuramente il Parma che perde un’altra volta, alzando bandiera bianca di fronte a una Lazio inarrestabile; per i gialloblù è crisi vera e propria, la squadra di Malesani vede il fondo e rischia fortemente di annegare!

In settimana scenderanno nuovamente in campo Milan, Lazio e Fiorentina in Champions League, Juventus, Roma, Parma, Udinese e Bologna in Coppa UEFA.

I rossoneri sfideranno già domani alle 20:45 l’Hertha Berlino a San Siro, mentre i biancocelesti e i viola affronteranno, Mercoledì, rispettivamente il Maribor all’Olimpico di Roma e l’AIK (Allmanna) in Svezia; entrambi i match sono programmati, come al solito, per le 20:45.

Giovedì sarà invece il turno del Bologna, che al Dall’Ara ospiterà lo Zenit, partita programmata per le 17:30, del Parma che volerà in Ucraina e affronterà alle 18:00 il Kryvbas, della Juventus che sfiderà l’Omonia Nicosia in casa, a Palermo, alle 20:30, dell’Udinese che andrà in Danimarca per battere l’Aalborg BK, match previsto per le 20:35 e della Roma che, alle 22:30, scenderà in campo, fuori casa, contro il Vitória Setúbal. Ci auguriamo di fare 8 su 8, le qualità per distruggere le avversarie le abbiamo, ora tocca a tutte voi dimostrare il valore del calcio italiano in Europa; forza e coraggio!

IL RACCONTO: Il Lecce di Cavasin a sorpresa distrugge la Juventus; vittoria pesantissima dei giallorossi che conquistano tre meritatissimi punti e prendono una grossa boccata di ossigeno, salutando la zona calda della classifica. Per la Juve è stata una giornata nata male, finita peggio; la squadra di Ancelotti scende in campo deconcentrata, passiva e scarica fisicamente e nel giro di un quarto d’ora dovrebbe già stare sotto di due goal, ma se il primo tempo dei bianconeri è accettabile, il secondo è obbrobrioso, i piemontesi infatti nella seconda frazione di gioco si limitano a fare il solletico alla retroguardia avversaria, confidando esclusivamente nelle qualità tecniche del campionissimo Zidane che però tradisce, anche lui, compagni e tifosi.

Ancelotti schiera il solito 3-4-1-2, con Ferrara, Iuliano e Montero in difesa, Zambrotta, Tacchinardi, Oliseh e Conte a centrocampo; Zidane alle spalle di Inzaghi e Del Piero; Van de Sar in porta.

Cavasin risponde con un solido 3-5-2 con: Savino, Viali e Juarez braccetti difensivi, Traversa, Conticchio, Piangerelli, Lima e Balleri a centrocampo e Lucarelli e Sesa sul fronte offensivo; a proteggere la porta il solito Chimenti.

Per la verità il match è fin dai primi minuti scritto e concluso, infatti alla quiescenza e intorpidimento iniziale dei bianconeri si contrappone una ferocia e grinta agonistica estrema degli avversari, che schiacciano rapidamente i bianconeri nella propria metà campo, portandosi già in vantaggio dopo soli due minuti; è il brasiliano Lima a mettere KO Van der Sar, colpendo di testa il pallone, in area, gentilmente crossatogli da un suo compagno; partenza horror dei bianconeri. Non è finita qui però, perché il Lecce continua a spingere e a giocare magistralmente e i bianconeri continuano il loro letargo e così a neanche un quarto d’ora di gioco, i giallorossi, si portano addirittura sul doppio vantaggio con Piangerelli che, approfittando di una dormita difensiva di Ferrara, entra in area palla al piede e trafigge nuovamente l’estremo difensore avversario; l’arbitro Pellegrino però è poco lucido e annulla inspiegabilmente il regolarissimo goal dei padroni di casa, Cavasin si infuria giustamente. I salentini però non si abbattono e riprendono a giocare in fiducia, sfruttando il prolungato momento no dei bianconeri; piemontesi che verso la fine del primo tempo escono fuori ma Chimenti diventa Superman e para tutto, prima è Ferrara di testa a provarci, poi è Zidane che con la capoccia prova a depositare in rete ma l’estremo difensore salentino dice no entrambe le volte e frantuma le speranze e i desideri dei tifosi avversari; anche Conte va ad un passo dal goal ma purtroppo calibra male.

Nella ripresa Ancelotti prova la carta Birindelli al posto di Zambrotta, mentre Bachini aveva già sostituito Oliseh infortunatosi al minuto 35 della prima frazione di gioco; al minuto 60 entra Kovacevic per Del Piero ma i cambi sembrano aggravare la situazione piuttosto che migliorarla e i piemontesi concludono il secondo tempo senza rendersi quasi mai pericolosi, l’unica vera occasione degna di nota ce l’ha Zidane che davanti alla porta non riesce a concludere in rete; i salentini, al contrario, nella seconda parte di gara si rendono addirittura ancor più pericolosi e attraverso velenosissimi contropiedi impensieriscono più volte la retroguardia juventina; al minuto 90 i padroni di casa raddoppiano e chiudono definitivamente il match con un meraviglioso pallonetto di Conticchio che insacca in rete sfruttando la fortuna di trovarsi la palla nei piedi dopo il legno colpito da Colonnello, per Van der Sar e i suoi compagni è la beffa definitiva; nell’anticipo di un caldo Sabato di fine Settembre i salentini fanno la storia e polverizzano la Juventus; termina 2 a 0 per il Lecce l’incontro.

I campioni d’Italia disintegrano un pessimo Bologna e si portano a meno due dalla vetta. La squadra di Zaccheroni si impone a San Siro per 4 a 0 sul Bologna di Buso nell’anticipo serale di Sabato.

Zaccheroni tiene in panchina Costacurta, acciaccato, Shevchenko e Serginho, si rivede Leonardo; 3-4-3 per i rossoneri con Ayala, N’Gotty e Maldini in difesa, Guglielminpietro, Albertini, Ambrosini e Helveg a centrocampo, in attacco Weah e Leonardo con Bierhoff punta centrale; Abbiati tra i pali; 4-4-2 del Bologna con Lucic, Bia, Boselli e Paganin in difesa, Ingesson, Zé Elias, Eriberto e Nervo a centrocampo e Sanchez e Signori in attacco; Pagliuca in porta.

Il Milan parte subito forte e già al minuto 5 va a centimetri dal vantaggio; 1 a 0 che comunque arriva solo tre minuti dopo, Ayala batte dalla distanza una punizione, Bierhoff afferra in area di testa e crossa al centro, Weah si fa trovare pronto e insacca in rete con una zampata vincente, al minuto 8 è già vantaggio Milan. I rossoneri però non sono soddisfatti e per tutto il primo tempo continuano a impensierire la retroguardia avversaria con giocate, individuali più che collettive a dir la verità, qualitativamente ottime, gli ospiti ci provano con Signori ma i padroni di casa fermano facilmente le azioni offensive avversarie; al minuto 44 Leonardo ruba palla a una dormiente difesa felsinea e, scartando come un birillo l’ultimo marcatore avversario, si avventa in zona offensiva e dal limite fa partire la mina che si insacca nell’angolino sinistro della rete, facendo esplodere di gioia lo stadio, 2 a 0 al termine dei primi 45 minuti.

Nella ripresa il copione non cambia: il Milan è in palla e si vede, il Bologna è ancora in stato di dormiveglia; al minuto 55 Leonardo ruba nuovamente il pallone alla retroguardia avversaria ed entra in area palla al piede, prova a smarcare Pagliuca, uscito in soccorso della distratta difesa, ma viene falciato proprio dall’estremo difensore felsineo, rigore netto per i rossoneri; Bierhoff va sul dischetto e spacca la porta, non c’è storia a San Siro, è 3 a 0 per i padroni di casa.

Al minuto 61 Ganz rileva Bierhoff e sarà proprio Ganz due minuti dopo a depositare in rete, deviando involontariamente la bomba liberata da metà campo da Weah; 4 a 0 Milan e festa grande per i meneghini. Al minuto 75 c’è spazio anche per Serginho che fa accomodare Maldini in panchina; nel finale i rossoblù hanno uno scatto d’orgoglio e si rendono pericolosi ma Abbiati dice no; il match si chiude in goleada per i rossoneri. Prova perfetta dei meneghini, prestazione da dimenticare degli emiliani che rimangono fermi a due punti.

Vittoria netta per la Roma che prende a pallonate un impresentabile Perugia; i capitolini schiantano gli umbri di forza, sfruttando la propria straripanza fisica, l’eccelsa qualità tecnica collettiva e la maestria, nonché l’estro di quello che ormai si può considerare il fuoriclasse numero uno della Roma, Francesco Totti. Infatti, è proprio il capitano romano a trascinare i giallorossi verso un’imponente vittoria, attraverso colpi balistici meravigliosi e una prepotenza atletica e una fame di successo strepitose, se poi ci aggiungiamo un Montella in forte spolvero che finalmente pare esser tornato quello dei tempi migliori e un centrocampo qualitativamente straordinario e fisicamente in formissima, ecco che il quadro si completa e spiegare l’evidente supremazia, sul piano del gioco ancor prima che del risultato, dei capitolini nei confronti dei perugini diventa semplice e forse pure non necessario, in quanto già sottinteso. Termina 3 a 1 per i padroni di casa il primo dei sei match previsti e programmati per Domenica 26 Settembre alle ore 15:00; tra Roma e Perugia, allo stadio Olimpico di Roma, hanno la meglio i capitolini.

La prima mezz’ora di gioco in realtà è parecchio noiosa: i giallorossi faticano a trovare spazi per via dell’estrema compattezza e accortezza difensiva avversaria, gli umbri d’altro canto palesano un’evidente difficoltà a rendersi pericolosi in zona offensiva; l’inizio di gara vede entrambe le squadre non riuscire a trovare efficaci strategie per scardinare le difese avversarie.

Dopo trenta minuti però finalmente la Roma si anima; è Francesco Totti a svegliare i suoi compagni dal torpore iniziale e attraverso velenosi passaggi rasoterra che mandano più volte Delvecchio e compagni ad un passo dalla porta, nonché con potenti tiri dalla distanza, manda più volte in apprensione la retroguardia perugina.

Al minuto 36 però è Candela a mandare in porta Delvecchio con un cross meraviglioso; l’attaccante giallorosso stoppa di petto in area e in scivolata, a tu per tu con il portiere, calcia di forza, Mazzantini ferma ma non blocca, la sfera rimbalza in avanti, Montella come un rapace si avventa sul pallone e, a un passo dalla riga, lo conquista, tira, a porta vuota e distrugge la rete; finalmente l’aeroplanino ha segnato; primo goal in campionato per lui con la maglia della Roma. La risposta del Perugia è nel solo Nakata che ci prova dalla distanza, tuttavia Antonioli si fa trovare pronto e respinge; nel finale ci prova Assuncao ma Mazzantini fa il miracolo. All’ultimo minuto della prima frazione di gioco gli ospiti rimangono in dieci, Ripa, già ammonito, fa un fallaccio ai danni di Totti e Serena senza pensarci un secondo estrae il cartellino rosso, espulsione più meritata che mai; umbri per tutto il secondo tempo in dieci uomini.

Nei secondi quarantacinque minuti di gioco i capitolini alzano prepotente i giri del motore e assediano un mesto e carente Perugia, per altro costretto a giocare con un uomo in meno. Il secondo tempo sarà infatti un vero e proprio dominio giallorosso.

Neanche il tempo di fischiare la ripresa del gioco da parte dell’arbitro che già, al minuto 47, i romani raddoppiano; Assuncao tira la bomba dalla distanza e insacca nell’angolino sinistro della rete; beffato Mazzantini. Pochi minuti dopo Montella prova a fare il terzo ma il diagonale è leggermente fuori misura. Al minuto 57 gli umbri ci ricascano, Calori, il peggiore in campo per distacco, entra in ritardo su Totti, l’arbitro tira fuori il cartellino giallo, il difensore è già ammonito, il giallo si trasforma in rosso, Perugia in nove, clamoroso all’Olimpico.

In undici contro nove la Roma prende ancor di più il sopravvento e va molteplici volte ad un passo dal 3 a 0, Delvecchio e Totti sono decisamente i più reattivi di questa seconda fase di gioco.

Al minuto 66 segna Zago ma Serena annulla per posizione irregolare, giudicata influente, di Delvecchio; illusione amara per il brasiliano.

Al minuto 82 a sorpresa Antonioli viene beffato dagli ospiti; Daino batte una punizione verso l’area, dalla difesa, Olive si fa trovare pronto, anticipa tutti e insacca là dove l’estremo difensore non può arrivare; è 2 a 1 incredibilmente. Grave distrazione della retroguardia giallorossa che riapre un match, apparentemente chiuso e ben sigillato; Capello infuriato.

Al minuto 87 però i capitolini guadagnano un rigore: Bisoli frana, in area, su Candela che non può fare altro che cadere a terra; Montella lascia battere Totti e il capitano non sbaglia; è 3 a 1 Roma. Si conclude con un severo 3 a 1 per i romani la sfida domenicale dell’Olimpico; risultato per la verità perfino stretto per i padroni di casa che avrebbero potuto farne almeno 4 o 5. Mazzone continua a non vincere con Capello, Montella si riscopre fenomeno, Totti festeggia, in anticipo, il suo ventitreesimo compleanno con un’ennesima prestazione super e con un goal che non è altro che la ciliegina sulla torta di una Domenica perfetta.

Il Bari sbanca il Bentegodi di Verona e si posiziona a metà classifica; termina 0 a 1 il match tra Hellas e Bari in quel di Verona.

Prandelli non avendo Cammarata per infortunio e nemmeno il suo vice, si affida ad Adaílton e Aglietti in attacco, a centrocampo schiera Melis e Giandebiaggi sulle fasce, Colucci e Marasco al centro, le chiavi della difesa le dà a Filippini e Franceschetti, con Diana e Falsini come terzini; Battistini in porta.

Fascetti risponde con il suo solito avventuriero 4-4-2, a diamante, con in difesa Del Grosso, Garzya, Innocenti e De Rosa, a centrocampo Andersson, Collauto, Marcolini e Perrotta, Masinga e Osmanovski punte centrali; Mancini tra i pali.

Nella prima frazione di gioco il Bari dimostra la propria superiorità tecnica in tutto e per tutto; se l’Hellas si affida prevalentemente a rapide ripartenze e a tiri potenti dalla distanza, i pugliesi fanno proprio fin da subito il pallino del gioco e provano con una manovra corale affinata a mettere KO Battistini, tuttavia a dir la verità gli stessi ospiti non sembrano avere la qualità e il cinismo necessari per finalizzare in rete già nel primo tempo e apparentemente la prima frazione del match sembra destinata a terminare a reti bianche. Al minuto 42 però Collauto crossa dalla fascia destra verso l’area e trova la capoccia di Osmanovski che afferra e direziona ottimamente verso la rete; il Bari è riuscito nell’impresa di sbloccarla, è 0 a 1 ospiti.

Nel secondo tempo i pugliesi calano di intensità e la fame di recuperare la sfida da parte dell’Hellas prende il sopravvento; l’ingresso di Brocchi, al suo esordio in Serie A, a lungo fuori per infortunio, dà l’energia motivazionale giusta, nonché la qualità tecnica e la disposizione tattica, più offensiva, necessarie, per provare quantomeno a impensierire la retroguardia avversaria e il Verona finalmente inizia a dominare, schiacciando in difesa il Bari. I più reattivi sponda Hellas sono: Aglietti, Melis e lo stesso Brocchi che attraverso cross perfettamente calibrati manda più volte in crisi la difesa barese. Al minuto 70 Prandelli sostituisce un pessimo Adaílton per Salvetti e proprio quest’ultimo contribuisce a render ancora più temibile e aggressiva la squadra veneta; il Bari si difende come può e come sa, rinunciando totalmente ad attaccare; al termine dei novanta minuti di gioco più recupero i pugliesi possono far festa, inutili i tentavi disperati dei veronesi di pareggiare; è vittoria di misura per i baresi, sconfitta amara per i veneti.

Bellissima partita quella tra Torino e Inter allo stadio Delle Alpi di Torino; gara giocata a viso aperto da entrambe le compagini, che ha visto ambedue le squadre creare ripetutamente palle goal. I padroni di casa schierano un 3-5-2 con Bonomi, Méndez e Diawara in difesa, Scarchilli, Cruz, Pecchia, Coco e Tricarico a centrocampo e Ivic e Ferrante in attacco; Bucci in porta. I nerazzurri rispondono con lo stesso modulo, con Blanc, Simic e Panucci in difesa, Sousa, Di Biagio, Zanetti, Georgatos e Moriero a centrocampo, Vieri e Zamorano in attacco; tra i pali Peruzzi. Assenti Ronaldo e Jugovic per gli ospiti, Lentini per i padroni di casa.

A partire forte è il Toro che, con Coco in forma strabiliante, manda per ben due volte le proprie punte in area palla al piede, prima Ivic, poi Ferrante vanno subito vicini al goal. L’Inter risponde con Zamorano che, servito in area da Georgatos, fa partire la mina al volo ma Bucci e Méndez ci mettono una toppa. Il Toro non demorde e ci riprova con Ferrante, l’Inter d’altro canto va ad un passo dal goal nuovamente con Zamorano, servito in area con una prodezza balistica eccezionale di Vieri, colpo di tacco al volo, dalla trequarti, che manda il cileno a tu per tu con l’estremo difensore avversario; tuttavia la conclusione del compagno di reparto del Bobo nazionale è leggermente fuori misura; nel finale di tempo l’Inter cresce, il Toro cala.

Nella seconda frazione di gioco tuttavia il Toro si riprende alla grande e inizia a spingere con ancora più convinzione, qualità e aggressività rispetto alla prima parte di primo tempo, i nerazzurri invece sembrano meno fluidi nella manovra e più distratti rispetto alla prima frazione di gioco. Sponda granata si esaltano Ivic, Ferrante, Tricarico e Pecchia; nell’Inter il più in palla è sempre il solito Vieri.

Dopo esser andati per ben due volte ad un passo dal goal, prima con Ferrante, steso in area da Peruzzi e sospetto rigore Toro non fischiato, poi con Ivic che calcia, in area, verso la porta, non centrando tuttavia la rete, al minuto 53 i granata ottengono un penalty, netto, per fallo di Panucci su Ivic; Ferrante prende la rincorsa dal dischetto e calcia, Peruzzi para; occasione Toro dissipata, fantastica parata del portierone ex Juve.

Al minuto 60 Lippi azzarda il tridente pesante Baggio, Zamorano, Vieri; in campo anche Dabo al posto di uno spento Moriero; al minuto 66 Artistico rileva Ferrante e il Toro perde di incisività. Il tridente degli ospiti non sblocca il match e allora il coach viareggino sostituisce uno stanco Zamorano con Recoba al minuto 72. Sarà proprio Recoba a battere un calcio di punizione velenosissimo, dalla fascia destra del campo, che finisce leggermente alto sopra la traversa. Al minuto 76 l’Inter può far festa: Georgatos batte una punizione in zona trequarti, sulla parte sinistra del campo, crossa verso il centro dell’area e trova la capoccia di Vieri che afferra e schiaccia il pallone, il quale rimbalzando scavalca Bucci e si deposita in rete; incredibilmente i nerazzurri sono riusciti ad aprire il match, è festa per l’attaccante ex Lazio.

Nel finale l’Inter gestisce e non soffre particolarmente, il Toro subìto il goal si spegne lentamente ma progressivamente, non riuscendo a pareggiare l’incontro; inutili i tentativi finali di Méndez e Cruz. I cambi fatti da Mondonico probabilmente hanno peggiorato la situazione, Brambilla, Artistico e Sommese non hanno saputo eguagliare l’eccellente prestazione dei loro predecessori, Pecchia, Ferrante e Tricarico. L’Inter viene trascinata ancora una volta da un indomabile Vieri che scaraventa il Toro verso la sconfitta, con un colpo di testa beffardo; per il bomber ex Lazio è già il quinto goal in questo campionato, ci sono tutte le carte in regola perché possa diventare il capocannoniere della Serie A 1999/2000.

Nel caldo pomeridiano di una tranquilla Domenica di fine Settembre un’intera città fa festa, per la quarta volta consecutiva nel giro di un mese. Stiamo ovviamente parlando della favola Reggina che dopo aver sbancato il Dall’Ara di Bologna e aver fermato Juve e Fiorentina, continua la propria marcia inarrestabile verso inaspettati e forse utopici traguardi; già perché la squadra amaranto, alla sua prima stagione in Serie A, non ha intenzione di essere una comparsa, vuole al contrario essere tra le protagoniste di quello che è il campionato più bello del mondo, vuole di forza conquistarsi il diritto di essere annoverata come l’ottava delle famose sette sorelle, desidera vincere, vincere e sempre vincere e adesso è a soli meno due punti dal vertice. Termina 1 a 0 per i padroni di casa la sfida tra Reggina e Piacenza allo stadio Granillo di Reggio Calabria.

Colomba si presenta in campo schierando un compatto 3-5-2 con: Cirillo, Giacchetta e Stovini in difesa, Brevi, Baronio, Pralija, Martino e Bernini a centrocampo e Possanzini e Kallon in attacco; il solito Orlandoni in porta.

Simoni risponde con un rivoluzionario 3-1-4-2 con Lucarelli, Delli Carri e Sacchetti in difesa, Mazzola in mediana, Morrone, Buso, Cristallini e Manighetti a centrocampo, Rastelli e Dionigi in attacco; tra i pali Roma.

Nella prima frazione di gioco a dominare è il Piacenza, la Reggina è decisamente sottotono e soffre l’intensità e la grinta agonistica avversaria. Al minuto 9 Buso si lamenta per un fallo ricevuto in area da Martino, l’arbitro lascia proseguire e fa bene; al minuto 19 Cirillo trattiene con forza Dionigi in area, proteste piacentine, il direttore di gara lascia proseguire l’azione e sbaglia, il rigore c’era; l’occasione prosegue ma gli ospiti la sprecano.

Al minuto 24 Rastelli e al minuto 29 Dionigi provano a bucare la rete avversaria ma Orlandoni è prima fortunato, poi ben attento e la Reggina si salva. Al minuto 34 finalmente si vede la squadra amaranto: Kallon crossa dalla destra e pesca in area Pralija che schiaccia di testa il pallone, Roma in tuffo sventa e tira un sospirone di sollievo.

Al minuto 36 Baronio batte una punizione dalla trequarti campo e va ad un passo dal goal, Roma sventa miracolosamente in angolo; la Reggina cresce in maniera evidente nel finale di primo tempo.

Nella seconda frazione, la sfida si gioca sul filo dell’equilibrio, le squadre si compattano e preferiscono l’accortezza difensiva alla spregiudicatezza offensiva che comporterebbe una disorganizzazione e disunità tra reparti troppo rischiosa per due squadre che vogliono assolutamente almeno portare un punto a casa; il possesso palla diventa sterile per entrambe le compagini, con poche occasioni da goal da ambo i lati e con un ritmo di gioco al limite del flemmatico, a dominare è la noia, ma nel finale ci sarà la sorpresona.

Intorno alla metà della ripresa, Dionigi prova il tiro a giro in area verso il sette, Orlandoni si supera e sventa in angolo; al minuto 68 entra Pirlo al posto di Baronio, ottima prova per lui, mentre al minuto 73 esce Kallon per Reggi; nel Piacenza Rizzitelli sostituisce Rastelli. Al minuto 77 sarà proprio il neo-entrato Reggi ad andare ad un passo dal goal mediante un’acrobazia realizzata con vera maestria. Al minuto 85 i padroni di casa passano, a sorpresa, in vantaggio; Pirlo batte una punizione da metà campo, crossa in area, pesca Brevi che di testa realizza l’assist vincente, a segnare è il giovane Cirillo, che trova la zampata vincente e distrugge la porta; il Granillo esplode di gioia. Non ci saranno più occasioni degne di nota; la squadra amaranto scrive un’altra pagina memorabile di quello che è sempre più il campionato fiabesco per eccellenza della storia della Reggina calcio. Per il Piacenza è un, ennesimo, bruttissimo stop; tuttavia la squadra di Simoni ha dominato nel primo tempo e concesso poco agli avversari nel secondo, non ci vergogniamo a dire che il pareggio sarebbe stato senz’altro il risultato più giusto, ma chi vince ha sempre ragione, quindi complimenti Reggina!

Termina in pareggio la sfida insidiosa tra Cagliari e Venezia, allo stadio Sant’Elia di Cagliari. Panchina traballante da una parte e dall’altra e tanta paura di perdere un’ennesima occasione per spiccare il volo e per dileguarsi dalla zona più infuocata della classifica per ambedue le compagini; è tutto questo Cagliari-Venezia ai nastri di partenza.

La gara si conclude con un insipido 1-1 e se il primo tempo è tutto sommato equilibrato, nei secondi quarantacinque minuti sono i cagliaritani a dominare, approfittando dell’espulsione di un ingenuo Bettarini, sardi però rei di esser stati troppo spreconi e poco determinati; per Tabárez ora la panchina è fortemente a rischio, Spalletti si salva in corner, ma anche per lui l’esonero sembra esser dietro l’angolo.

Nel Cagliari Oliveira affianca Morfeo in attacco, Mayélé, De Patre, O’Neill e Macellari si dispongono a centrocampo, mentre le chiavi della mediana vengono affidate a Berretta, in difesa capitan Villa e Modesto affiancano Grassadonia, Scarpi tra i pali.

Spalletti ritrova Maniero, schierato subito titolare, al suo fianco Petkovic, a centrocampo Volpi, Iachini, e Pedone fanno compagnia a Valtolina, protagonista di giornata, in difesa Bettarini e Brioschi sulle fasce, Bilica e Luppi al centro; Konsel in porta.

Si apre il match e il Venezia a sorpresa segna subito, pronti, via ed è già 0 a 1 per gli ospiti. Siamo al minuto 3: Maniero crossa dalla trequarti di testa verso l’area e pesca Valtolina che controlla efficacemente ed entra in area palla al piede, giunge a tu per tu con il portiere e libera lo scavetto vincente, secondo goal in campionato per lui. Al minuto 9 ci prova O’Neill con una punizione dalla distanza ma Konsel anticipa Oliveira e blocca senza esitazione; due minuti dopo è De Patre, servito da Morfeo, ad agganciare il pallone in area ma non riesce a calibrare bene, Konsel devia in calcio d’angolo, occasione sprecata. Al minuto 16 ci prova Valtolina con un diagonale, in scivolata, Scarpi blocca facilmente. Al minuto 32 è ancora Venezia, Valtolina crossa al centro per Petkovic che in area colpisce di testa ma Scarpi dice no e ferma tutto. Al minuto 34 Oliveira in area mette in mezzo il pallone, la retroguardia veneziana si incanta e resta immobile, si fa invece trovare pronto Berretta che anticipando tutti libera il siluro che distrugge la rete, è 1 a 1 al Sant’Elia, meritato il pareggio dei rossoblù. Nella ripresa entrano subito Suazo, al debutto, al posto di Mayélé e Casazza, anche lui debuttante, al posto di Konsel; insomma carte mischiate per entrambi i coach.

Al minuto 48 ci prova Maniero in area, defilato sulla sinistra, il tiro però è fuori misura; sarà una delle pochissime vere occasioni da goal dei veneti nella seconda frazione di gioco.

Al minuto 49 un maestoso Suazo mostra tutta la propria straripanza fisica ed entra in area saltando precedentemente di forza un avversario sulla fascia destra, crossa al centro e trova Oliveira, il quale però viene falciato da dietro, per l’arbitro Braschi non c’è nulla, a nostro parere è calcio di rigore, graziata la retroguardia veneta. Al minuto 50 Bettarini tira una gomitata a Suazo e Braschi, su segnalazione del giudice di linea, tira fuori il cartellino rosso, se ne va sotto la doccia il terzino veneziano; lagunari in dieci uomini per oltre venti minuti di gioco. Da questo momento in poi il Cagliari domina in tutto e per tutto.

Al minuto 66 Oliveira, in area, tira la bomba verso la porta e il pallone si stampa sulla traversa, al minuto 67 Mboma rileva un discreto Morfeo, mentre Spalletti già cinque minuti prima aveva sostituito Petkovic per Nanami, arretrando difensivamente la squadra. Al minuto 71 Oliveira batte un corner dalla sinistra del campo, Villa si fionda sul pallone, lo aggancia e con una prelibatezza balistica centra la traversa, palla che rimane in zona, Suazo colpisce di testa, Casazza sventa, la sfera finisce nei piedi di un velleitario Villa che riprova una magia e libera il tiro di semi-rovesciata, palla alta, niente da fare. Nel finale è assedio Cagliari ma i veneti incredibilmente reggono e si portano a casa un punto prezioso. Primo punto per il Cagliari che rimane però ultimo in classifica, il Venezia allunga a quota due; la sfida salvezza termina senza né vincitori né vinti e, nonostante una buona prestazione, a piangere è senza dubbio il Cagliari.

La Fiorentina a Udine non va oltre il pareggio; termina 1 a 1 l’incontro tra i friulani dell’Udinese e la squadra di Trapattoni. A giocare decisamente meglio e a meritare di far proprio il match ai punti è sicuramente l’Udinese che pecca però di scarso cinismo, i viola invece mettono in scena una prestazione opaca, incolore, insipida e insufficiente, dando prova della loro grande precarietà mentale ancor prima che fisica; il migliore in campo dei toscani è senza dubbio Batistuta ma anche lui soffre fin troppo, le scorie di Barcellona ci sono e sono evidenti, ora è fondamentale vincere Mercoledì in Svezia per rialzare l’autostima di una squadra in crisi esistenziale.

De Canio schiera un 3-4-3 con Bertotto, Zanchi e Gargo in difesa, Giannichedda, Fiore, Bisgaard e Jorgensen a centrocampo, Muzzi, Poggi e Margiotta in attacco; Turci in porta. Trapattoni risponde con il tridente pesante Batistuta, Chiesa e Mijatovic in attacco, Di Livio, Cois, Rossitto ed Heinrich a centrocampo, Adani, Repka e Padalino in difesa; tra i pali il solito Toldo.

La prima frazione di gioco non si scosta dai binari dell’equilibrio, occasioni da una parte e dall’altra e tanto divertimento.

Al minuto 2 è Batistuta a provarci di testa, palla calibrata male; un minuto dopo Muzzi viene scaraventato a terra, in area, da Di Livio, Rodomonti non ci pensa due volte e fischia il penalty per i padroni di casa. Poggi prende la rincorsa dagli undici metri e dissipa un’occasione d’oro; rigore sbagliato dall’Udinese, si rimane fermi sullo 0 a 0.

Al minuto 8 la Fiorentina passa in vantaggio con un goal fantasmagorico di Batistuta, a memoria il più bello della sua carriera; Mijatovic crossa dalla sinistra verso l’area, l’argentino si avventa sul pallone e con un tacco di prima intenzione deposita la palla in rete, sfera nell’angolino destro e 1 a 0 Fiorentina. L’Udinese prova a reagire con Muzzi, Margiotta e Poggi ma la retroguardia ospite tiene botta e frana le momentanee speranze di pareggio avversarie.

Nel secondo tempo l’Udinese aumenta la propria intensità, la Fiorentina, già affaticata per via della estenuante sfida di Mercoledì scorso contro il Barcellona, cala fisicamente e crolla mentalmente, non riuscendo più a ribattere colpo su colpo agli attacchi ripetuti avversari, i secondi quarantacinque minuti diventano un assedio bianconero.

Nella ripresa i friulani provano inizialmente con i tiri dalla distanza a scardinare la difesa ospite, poi al minuto 53 è Fiore a trovare il goal: calcio d’angolo dalla sinistra per i bianconeri, corner battuto corto, Fiore dalla trequarti stoppa, aggancia e tira col mancino verso la porta ed è goal, palla che si insacca nell’angolino destro là dove Toldo non può arrivare; palo interno e rete, 1 a 1 il parziale allo Stadio Friuli.

L’Udinese non è però soddisfatta e continua a spingere per trovare il 2 a 1, ci prova prima Poggi, poi Gargo dalla distanza, per ben due volte ed infine Jorgensen, Toldo si supera e impedisce agli avversari di far festa. Al minuto 79 si rivede la Fiorentina, è Batistuta con una punizione battuta magistralmente dalla trequarti ad impensierire Turci, che si supera e sventa in angolo. Negli ultimi dieci minuti De Canio mescola le proprie carte, facendo entrare dalla panchina forze fresche; escono Margiotta e Poggi per Sosa e Pizarro; l’Udinese va ad un passo dal raddoppio con Muzzi, poi ci prova anche Pizarro tentando di ricopiare il goal strepitoso di Fiore, tuttavia uno sveglio Padalino sventa con maestria. All’ultimo minuto di recupero è la viola ad avere l’occasione conclusiva con Batistuta che però, in area, non marcato, calcia alto. Termina con uno scialbo 1 a 1 la sfida tra i friulani e i toscani. Per l’Udinese è una ghiotta occasione persa, la prestazione c’è stata, ma nel calcio conta solo vincere e la scarsa prolificità offensiva dei bianconeri ha impedito a questi ultimi di fare propria la sfida; i tanti tiri dalla distanza sono stati un’arma valida ma usata in maniera eccessiva dai friulani che hanno in questo modo ceduto troppo facilmente palla agli avversari; il gioco corale bianconero sembra ancora poco fluido. La Fiorentina ha alternato un discreto primo tempo ad una pessima seconda fase di gioco, condita da una grande disattenzione e un evidente calo fisico. Per i toscani è comunque un punto d’oro, considerando la prestazione non particolarmente spumeggiante, tuttavia l’assenza di Rui Costa si è sentita tantissimo e adesso i viola hanno perso il primato; per il Trap è la prima vera delusione dell’anno.

La Lazio non si ferma più; dopo il meraviglioso campionato della scorsa stagione, perso più per errori arbitrali che per colpa propria, i biancocelesti hanno ripreso a marciare a passo spedito, iniziando nuovamente a dominare Domenica dopo Domenica e lasciando agli avversari solo le briciole. Sono già dieci i punti conquistati dalla compagine laziale, che in sole quattro partite disputate di campionato ha messo a referto ben tre vittorie e un solo pareggio. Stavolta ad esser frantumata dalla macchina letale biancoceleste è stata la squadra di Malesani, il depresso Parma, che dopo il lieto fine della scorsa stagione, vittoria della Coppa UEFA e della Coppa Italia e il buon inizio di questa, ipoteca della Supercoppa italiana 1999/2000 contro il Milan, è entrato in un vortice negativo apparentemente senza alcuna via d’uscita; processo di declino ineluttabile e forse addirittura irreversibile, ma noi siamo pessimisti di natura, questo va detto!

Il posticipo domenicale tra Parma e Lazio al Tardini viene ipotecato maestosamente dai capitolini per 2 a 1.

I padroni di casa schierano un aggressivo 3-4-1-2 con: Cannavaro, Thuram e Lassisi in difesa, Dino Baggio, Boghossian, Fuser e Benarrivo a centrocampo, Ortega alle spalle delle due punte centrali, Crespo e Amoroso, quest’ultimo finalmente dal primo minuto; Buffon tra i pali. Eriksson risponde con il suo solito 4-4-2 con Nesta e Mihajlovic al centro della difesa, Favalli e Pancaro rispettivamente al lato sinistro e destro della difesa, Almeyda, Simeone, Veron e Nedved a centrocampo, Boksic e Salas in attacco; in porta il vice di Marchegiani, Ballotta.

Nel primo tempo la partita è equilibrata con occasioni ripetute da una parte e dall’altra, tuttavia sono i biancocelesti a creare le palle goal più velenose; il Parma si rende pericoloso quasi esclusivamente mediante calci da fermo e giocate individuali, la Lazio al contrario sfrutta la fluidità della propria manovra di gioco ed esterna una grande sintonia corale e d’intenti tra i diversi reparti; compatta e ben assortita la squadra capitolina impensierisce più volte Buffon e compagni.

Pronti, via e il Parma reclama un rigore, Favalli sgambetta Amoroso in area e l’attaccante parmense si lamenta, Collina lascia correre ma il penalty non sarebbe stato un furto. Al minuto 7 Nedved deve uscire, un’entrata killer, ma involontaria, di Lassisi lo mette KO, entrerà Conceicao al suo posto. La Lazio va vicino al goal con un tiro di Veron dalla distanza, di poco fuori, il Parma risponde con un bolide liberato, in zona trequarti, da Fuser, Ballotta dice no e devia in calcio d’angolo. Al minuto 28 altro incidente, Salas e Benarrivo si scontrano e il parmense ha la peggio, per qualche attimo perde addirittura i sensi, poi si riprende e passa la paura, si torna a giocare; al suo posto Serena.

Al minuto 30 sarà proprio il neo-entrato gialloblù a fare la cappellata, regalando palla a Salas in area, il cileno tira verso la porta e con la complicità di Boghossian il pallone si insacca in rete, è goal Lazio, trafitto malamente Buffon. Il Parma affida la chance del pareggio nei piedi di Amoroso che la spreca malamente; Malesani si infuria e fa bene; nel finale di primo tempo Boksic prova a raddoppiare ma Buffon si riscopre Superman e salva clamorosamente.

Nella ripresa la sfida prosegue sullo stesso binario della prima frazione di gioco, tanta intensità, molteplici occasioni e gran divertimento, con la Lazio in fase offensiva leggermente più brillante; il Parma riesce a pareggiare di forza, tuttavia un’indomita Lazio segna uno strabiliante euro goal che porta i capitolini in vantaggio per 2 a 1, terminerà proprio con un successo di misura per i romani la sfida del Tardini.

Nella seconda parte di gara prova prima a finalizzare il Parma con una rovesciata estrosa di Ortega, Ballotta blocca tranquillamente, risponde però immediatamente la Lazio con Salas che controlla di petto e aggancia al volo il pallone in area, crossatogli in profondità da Mihajlovic, prova il tiro di prima intenzione ma Buffon dice no e salva con il piede sinistro. Cerca il goal pure Cannavaro ma il tiro è troppo debole, mentre al minuto 62 è Boghossian a trovare la rete dell’insperato 1 a 1; colpisce prima la traversa Amoroso di testa, su corner battuto dalla destra del campo, poi afferra il centrocampista francese, sempre con la capoccia, direzionando ottimamente la sfera verso la rete; nulla da fare per Ballotta; Lazio trafitta amaramente.

Al minuto 69 tuttavia i capitolini si riportano in vantaggio, è Almeyda con un tiro, al volo di prima intenzione, da oltre trenta metri ad insaccare nel sette e far tornare il sorriso ai tifosi laziali; goal fantasmagorico del centrocampista argentino che lascia interdetti tutti i sostenitori di casa. La Lazio torna in vantaggio.

La risposta parmense è blanda e poco convinta, è Crespo di testa a provare a beffare la retroguardia romana, tuttavia l’occasione è mal calibrata; i capitolini sulle ali dell’entusiasmo vanno invece più volte vicino all’1 a 3; terminato il recupero concordato, Collina fischia e manda tutti sotto la doccia. Vittoria laziale pesantissima che catapulta i romani al primo posto, per il Parma è sempre più crisi e adesso il baratro è dietro l’angolo!

COMMENTI FINALI: Quarta giornata di Serie A che vede Milan, Lazio e Roma confermarsi grandissime squadre, l’Inter faticare ma portarsi a casa tre punti di platino, la Reggina continuare a stupire l’intero mondo calcistico, l’Udinese riscattarsi dopo la pessima prestazione di Torino e la Juventus sprofondare malamente nel Salento; vittoria pesante per il Bari di Fascetti, punto poco soddisfacente per Venezia, Cagliari e Fiorentina, successo monumentale per i giallorossi guidati da Cavasin, frenatona brusca per Perugia e Piacenza, crisi nera per Parma e Bologna.

La Juve dopo la goleada inflitta all’Udinese precipita sul più bello e perde la vetta della classifica; prova pessima dei bianconeri che approcciano il match con disattenzione e tanta confusione mentale, che si riflette in maniera evidente nelle scelte di gioco e nella disposizione tattica della squadra, la condizione fisica inoltre latita e i ricambi in panchina non sembrano essere all’altezza dei titolari; malissimo Del Piero, insufficiente Inzaghi, non pervenuto Kovacevic; Zidane il solo dell’attacco a tirare avanti la baracca. Giovedì si torna in campo e in quel di Palermo la Juve dovrà dare una risposta all’ignobile prestazione di Lecce, lo deve ai suoi numerosissimi tifosi!

I giallorossi schiantano i bianconeri senza pietà, giocando a ritmo sostenuto e realizzando interessantissime trame di gioco; il goal di Lima apre la strada del successo, ma il 2 a 0 è perfino stretto, il goal annullato inspiegabilmente a Piangerelli grida vendetta; tre punti comunque d’oro per i salentini.

Il Milan si mangia a colazione il Bologna e vola a quota otto punti; Berlusconi ha ragione, la squadra meneghina è una corazzata vincente, la rosa è infatti vasta e qualitativamente eccelsa e quando non giocano Shevchenko e Serginho, quest’ultimo entrato nel finale, ci pensano Bierhoff, Weah e Leonardo ad azionare la bacchetta magica e depositare il pallone in rete, se poi il centrocampo lavora bene e collega ottimamente i vari reparti tra loro, permettendo alla squadra di rimanere corta e compatta, allora il gioco è fatto ed è inevitabile che un umile Bologna, senza Marocchi, Ventola, Kolyvanov e Paramatti, venga sotterrato senza pietà dal club rossonero. Bologna che mette in scena una prova ampiamente insufficiente e regala tre dei quattro goal ai padroni di casa, per Pagliuca è una serataccia, per i suoi compagni è un Sabato sera da dimenticare, sarebbe stato decisamente meglio perder la partita a tavolino; ora per i rossoblù è crisi vera e Buso inizia a tremare. Per il Milan il sogno scudetto è forte e Domenica prossima potrà dare un grandissimo segnale alle rivali distruggendo la Lazio all’Olimpico, impresa però tremendamente ostica!

La Roma si sveglia al minuto 30 del primo tempo, poi inizia a giocare come sa e lascia al Perugia solo le briciole; il 3 a 1 finale non rappresenta quella che è stata l’enorme disparità, sul piano della prestazione in sé oltre che della mera qualità tecnica collettiva, tra le due compagini; nella seconda parte di gara i capitolini potevano tranquillamente segnare altri due goal, rendendo il passivo estremamente più pesante; Mazzone prepara bene la partita, poi però non riesce a leggerla efficacemente in corso d’opera ed entra in crisi, per tutto il secondo tempo gli umbri rimangono in bambola. Benissimo l’attacco e il centrocampo dei giallorossi, Francesco Totti strepitoso, Montella e Delvecchio ottimi; benissimo anche Assuncao; unica leggerezza la disattenzione difensiva finale che porta al goal subìto, Capello si arrabbia ma a nostro parere, in vantaggio sul 2 a 0, a dieci minuti dalla fine, tutto è concesso, conseguentemente assoluzione totale per i romani. Perugia bocciato, unica nota positiva il giapponesino Nakata; difesa obbrobriosa, malissimo Calori. Per Mazzone è l’ennesima sconfitta contro Capello; male, male!

Il Bari conquista tre punti pesantissimi in un campo ostico come quello di Verona; il volpone Fascetti si affida ai suoi due cecchini offensivi, Masinga ed Osmanovski, per scardinare la retroguardia avversaria ed è proprio il secondo che timbra il cartellino e mette a referto il goal vittoria. Per Prandelli è la terza sconfitta in quattro partite ed ora anche per lui la panchina inizia a scottare; primo tempo obbrobrioso dei veneti che, non avendo Cammarata, si affidano esclusivamente a Melis ed Aglietti per far propria la partita, Adaílton orripilante, benissimo invece Brocchi che, entrato, dopo un lungo infortunio, nel secondo tempo, sveglia la squadra veronese dal torpore e crea, attraverso velenosissimi cross, parecchi grattacapi alla difesa avversaria; il risultato finale è comunque meritato per il Bari, al Verona è mancata la qualità tecnica per mettere KO Mancini, siamo convinti che con Cammarata in campo sarebbe andata diversamente, ma con i sé e con i ma non si fa la storia purtroppo; Verona fermo a tre punti, il Bari raggiunge la tanto ambita metà classifica.

Successo di enorme importanza per l’Inter che al Delle Alpi supera di misura un vispo Torino. I nerazzurri vanno ad un passo dallo svantaggio al minuto 53, rigore sacrosanto concesso al Toro, tuttavia Ferrante dissipa la ghiotta occasione e fa tirare un sospirone di sollievo al portierone meneghino, Peruzzi. Il goal di Vieri al minuto 76 è di un valore inestimabile, anche perché sarà l’unica rete messa a referto durante il match, che condurrà i nerazzurri alla vittoria. Buona prestazione del Toro che ribatte colpo su colpo alle offensive meneghine e tiene testa per oltre un’ora di gioco ai milanesi; per Mondonico non sono queste le partite da vincere, se i granata eguaglieranno nelle prossime sfide la prestazione offerta contro i nerazzurri, allora le speranze di salvezza non sono poi così un miraggio; ai punti comunque il pareggio sarebbe stato probabilmente il risultato più giusto. L’Inter si conferma cavallo di razza e mantiene la testa della classifica, per i meneghini si tratta della terza vittoria in campionato su quattro partite messe a referto, i nerazzurri continuano a volare e non hanno intenzione di fermarsi e con un Vieri in straordinaria forma tutto sembra possibile; ora anche Lippi inizia a sognare!

La Reggina vince ancora e raggiunge quota otto punti, la squadra di Colomba, pur faticando, ottiene il suo primo successo casalingo e mette al tappeto un comunque discreto, sul piano del gioco, Piacenza; il centrocampo è il vero gioiellino del club amaranto e se i titolari non riescono a dare una svolta alla partita, ci pensa il panchinaro Pirlo ad avviare l’azione decisiva, calcio di punizione battuto ottimamente, che porterà al goal di Cirillo, su assist di Brevi; bene anche Reggi che al minuto 73 sostituisce Kallon, da Possanzini ci aspettiamo di più. Ora gli amaranto possono davvero fantasticare traguardi, ai nastri di partenza, totalmente inimmaginabili. Il Piacenza avrebbe meritato almeno un punto ma nel calcio chi vince ha sempre ragione; certo il rigore iniziale, a nostro avviso evidente, grida vendetta, dispiace per l’infortunio di Buso, avrebbe potuto contribuire efficacemente alla causa piacentina; Simoni se ne torna un’altra volta con le pive nel sacco.

Un punto a testa tra Cagliari e Venezia che non accontenta nessuno; i veneziani ritrovano Maniero ed è proprio il bomber veneto che, al minuto 3, fornisce l’assist vincente per Valtolina, che con un pallonetto beffa Scarpi. Nel primo tempo la sfida è equilibrata, lo stesso Venezia, pur soffrendo, va più volte vicino allo 0-2, benissimo Valtolina, in grande forma e Petkovic. L’1 a 1 di Berretta e il pareggio del Cagliari al minuto 35 è però meritato, i sardi creano più palle goal e giocano con una maggiore intensità; nella seconda frazione di gioco l’espulsione di Bettarini dona un grossissimo vantaggio ai padroni di casa che tuttavia non sfruttano, il dominio territoriale dei rossoblù si rivela inefficace e Casazza non viene mai trafitto; prova stupenda del giovane Suazo, all’esordio, benissimo anche Oliveira; la doppia traversa colpita dai sardi e il rigore netto non concesso suggeriscono comunque che il Cagliari meritasse la vittoria; dunque per Tabárez è l’ennesima delusione e ora il presidente Cellino inizierà inevitabilmente a guardarsi intorno, l’andamento stagionale dei rossoblù è pietoso e forse una brusca scossa è necessaria. Per i veneti è un punto amaro ma, considerando il secondo tempo affrontato in dieci uomini, non è da buttare via, anche Spalletti, tuttavia, ora è decisamente in bilico!

La Fiorentina si ferma a Udine guadagnando un solo misero punto, la batosta di Barcellona ha lasciato scorie mentali tossiche ai giocatori viola che hanno affrontato il match contro l’Udinese sottotono, non riuscendo a ribattere alle ripetute offensive avversarie. Batistuta il migliore dei toscani, è lui che salva la baracca, trascinando Chiesa e compagni verso il pareggio; meraviglioso il goal che mette a referto l’argentino, sicuramente uno dei più belli della sua carriera; dal Trap ci si aspetta una risposta già Mercoledì in Champions League, la Fiorentina ha tutte le carte in regola per distruggere la squadra svedese.

L’Udinese avrebbe sicuramente meritato la vittoria, la prova dei friulani contro i toscani è stata decisamente buona, specialmente nel secondo tempo quando i bianconeri hanno assediato ripetutamente l’area avversaria; quella che è mancata è stata la cosiddetta ciliegina sulla torta, il goal dalla distanza che avrebbe condotto i friulani al successo; per De Canio l’aver messo i bastoni tra le ruote alla temibile Fiorentina deve essere comunque fonte di grande soddisfazione, specialmente dopo la prestazione orripilante messa in scena dai suoi allievi in quel di Torino; prova ampiamente sufficiente di tutto il reparto offensivo e di centrocampo, in generale rosa dell’Udinese vasta e ben attrezzata; l’obiettivo qualificazione in Coppa UEFA si può e si deve raggiungere; ora testa alla sfida cruciale di Giovedì, c’è un passaggio del turno da ipotecare!

La Lazio supera anche il Parma al Tardini e si dichiara ufficialmente favorita numero uno per la conquista dello scudetto 1999/2000; la squadra di Eriksson centra la terza vittoria consecutiva, tra campionato e Champions League e mantiene la vetta della classifica. A siglare il definitivo 1 a 2 e permettere ai biancocelesti di volare a quota dieci punti è Almeyda, che con la sua maestria e i suoi lampi di genio risulta sempre e comunque determinante per la causa laziale, pur non essendo uno di quei giocatori che risalta agli occhi dei tifosi; con il Parma però il centrocampista argentino si è superato, siglando un euro goal difficilmente ripetibile che ha permesso lui finalmente di prendersi la scena da protagonista, mettendosi sotto i riflettori dei media nazionali ed internazionali che finalmente notano e pongono in primo piano l’elevata perizia calcistica dell’equilibratore della Lazio, esperto nel recuperare palloni e spezzare prepotentemente la manovra avversaria, oltre che nel dare avvio a pericolose ripartenze e velenosissimi cross. Per il Parma è l’ennesimo KO che testimonia il momento di grande crisi dei gialloblù, fermi a quota due punti, in piena zona retrocessione. Gli emiliani hanno disputato un discreto match, tuttavia sono apparsi poco cinici e molto egoisti e individualisti tra loro; i laziali hanno invece dato prova di un gioco corale estremamente affinato e tremendamente efficace, che ha spesso messo alle corde la retroguardia parmense; Salas è il vero gioiellino del club capitolino, a nostro avviso uno dei migliori in campo.

Per la Lazio sarà fondamentale vincere contro il Milan, all’Olimpico di Roma, Domenica prossima; ipotecando anche la sfida contro i meneghini, i biancocelesti darebbero un grandissimo segnale di forza e si confermerebbero la squadra più temibile del campionato; vittoria che avrebbe anche il sapore di vendetta, dopo l’esito finale beffardo della scorsa stagione che ha visto il Milan conquistare il tricolore ai danni della ben più attrezzata squadra biancoceleste.

Il Parma affronterà invece il Verona in casa, inutile dire che gli emiliani hanno l’onere di vincere senza se e senza, in caso di mancato successo la situazione diverrebbe tragica e potrebbe degenerare da un momento all’altro; Malesani è ormai afflitto ma a nostro avviso avrebbe già dovuto dare le dimissioni. Giovedì contro il Kryvbas i gialloblù dovranno dare una risposta positiva, per calmare almeno leggermente la frustrazione dei tifosi, ma la vera prova del nove sarà la prossima settimana contro il Verona; vincere o morire!

VOTI ALLE SQUADRE DI SERIE A QUARTA GIORNATA

LECCE: 7,5

JUVENTUS: 4

MILAN: 8

BOLOGNA: 3

ROMA: 7,75

PERUGIA: 3,75

VERONA: 4,75

BARI: 6,5

TORINO: 6,25

INTER: 6,5

REGGINA: 6,5

PIACENZA: 5,75

CAGLIARI: 7

VENEZIA: 5

UDINESE: 7,5

FIORENTINA: 5,5

PARMA: 6,5

LAZIO: 7,25

SQUADRA MIGLIORE: MILAN

SQUADRA PEGGIORE: BOLOGNA

CLASSIFICA SERIE A 1999/2000 QUARTA GIORNATA

INTER: 10

LAZIO: 10

FIORENTINA: 8

ROMA: 8

MILAN: 8

REGGINA: 8

JUVENTUS: 7

UDINESE: 5

LECCE: 5

BARI: 5

TORINO: 4

PERUGIA: 4

VERONA: 3

PARMA: 2

BOLOGNA: 2

PIACENZA: 2

VENEZIA: 2

CAGLIARI: 1


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