SERIE A RÉTRO

LUNEDÌ 20 SETTEMBRE 1999

INTRODUZIONE: Giornata calcistica folle, pazza, incredibile, all’insegna del divertimento quella andata in scena nel weekend e valevole per il campionato di Serie A 1999/2000.

Dopo le prime due giornate frizzanti ed emozionanti, che hanno visto tutte le big, ancora in fase di rodaggio, faticare e perder punti precocemente, non riuscendo a far bottino pieno e la maggior parte delle piccole, al contrario, estremamente in forma, fortemente combattive e dotate di qualche individualità tecnica sorprendentemente interessante, nonché guidate da ottimi allenatori, fattori caratterizzanti un inizio di stagione superlativamente equilibrato e una classifica cortissima, la terza giornata di Serie A mostra tutta la spettacolarità di quello che è senza dubbio il campionato più bello del mondo. Sono trentuno i goal realizzati, in totale, dalle diciotto compagini della massima competizione calcistica nazionale tra Sabato e Domenica, nove partite in cui sono andate in scena una valanga di reti, tanto divertimento, grande gioia per una parte di tifosi ed enorme delusione per un’altra fazione di sostenitori; il verdetto che traspare dopo questo weekend, per quanto riguarda le speranze di raggiungimento dei propri obiettivi stagionali, è fortemente positivo per alcuni club e tremendamente negativo per altri, ma il tempo per rimediare c’è, è presto per fare bilanci.

Inter e Fiorentina superlative: i club maggiormente deludenti della scorsa settimana, mettono in piedi due prestazioni strabilianti, affossando e disintegrando con forza i loro rispettivi avversari; Lippi, dopo la scampagnata vergognosa, dei meneghini, all’Olimpico di Domenica scorsa, può tornare a sorridere, i nerazzurri hanno dato la risposta che lo stesso coach viareggino cercava e si aspettava da loro e, pur senza due campioni del calibro di Baggio e Ronaldo, annichiliscono un Parma disastroso, irriconoscibile. La viola, trascinata da Batistuta, doma un Verona comunque pimpante e combattivo che però ben presto si deve arrendere alla superiorità tecnica degli avversari.

Ottima la Juve, benissimo la Lazio, brava anche la Roma; Milan sufficiente, Perugia stupendo.

Da domani è nuovamente Champions League: a scendere in campo in settimana saranno il Milan, in casa contro il Galatasaray, la Lazio, all’Olimpico contro la Dinamo Kiev e la Fiorentina che, dopo il sofferto pareggio casalingo contro l’Arsenal, dovrà affrontare il temibile Barcellona di Van Gaal in terra nemica. I primi a giocare saranno i meneghini, match programmato per Domani alle 20:45, Mercoledì alle 20:45 sarà invece il turno dei toscani e dei romani; buona fortuna e forza italiane!

IL RACCONTO: Il Perugia bombarda e sotterra il Cagliari; nel primo dei due anticipi di giornata, andato in scena Sabato alle 15:00, sono gli umbri, i padroni di casa, ad imporsi ai danni dei sardi, i quali vengono trafitti malamente per ben tre volte; è 3 a 0 al Curi.

La squadra di Mazzone realizza una prestazione eccezionale, mettendo fin da subito in difficoltà i rossoblù, a risaltare in particolare è il centrocampo perugino, vero e proprio gioiellino del club dell’imprenditore Luciano Gaucci, che ha predominato, conducendo di forza i sardi alla resa; Rapaic, il neo acquisto Ba, Nakata e Olive si rendono gli assoluti protagonisti di giornata, sfornando una prova eccelsa, che tramortisce la rosa guidata da Tabárez in soli quaranta minuti. Al minuto 16 è il giapponesino Nakata a portare i padroni di casa in vantaggio con una punizione, battuta alla perfezione, sulla trequarti sinistra del campo, tutti si aspetterebbero una risposta feroce del Cagliari e invece gli isolani rimangono in stato di quiescenza e vengono travolti dal ciclone Perugia, che continua ad offendere prepotentemente e al minuto 32 trova il raddoppio con Materazzi di testa, che agguanta il pallone, crossato da Rapaic, in area e calibra ottimamente, mettendo nuovamente KO Scarpi; al minuto 38 arriva addirittura il terzo goal, la ciliegina sulla torta coronante uno splendido Sabato per gli Umbri; è Melli, servito da Nakata, a indirizzare in rete e fare festa dopo neanche una frazione di gioco. Nella seconda parte di gara il Perugia, calato di intensità, riesce comunque a gestire con tranquillità, non rischiando praticamente mai; il Cagliari si rende protagonista di una prestazione pessima, ai limiti dell’orrido, condita anche da un rigore sbagliato da O’Neill nella ripresa, bravo Mazzantini ad intuire e respingere; i rossoblù sono apparsi demotivati e lenti nella manovra, la confusione tattica è evidente e la condizione fisica tremendamente precaria, Tabárez dovrà lavorare tanto, ad oggi gli isolani sono fermi ancora a 0 punti. Mazzone sta costruendo una squadra bellissima, a stupire è la fluidità del gioco corale perugino, nonché gli affinati schemi tattici che mandano rapidamente in confusione gli avversari, caratteristiche essenziali per sopperire alla precaria qualità tecnica collettiva e imporsi ripetutamente, di Domenica in Domenica; per il club di Gaucci sono già quattro i punti conquistati in soli tre match di campionato disputati, niente male.

Partita stupenda quella andata in scena Sabato alle 20:30 tra Bari e Milan allo stadio San Nicola; gara divertentissima che vede ripetute occasioni da una parte e dall’altra, match fortemente equilibrato che si conclude senza né vincitori, né vinti, sul punteggio di 1 a 1.

Il Bari inizia l’incontro mettendo la sesta marcia, dominando a centrocampo e sulle seconde palle, i rossoneri partono con meno verve e con una grande confusione tattica; il modulo scelto da Fascetti è un 4-4-2 alternativo, a diamante, con Osmanovski e Masinga come punte e Perrotta sulla trequarti, Zaccheroni risponde con un offensivo 3-4-3, con tridente pesante Bierhoff, Shevchenko e Weah, Serginho sulla fascia sinistra; insomma entrambi i coach si giocano tutte le carte migliori fin dall’inizio. Al minuto 12 il Milan perde palla nella propria metà campo, Osmanovski si avventa palla al piede in zona offensiva, salta come birilli Ayala prima e Costacurta poi, entra in area agevolmente e a tu per tu con Abbiati libera lo scavetto, infilando in rete, è già 1 a 0 Bari; goal fantasmagorico del gioiellino barese.

Il Milan prova a reagire ma mostra una carenza di idee e una lentezza di manovra eccessiva, così quando i padroni di casa vanno ad un passo dal raddoppio, traversa di Masinga a un metro dalla porta, nessuno si stupisce, anzi la sensazione è che chi ne abbia di più sia proprio la squadra di Fascetti; i rossoneri continuano comunque a riversarsi in attacco e affidano la responsabilità del goal a Shevchenko, il più in palla del tridente offensivo e al minuto 34 è proprio l’ucraino che dà avvio a un meraviglioso contropiede, servendo Serginho sulla trequarti che, non marcato, avanza, entra in area e con un beffardo pallonetto mette KO Mancini; è 1 a 1 il parziale. Nel finale dei primi quarantacinque minuti i meneghini cercano addirittura il clamoroso ribaltone ma il Bari regge bene. Nel secondo tempo l’incontro prosegue sugli stessi binari del primo, partita combattuta, equilibrata, dove nessuno sembra riuscire ad imporsi sull’altro; il Milan cresce di intensità e sfrutta tutto il suo enorme potenziale offensivo per capitalizzare, il Bari soffre e riparte in contropiede aggrappandosi ad Osmanovski e Masinga; negli ultimi venti minuti Fascetti arretra il baricentro della squadra, sostituendo Perrotta con Marcolini, cercando di sfruttare ancor di più gli eventuali velenosi contropiedi, entrambe le difese però reggono bene e si arriva, in situazione di parità, nei minuti di recupero dove i padroni di casa hanno una clamorosa occasione davanti alla porta, ci prova Andersson in area, Abbiati respinge di mestiere e dissolve le speranze di vittoria baresi, termina 1 a 1 il match; per Zaccheroni è il secondo stop in tre partite, per Fascetti è l’ennesima conferma che il suo Bari è più vivo che mai.

La Lazio torna a vincere e a convincere; dopo il pareggio amaro di Bari e il mancato successo nel primo incontro stagionale di Champions League contro il Bayer Leverkusen in Germania, gli uomini di Eriksson domano e sottomettono con facilità un Torino di Mondonico piccolo, piccolo; è 3 a 0 Lazio, nel primo incontro, dei sei, previsti e programmati per Domenica alle 15:00.

Il condottiero svedese ne cambia sette rispetto a Leverkusen: affiancando a Nesta, il debuttante in maglia biancoceleste, in gare ufficiali, Sensini, con Negro e Favalli come braccetti difensivi, a centrocampo Veron, Simeone, Nedved e Conceicao, in attacco Simone Inzaghi affiancato a Salas, Marchegiani in porta.

Il Toro risponde con un 3-4-3 guardingo, con Bonomi, Diawara e Ficcadenti in difesa, Pecchia, Scarchilli, Méndez e Coco a centrocampo, tridente offensivo con Lentini a sinistra, Asta a destra e al centro la boa Ferrante, alla difesa dei pali viene incaricato Bucci. Giornata calda all’Olimpico di Roma, stadio della sfida, 45 mila spettatori all’appello ma sciopero del tifo di quindici minuti da parte della curva biancoceleste, messaggio rivolto a Cragnotti e alla sua politica di caro prezzi.

Nei primi dieci minuti a sorpresa a partire forte sono gli ospiti, il Toro messo ottimamente in campo si dimostra agile e in forma fisicamente, creando qualche piccolo grattacapo alla retroguardia laziale, Ferrante il migliore all’avvio. Al minuto 14 però cambia la partita: Nedved entra in area palla al piede, viene steso da Bonomi e Ficcadenti, protesta e l’arbitro vede bene, è calcio di rigore Lazio; Veron insacca e porta in vantaggio i padroni di casa. I biancocelesti, passati in vantaggio, rallentano la manovra e provano a gestire con tranquillità, il Toro prova a servire Ferrante, dalle fasce, ma la boa granata appare decisamente troppo sola; da segnalare anche un’entrata killer di Méndez su Simeone, da rosso diretto, l’arbitro però vede e non provvede, erroraccio di Braschi che grazia incomprensibilmente un troppo aggressivo Toro. Al minuto 45 la Lazio decide che è ora di raddoppiare, Salas serve in profondità Simone Inzaghi, il piacentino libera la saetta dalla trequarti, Bucci sventa la prima volta ma non la seconda, Inzaghino su ribattuta deposita in rete e allarga il vantaggio, non c’è storia all’Olimpico.

Nella ripresa la Lazio alza finalmente i giri del motore e mette estremamente alle corde il mal capitato Toro, vittima sacrificale della macchina distruttrice biancoceleste; Salas, Inzaghi, Conceicao e Veron salgono in cattedra e compongono la settima sinfonia di Beethoven, umiliando un bruttissimo, nella seconda parte di gara, Toro; la ciliegina sulla torta arriva al minuto 88 con Salas, autore di una vera e propria magia calcistica, il quale, in area, da terra, fa partire un pallonetto monumentale che si insacca in rete, goal fantasmagorico dei biancocelesti e 3 a 0 più meritato che mai. Nel recupero ci prova ancora Salas e la Lazio va ad un passo dalla goleada. Vittoria netta per i romani che annichiliscono un mediocrissimo Torino, Mondonico troppo conservativo, poteva e doveva osare di più, era necessario inserire un’altra punta per provare a impensierire almeno leggermente la Lazio, i granata invece concludono il match senza alcuna vera occasione da goal e vengono umiliati sul piano del gioco e del risultato dalla compagine avversaria; migliori in campo per la Lazio Sensini e Salas, autori di una partita strepitosa, dispiace per Marchegiani, a rischio per Mercoledì, infortunatosi al minuto 46 e costretto ad uscire anticipatamente; nel Toro buona prestazione di Pecchia; Ivic e Ferrante sufficienti, Méndez il giocatore più scorretto degli ospiti. Lazio che vola in testa alla classifica a sette punti, Toro fermo a quattro e primo KO.

La Roma vince in laguna e finalmente conquista i primi tre punti stagionali, la squadra di Capello, esaltata dalle giocate sublimi di Francesco Totti, capitano giallorosso attualmente in formissima, doma un molesto Venezia, ai nastri di partenza non affatto intenzionato ad alzare bandiera bianca. Nella prima frazione di gioco il match è effettivamente equilibrato, i lagunari giocano a viso aperto e provano ad impaurire i giallorossi, nel finale di tempo però i romani riescono a trovare non uno ma ben due guizzi vincenti che conducono i capitolini in vantaggio, all’intervallo, sul 2 a 0.

Nei primi trentacinque minuti le occasioni da goal si sprecano, tante conclusioni verso la rete da una parte e dall’altra, al minuto 38 sono gli ospiti a passare in vantaggio, la Roma avvia un velenosissimo contropiede, Montella manda Totti in area palla al piede, il romano appoggia centralmente per Del Vecchio che infila comodamente in rete, 0 a 1 il parziale. Al minuto 47 Totti calcia un angolo dalla sinistra del campo, crossa al centro e trova la capoccia di Del Vecchio che insacca in rete ed esulta come un pazzo, 2 a 0 per i capitolini all’intervallo. Nel secondo tempo il Venezia riparte con la stessa convinzione, grinta e tenacia del primo e se da una parte è Totti decisamente il più reattivo, dall’altra sono Nanami e Petkovic i più pericolosi e al minuto 58 è proprio il secondo, su assist del primo, a metter KO Antonioli, dribblando come un birillo Zago in area e indirizzando ottimamente la sfera, la squadra di Spalletti riesce di forza a riaprire l’incontro.

Il Venezia, trovato il goal, continua a crederci e si aggrappa anche ad eventuali sviste dell’arbitro, i giallorossi invece sfruttano l’eccessiva presunzione degli avversari, che giocano arrogantemente a viso aperto, per provare a sferrare loro il colpo del definitivo KO in ripartenza, colpo che infatti arriva al minuto 71 grazie al solito Francesco Totti che, in contropiede, lancia in profondità il suo vice Alenichev il quale, dal limite, libera lo scavetto e, ribadendo con un tiro potente, insacca in rete, 1 a 3 il parziale. Nel finale è Roma e solo Roma, i lagunari vengono travolti dalla furia demoniaca dei giallorossi e già depressi per i tre goal subiti smettono di provarci, alzando bandiera bianca; termina 1 a 3 l’incontro.

Per Capello è la prima vittoria sulla panchina della Roma, per i capitolini il primo successo recente sul campo dei lagunari; prestazione sublime di Totti, bene anche Del Vecchio e Cafu, in ottima forma il trequartista russo Alenichev, al quarto goal in pochi giorni; prestazione buona dei romani, veneziani rimandati, buon primo tempo, secondo tempo insufficiente; i padroni di casa rimangono a un punto, gli ospiti volano a cinque punti.

Pareggio insipido tra Piacenza e Lecce, che, in una partita prevalentemente soporifera e dai ritmi lenti, non vanno oltre l’1 a 1. Arbitro dell’incontro è Gianluigi Paparesta, figlio d’arte, sfida dal sapore speciale per i fratelli Lucarelli che si affrontano per la prima volta in Serie A. Il primo tempo è equilibrato, le squadre si danno battaglia senza paura ma la gran parte delle occasioni viene sprecata malamente da entrambe le compagini.

I piacentini passano subito in vantaggio con Dionigi; quest’ultimo lanciato in profondità dal capitano Mazzola, riceve palla sulla trequarti, entra in area e distrugge la rete, partenza lampo dei padroni di casa. Il Lecce non si abbatte e inizia a impossessarsi del pallino del gioco per trovare il bandolo della matassa che possa scardinare la retroguardia avversaria, i padroni di casa d’altro canto cercano di sfruttare le ripartenze, lanciando più volte Dionigi in profondità; al minuto 42 i salentini pareggiano di forza, Sesa serve Lucarelli in area, che aggancia e distrugge la porta; è pareggio, 1 a 1. Nel finale di tempo un’occasione per parte ma il destino è già scritto, non si va oltre il pareggio nei primi quarantacinque minuti.

Nel secondo tempo la partita è noiosissima e ad entrambe le compagini sembra che il pareggio non vada poi così male, i ritmi si abbassano ulteriormente rispetto ai primi quarantacinque minuti e di occasioni velenose se ne creano pochissime. Meglio il Lecce, più reattivo e vivace, tuttavia anche i salentini non si sprecano più di tanto, non creando particolari grattacapi alla retroguardia avversaria, il Piacenza si rende protagonista di una seconda frazione di gioco vergognosa, prestazione orripilante da parte della squadra di Gigi Simoni, che fa solo il solletico alla difesa giallorossa; i fischi finali al termine dell’incontro sono meritatissimi, che brutto spettacolo in Emilia, termina con uno scialbo 1 a 1 il match tra Piacenza e Lecce; per entrambe le compagini si tratta solo del secondo misero punto conquistato in ben tre giornate, la salvezza si fa sempre più dura!

Clamorosa sconfitta casalinga del Bologna, allo stadio Renato Dall’Ara, contro la splendida sorpresa del campionato Reggina; gli amaranto dopo aver fermato Juve e Fiorentina, sbancano lo stadio comunale di Bologna e mettono in cascina già cinque punti, per i rossoblù è una bruttissima sconfitta, i felsinei, dopo aver distrutto lo Zenit in Coppa UEFA, incappano in un insuccesso amaro che frena, in parte, le ambizioni della squadra guidata da Sergio Buso, rimangono fermi a due punti i bolognesi. Il club di Gazzoni, dovendo fare a meno di Ventola, Marocchi, Paramatti e Kolyvanov, scende in campo con Bia, Paganin, Falcone e Tarantino in difesa, Ingesson e Zé Elias al centro di centrocampo, Binotto e Nervo esterni tutta fascia, Signori e Sanchez in attacco; a difendere la porta tocca a Pagliuca; la Reggina d’altro canto si dispone con un 3-5-2, con Cirillo, Stovini e Giacchetta in difesa, Baronio, Pralija e Brevi a centrocampo, Bernini e Morabito esterni e Possanzini e Kallon punte centrali, in porta c’è Orlandoni.

Nella prima frazione di gioco sono i padroni di casa a partire meglio, ritmo alto, intensità elevata e tanto agonismo, la Reggina d’altro canto non si scompone, rimane compatta, si difende e riparte talvolta in contropiede; protagonista assoluto del primo tempo felsineo è Beppe Signori che scatenato, prova ripetutamente a scardinare la difesa avversaria, da segnalare anche la traversa, su punizione dalla trequarti, di Paganin e la doppia conclusione verso la porta, in area, di Nervo; la Reggina crea poco e lo fa male, tuttavia si difende ottimamente e protegge uno 0 a 0 prezioso; reti bianche all’intervallo.

Il secondo tempo riparte sugli stessi binari del primo: Bologna con il pallino del gioco che si riversa costantemente in attacco, ma inconcludente e Reggina che rimane compatta in difesa e non prova neanche a ripartire; al minuto 72 però cambia la partita, Colomba sostituisce a sorpresa Kallon, non brillante oggi, per far entrare il neo-acquisto Andrea Pirlo e sarà proprio il centrocampista ex Inter a far svoltare l’incontro. Al minuto 74 Pirlo conquista palla a centrocampo, serve un solo Possanzini sulla fascia sinistra, la boa amaranto entra in area, dribbla con facilità due difensori avversari e scaraventa la palla in rete col sinistro, sfera sotto la traversa, alla prima vera occasione la Reggina infilza il Bologna, è beffa per i felsinei; goal meraviglioso dell’attaccante amaranto, il suo primo in Serie A. Nel finale la gara diventa confusionaria: tanti falli, caos, perdite di tempo e poco calcio, i rossoblù ci provano con una punizione battuta da Signori, fuori di centimetri, gli amaranto cercano di sfruttare i potenziali contropiedi serviti su un piatto d’argento dalla squadra avversaria; l’arbitro Farina, dopo addirittura sette minuti di recupero concessi, fischia tre volte e manda tutti sotto la doccia. La squadra di Colomba è una vera e propria favola e da neo-promossa, alla sua prima partecipazione nella massima serie calcistica nazionale, continua a stupire, fermando tutto e tutti; il Bologna, dopo la bella prestazione al Tardini, si rende protagonista di una prova opaca, insufficiente, le assenze e le fatiche d’Europa in parte giustificano il rendimento di questa Domenica ma i felsinei si devono abituare, Signori l’unica nota positiva del pomeriggio domenicale bolognese.

Stravince la Fiorentina di Trapattoni al Franchi di Firenze, è 4 a 1 il finale tra i padroni di casa e il Verona di Prandelli. Dopo il sofferto pareggio contro l’Arsenal in Champions, il Trap ne cambia ben quattro: Adani, Bressan, Amor e Amoroso al posto di Pierini, Di Livio, Cois e Mijatovic; modulo 3-4-1-2 per i viola che si presentano con il tridente pesante Rui Costa, Batistuta e Chiesa, l’umile Hellas risponde con un difensivissimo 4-4-1-1, con unica punta centrale Cammarata.

Nel primo quarto d’ora la sfida è combattuta, il Verona colpisce una clamorosa traversa, con Cammarata, che salva un fortunato Toldo, la viola si aggrappa a Batistuta per centrare la rete, ma il risultato non si sblocca.

Al minuto 17 finalmente i padroni di casa passano in vantaggio: Adani crossa, dalla fascia destra, verso il centro dell’area, pesca Chiesa che calcia, traversa e palla sui piedi di Batistuta, che distrugge con violenza la porta; 1 a 0 il parziale.

L’incontro prosegue, per tutta la prima frazione di gioco, con la stessa vivacità del primo quarto d’ora, l’Hellas non demorde e prova a segnare con Aglietti e Cammarata, la viola cerca e trova più volte Batistuta; al minuto 32 i padroni di casa però chiudono precocemente la sfida, Rui Costa crossa, dalla fascia destra, per Batistuta in area che si fa trovare pronto e insacca di testa, 2 a 0 al Franchi. Nel finale di primo tempo è solo Fiorentina, l’Hellas ha già alzato bandiera bianca.

Si apre il secondo tempo e i viola fanno pure il terzo: triangolo spettacolare in area tra Rui Costa e Chiesa, quest’ultimo tira, Battistini salva la prima volta, non la seconda, Chiesa agguanta di testa e segna la rete dell’umiliazione.

La Fiorentina tuttavia non è sazia e spinge forte per trovare il quarto goal, è l’Hellas però a sorpresa a segnare al minuto 69 con Melis, battuto finalmente Toldo. I gialloblù, a questo punto, provano a credere ad una clamorosa rimonta e si aggrappano al pimpante Melis e al trequartista Aglietti, ma la voglia di rimettere in piedi il match si ritorce loro contro e al minuto 80 Heinrich fa partire il contropiede, pescando Batistuta in zona offensiva; l’argentino, partito da posizione regolare, si avventa come un furetto verso la porta, entra in area e libera la mina; troppo facile segnare per un campione come lui, è 4 a 1 al Franchi. Nel finale Amor tira una saetta, su punizione, verso la porta, la sfera scheggia la traversa ed esce di pochissimo; l’incontro terminerà senza più alcuna rete. Show Fiorentina al Franchi che vola a sette punti e si candida prepotentemente ad essere una tra le favorite allo scudetto, Batistuta fenomenale, un vero e proprio mostro; Hellas che gioca bene, ma non concretizza, inoltre subisce troppo, bocciata nettamente la difesa, malino centrocampo e attacco; per la viola ora testa a Barcellona!

La Juve annichilisce l’Udinese, termina con un sonoro 4 a 1, per i padroni di casa, la sfida tra le due compagini appena citate, allo stadio Delle Alpi di Torino.

Ancelotti dopo la goleada inflitta all’Omonia Nicosia, ci riprova e ci riesce nuovamente, guidando i bianconeri, ottimamente, verso la conquista di una preziosa vittoria, la seconda consecutiva in campionato, nonché verso un poker, inflitto violentemente ai danni della povera mal capitata Udinese.

Il mister juventino conferma il tridente pesante Zidane, Del Piero e Inzaghi, con esterni Zambrotta e Conte, Davids e Tacchinardi a centrocampo, Ferrara, Iuliano e Montero braccetti centrali e Van der Sar in porta, ancora una volta non titolare il neo-acquisto Kovacevic.

I friulani, in assenza di Sosa, Poggi e Locatelli, si aggrappano a Muzzi e Warley in attacco, Fiore, Giannichedda, Van der Vegt, Jorgensen e Genaux a centrocampo e Gargo, Bertotto e Sottil in difesa; tra i pali Turci.

La sfida viene approcciata meglio dai piemontesi fin dai primi minuti: i bianconeri di casa, in fiducia dopo la splendida batosta inflitta, agli avversari, in Coppa UEFA, mettono rapidamente alle corde gli ospiti attraverso giocate raffinate e una grinta agonistica eccezionale.

Al minuto 20 si sblocca il match: Montero serve Del Piero in profondità, Pinturicchio agguanta in area ma non fa in tempo a calciare che Turci lo travolge, rigore netto per la Juve; Del Piero prende la rincorsa dagli undici metri e disintegra la rete, è già 1 a 0 il parziale al Delle Alpi. Dopo soli settanta secondi l’Udinese ci ricasca: Zidane, da centrocampo, crossa in area, Conte stoppa e conquista palla ma Jorgensen si avventa su di lui e lo scaraventa a terra, altro rigore, stavolta più generoso a dire il vero, concesso dall’arbitro Tombolini ai padroni di casa; Inzaghi parte dagli undici metri e insacca con facilità in rete, è già 2 a 0 in quel di Torino.

La Juve non si accontenta e continua a spingere forte, Udinese non pervenuta; i piemontesi si rendono nuovamente pericolosi prima con Zidane e poi con Del Piero, sarà proprio Pinturicchio, infatti, a creare l’occasione che darà vita al terzo goal, il numero 10 serve Davids in area, l’olandese calcia verso la porta, Inzaghi intercetta e dirige in rete, è 3 a 0 al Delle Alpi, dominio juventino.

Nella ripresa su Torino si abbatte il diluvio universale e quella che doveva essere una partita di calcio diventa un incontro di pallanuoto. Nei primi minuti Del Piero si mangia un goal clamoroso a tu per tu con l’estremo difensore avversario; al minuto 48 però arriva il quarto, Zambrotta e Del Piero si scambiano il pallone in area, l’esterno afferra la sfera a due passi dalla porta e, seppur leggermente defilato a sinistra, fa partire il tiro ed è rete, Turci ancora KO, Zambrotta segna e umilia i friulani; non è una partita è uno stupro ai danni dell’Udinese.

Al minuto 73 i friulani si svegliano dal coma e mettono KO Van Der Sar, Fiore serve Bisgaard in area, il quale agguanta la palla di testa e indirizza verso la porta, goal non meritato ma arrivato, è 4 a 1 il parziale.

Al minuto 81 Margiotta viene atterrato in area da Van Der Sar, per l’arbitro è tutto buono, a nostro parere c’erano invece gli estremi per il calcio di rigore, graziata la Juventus. Nel finale la partita si fa confusionaria e non risalteranno occasioni degne di nota; splendida vittoria per i piemontesi che si consolidano in vetta alla classifica; Udinese di De Canio orripilante e per una prestazione del genere, disgustosa, non ci sono assenze che tengano, male male!

Lippi sotterra Malesani nel posticipo serale domenicale; dopo la prestazione oscena di Roma, i nerazzurri si riprendono e alla grande anche, rifilando ben cinque polpette ai gialloblù emiliani.

Il tecnico viareggino schiera un battagliero 3-5-2 con Simic, Blanc e Panucci in difesa, Di Biagio, Sousa, Zanetti, Moriero e Georgatos a centrocampo, Vieri e Zamorano in attacco; Peruzzi in porta. Gli emiliani rispondono con un moderno 3-4-1-2 con Lassisi, Cannavaro e Thuram in difesa, Dino Baggio, Fuser, Serena e Vanoli a centrocampo, trequartista Ortega, punte centrali Crespo e Di Vaio; Buffon tra i pali. In tribuna, allo stadio San Siro di Milano, Roberto Baggio e Ronaldo a gustarsi il big match, comodamente seduti in poltrona.

Fin dai primi istanti del match l’Inter domina, la partita sarà a senso unico dal primo all’ultimo minuto; il Parma non c’è, è rimasto negli spogliatoi. Al minuto 8 i nerazzurri passano in vantaggio, Vieri serve in area Zamorano che insacca prepotentemente, è già 1 a 0 Inter. Al minuto 14 Crespo pareggia i conti fortunosamente, la rete non è affatto meritata e per giunta casuale; sarà l’unica vera occasione velenosa dei parmensi durante tutti e novanta i minuti. L’Inter riprende subito l’assedio e, dopo un primo salvataggio di Buffon, al minuto 17 insacca nuovamente in rete, goal spettacolare di Vieri che, dal limite, si gira di scatto e libera col mancino un cucchiaio fantasmagorico che si deposita nel sette, Buffon ancora KO. I meneghini continuano a spingere e colpiscono un palo, Inter vicinissima al 3 a 1. Al minuto 39 Vieri serve in area Moriero che al volo, di prima intenzione, colpisce efficacemente in rete, non c’è partita a San Siro, è 3 a 1 per i padroni di casa. Nel secondo tempo è ancora dominio Inter, i nerazzurri alzano i giri del motore e sotterrano i mal capitati avversari, occasionissime ripetute per i padroni di casa; al minuto 63 arriva il quarto goal dei meneghini, Vieri serve Zamorano in area, che, in scivolata, calcia verso la porta e segna; Buffon trafitto ancora. Al minuto 70 azione corale offensiva magnifica dei nerazzurri che si conclude con una bella ciliegina sulla torta, autogoal di un poco sveglio Thuram che insacca nella propria porta e regala il quinto goal all’Inter; non c’è gusto a San Siro, i nerazzurri di Lippi sono una macchina letale. Nel finale osserviamo anche la frittata servita in tavola da Buffon e Cannavaro che regalano palla, in area, a Zanetti, il quale calcia verso la porta ma tira alle stelle, occasione sprecata malamente. L’incontro terminerà sul punteggio di 5 a 1; i meneghini dominano in lungo e in largo e sotterrano il Parma di Malesani; gialloblù bocciati, prestazione terrificante degli emiliani che rimangono ancorati a quota due punti, in zona salvezza.

COMMENTI FINALI: Terza giornata di Serie A che fa sognare in grande molteplici tifoserie ma che spezza, speriamo non irrimediabilmente, i desideri e le ambizioni di altrettante piazze del nostro campionato, nonché il più bello del mondo.

Ad uscirne malissimo sono: Cagliari, Torino, Udinese, Verona e Parma; bocciate anche Piacenza, Bologna e Venezia, sufficienti Milan, Lecce e Bari, ottime Perugia, Lazio, Roma, Fiorentina, Juventus e Reggina; Inter fantasmagorica.

Il Perugia di Mazzone vince da grande: gli umbri attraverso un gioco corale eccelso scardinano ripetutamente la retroguardia del Cagliari; Mazzone batte Tabárez con tre reti di scarto e fa volare i perugini al centro della classifica; isolani che, al contrario, per la terza volta consecutiva, su tre gare disputate in totale, non raccolgono punti e se con la Juve il goal annullato, per fuorigioco, ad Oliveira grida vendetta, in questo weekend i sardi non possono aggrapparsi a nulla se non alla loro pessima prestazione, prova orripilante di tutti e quattordici i calciatori rossoblù scesi in campo e adesso anche Tabárez rischia la panchina; che caos, si salvi chi può in quel di Cagliari.

Il Bari dopo lo scherzetto alla Lazio ne fa uno anche al Milan; rossoneri fermati da un’ottima squadra che tiene testa per tutti e novanta i minuti agli ospiti meneghini; errore grave però dei pugliesi che si scoprono in maniera eccessiva in avanti e servono su un piatto d’argento il contropiede letale ai rossoneri, che a fine primo tempo pareggiano i conti e rimettono in piedi la partita; senza questa sbavatura e conseguentemente con un po’ più di compattezza e accortezza i padroni di casa avrebbero potuto anche vincere.

Il Milan offensivamente è una squadra fortissima: Shevchenko è un fenomeno, Serginho un mostro, Bierhoff un fuoriclasse e Weah un maestro del calcio, ciò che lascia a desiderare è il centrocampo, troppo fragile, incapace di fare filtro, non proteggendo efficacemente la difesa, lasciando quest’ultima sola in costante balia delle percussioni offensive avversarie. I campioni d’Italia sono comunque già a cinque punti, ma il calendario era decisamente favorevole e i tifosi si aspettavano di far bottino pieno almeno nelle prime giornate, conquistando dodici punti su dodici a disposizione, invece, Bologna permettendo, ne potranno conquistare solo otto su dodici; dal Milan ci si aspetta molto di più.

La Lazio 2.0 del weekend riprende a vincere e affossa un orrendo Torino, la squadra di Eriksson soffre nei primi minuti, poi al quindicesimo conquista un rigore, lo segna e inizia a giocare come sa, mettendo alle corde rapidamente i granata; creando ripetute azioni da rete, fino al novantesimo. Il 3 a 0 è persino stretto per i biancocelesti che avrebbero meritato un 5 o 6 a zero; l’intuizione del vastissimo turnover di Eriksson sta funzionando alla perfezione, i romani hanno infatti una rosa vastissima e qualitativamente eccelsa, non a caso è la squadra più forte del mondo, il mago svedese questo lo sa bene, come sa anche che è fondamentale gestire le energie fisiche e mentali di tutto il gruppo per arrivare a giocarsi sia il titolo nazionale che la vittoria della Champions League, a Maggio, grandi obiettivi della squadra, del coach ma soprattutto del Presidente Cragnotti, l’ambizioso finanziere romano che ha portato la squadra della Capitale nell’olimpo del calcio nazionale ed europeo e che vuole continuare a sognare, non ponendosi alcun limite. Lazio che si consolida in vetta alla classifica, raggiungendo quota sette punti; Mercoledì sarà fondamentale vincere contro la Dinamo Kiev per arrivare in condizioni, mentali, ottimali al big match di Domenica prossima contro il Parma al Tardini. Il Torino dopo le prime due giornate affrontate discretamente crolla e lo fa male, Mondonico non prepara e non legge bene la sfida, costringendo i giocatori ad alzare bandiera bianca dopo soli quarantacinque minuti; secondo tempo horror dei granata e partita chiusa senza alcun tiro nello specchio della porta; salvarsi sarà un vero e proprio miracolo.

La Roma finalmente vince la sua prima sfida stagionale in campionato, dopo il pesante 7 a 0 rifilato ai danni del Victoria Setubal giovedì scorso in Coppa Uefa, nonché dopo la prestazione sublime di Domenica scorsa contro l’Inter all’Olimpico, i capitolini scendono in campo in laguna in perfette condizioni, fisiche e mentali.

Il Venezia di Spalletti, senza Maniero per squalifica, approccia bene la sfida e nel primo tempo la netta differenza di qualità tecnica tra le due squadre tarda a farsi sentire, la partita si dimostra equilibrata e i veneti più volte impensieriscono la retroguardia avversaria; al minuto 38 però Del Vecchio sblocca e poco dopo raddoppia, doccia gelata per i veneziani che crollano mentalmente ancor prima che fisicamente; nella ripresa il Venezia si aggrappa a Nanami, il più in palla dei lagunari ed è proprio quest’ultimo che, servendo Petkovic in area, dà avvio all’azione che porterà al goal, la punta serba infatti non sbaglierà, capitalizzerà, beffando Antonioli. A questo punto i padroni di casa si riversano, in massa, in fase offensiva, avanzando prepotentemente il baricentro, la voglia di pareggio è alta per gli uomini del coach toscano ex Sampdoria, tuttavia non fanno i conti con l’altrettanta voglia di chiudere definitivamente l’incontro da parte dei romani, nonché con la qualità tecnica individuale e collettiva degli avversari di gran lunga superiore rispetto alla propria e così non c’è da stupirsi quando gli ospiti beffano la retroguardia veneziana, infilando comodamente in rete la sfera, mediante uno spettacolare contropiede avviato da Totti e finalizzato dal suo vice Alenichev, mettendo il punto conclusivo a una sfida comunque divertente e appassionante; nel finale la Roma proverà a dilagare, i veneziani mentalmente escono anticipatamente dal campo e vanno ad un passo dalla pesante umiliazione; vittoria sonora dei giallorossi. Per la Roma è un successo importante che rilancia le speranze, nonché le ambizioni scudetto di tutto il popolo giallorosso; Totti in forma strabiliante, è lui il vero gioiellino della squadra capitolina, bene Del Vecchio, prestazione opaca di Montella; difesa da rivedere, nel goal subito è completamente immobile, Zago si fa saltare come un birillo e i compagni di reparto non sono reattivi, rimanendo fermi ad osservare la palla accomodarsi tranquillamente in rete; centrocampo promosso, Cafu e Tommasi i migliori, di giornata, del ruolo. Ruolino di marcia niente male per la squadra di Capello, che Domenica prossima affronterà il Perugia in casa, alla ricerca degli otto punti in classifica dopo quattro giornate.

Il Venezia rimane ancorato a quota un punto; per i lagunari sarà fondamentale il rientro di Maniero, la boa offensiva veneziana è essenziale infatti per le speranze di salvezza venete; sconfitta amara ma comprensibile quella dei lagunari che di fronte a questa bella Roma sono costretti ad alzare precocemente bandiera bianca, la prossima settimana però, al Sant’Elia, il Venezia avrà l’onere di vincere e convincere, il Cagliari cercherà il riscatto ma i lagunari devono dominare la partita e sotterrare nuovamente i mal capitati rossoblù, altrimenti per Spalletti la panchina inizierà a scottare; Venezia merita di salvarsi e dovrà lottare con le unghie e con i denti fino alla fine per conquistare la permanenza in Serie A anche per l’anno venturo.

Il Piacenza dopo un discreto primo tempo decide di non scendere in campo nella seconda frazione di gioco, gli emiliani si rendono protagonisti infatti di una seconda parte di gara orripilante, obbrobriosa, umiliante e non rispettosa nei confronti dei tifosi, ora anche lo stesso Gigi Simoni due domande se le dovrà fare, il Piacenza ha iniziato il campionato in maniera indegna, raccogliendo due soli punti in ben tre giornate, inoltre la squadra pare spenta, demotivata, molle, priva di idee e schemi tattici, con una grande confusione mentale e una pessima condizione fisica, Stroppa è l’ombra di sé stesso e da Dionigi ci si aspetta decisamente di più; rosa comunque molto povera tecnicamente ma forse, anche se dispiace dirlo, pure il manico è un problema.

Il Lecce è una squadra indecifrabile: fa un’ottima prestazione e ferma il Milan, crolla contro il Verona al Bentegodi, esce dalla Coppa Italia contro la modesta Ternana e strappa un pareggio a Piacenza, non brillando ma mettendo comunque tanta grinta, tenacia e una discreta intensità che permette ai salentini di rimettere in piedi una partita iniziata nel peggiore dei modi e di sfiorare, più volte, nel secondo tempo il vantaggio; due soli punti in classifica che comunque non possono soddisfare Cavasin, che nel prossimo weekend affronterà la Juve di Carletto Ancelotti; la strada è in salita anche per i pugliesi.

La neo promossa Reggina sbanca il Dall’Ara di Bologna e mette in cascina il primo successo stagionale. Dopo le eccellenti prove messe a referto contro Juventus in trasferta e Fiorentina in casa, la squadra di Colomba si ripete nuovamente, stavolta conquistando addirittura tutta la posta in palio, i tre punti e volando a quota cinque punti. Il club amaranto con il Bologna fa la partita perfetta: estrema compattezza, grande spirito di sacrificio, attenzione massima in fase difensiva e capacità di soffrire senza sottomettersi agli avversari; nell’ultimo quarto d’ora è Colomba a far la mossa vincente, inserendo il giovane Pirlo, desideroso di mettersi in mostra in una piccola del nostro campionato, al posto di un esausto e non affatto brillante Kallon; sarà il centrocampista di proprietà dell’Inter ad avviare un meraviglioso contropiede che porterà al goal per gli ospiti. Per la Reggina è un’ulteriore conferma di quanto la squadra sia forte e ben allenata; la vera sorpresa del nostro campionato è la squadra amaranto.

Il Bologna crolla e lo fa male; la sconfitta non è accettabile, la squadra di Buso pratica un buon calcio ma non sa finalizzare efficacemente in rete; le assenze e le fatiche europee pesano ma per un club che vuole ambire a stare tra le grandi non sono giustificazioni accettabili. Per i rossoblù il bottino totale è di due punti in campionato dopo ben tre giornate; andamento decisamente insufficiente.

La Fiorentina vince e convince; dopo la beffa in quel di Reggio Calabria, la squadra del Trap riprende a vincere in campionato, mettendo in scena un’ottima prova, condita da ben quattro goal. Batistuta, in giornata di grazia, fa tripletta e stende da solo il mal capitato Verona; benissimo anche Chiesa e Rui Costa, in generale buona prova di tutti e quattordici i giocatori scesi in campo; con questo successo i viola si catapultano in vetta alla classifica e si apprestano ad affrontare, Mercoledì alle 20:45, il temibile Barcellona di Van Gaal.

Per l’Hellas è la seconda pesante umiliazione in campionato, dopo sole tre giornate disputate; la squadra di Prandelli per la verità non ha affatto sfigurato contro la Fiorentina al Franchi, almeno inizialmente, poi purtroppo, con il passare dei minuti, è stata annichilita da una prestazione tecnico-tattica sublime, nonché da un’intensità sorprendentemente elevata dei padroni di casa; da Cammarata ci si aspettano i goal, speriamo arrivino presto. Hellas che rimane fermo a tre punti e si appresta ad affrontare il Bari di Fascetti, al Bentegodi, Domenica prossima.

La Juve disintegra l’Udinese e vola in testa alla classifica; la squadra di Ancelotti, dopo la vittoria sofferta al Sant’Elia e la goleada in Coppa UEFA, centra la terza vittoria consecutiva e si accomoda a quota sette punti. Juve che fa sua la partita grazie a un grandissimo spirito di squadra e ad un’intesa tra compagni eccezionale; il gioco corale dei bianconeri funziona e le tante palle goal create, contro una squadra comunque di buon livello, lasciano ben sperare i tifosi bianconeri. Zambrotta acquisto eccezionale, il centrocampista esterno bianconero sfonda continuamente il reparto difensivo avversario, arrivando facilmente in zona offensiva e creando numerosissime palle goal, il quarto goal, realizzato in sinergia con Del Piero, è una gioia per gli occhi; bravo Moggi, ottima pescata. Prova perfetta di Zidane, bene Inzaghi, bravo anche Del Piero, in ripresa; in generale prova eccezionale dei bianconeri che domano facilmente gli avversari.

Per l’Udinese si tratta di una prestazione oscena, nonché poco rispettosa per i tifosi; i friulani non sono praticamente scesi in campo e hanno lasciato piena libertà ai piemontesi di fare ciò che meglio sanno fare, giocare a calcio e fare goal; il discorso per i bianconeri è lo stesso fatto per il Bologna, le assenze e le fatiche europee non possono e non devono giustificare delle prove ampiamente insufficienti e nel caso dei friulani, una gara totalmente disgustosa. Da De Canio ci si aspetta sicuramente di più.

Figura pessima del Parma che a San Siro esce con le ossa rotte; la squadra di Malesani non va, non gira e dopo tre partite di campionato si ritrova nei bassifondi della classifica, a soli due punti; la prossima sfida sarà contro la Lazio al Tardini, in caso di sconfitta, i gialloblù direbbero anticipatamente addio alle ambizioni e speranze scudetto e Malesani, a nostro parere, dovrebbe già dare le dimissioni, la rosa è stata troppo indebolita rispetto alla scorsa stagione e un segnale alla società va assolutamente dato. Purtroppo i successi in Coppa UEFA e in Coppa Italia, del Maggio scorso, sembrano solo un lontano ricordo!

L’Inter, dopo la stagione scorsa totalmente fallimentare, si aggrappa a Marcello Lippi e sogna in grande. La squadra nerazzurra divora un impresentabile Parma realizzando ben cinque reti e se Ronaldo e Baggio mancano, non c’è alcun problema, ci pensano Vieri e Zamorano, in sinergia con Sousa e Moriero, a mandare avanti la baracca, trascinando il club meneghino verso un pesante successo che catapulta i milanesi in vetta alla classifica. Vieri, mettendo a segno un goal e tre assist, si conferma nettamente il più in forma della compagine nerazzurra, nonché il miglior giocatore di giornata e Moratti, finalmente, può sorridere. Senza Coppe europee, con un Vieri in più e con un portierone affidabile come Peruzzi, nonché con un fuoriclasse in panchina, l’Inter può iniziare a sognare!

VOTI ALLE SQUADRE DI SERIE A TERZA GIORNATA

PERUGIA: 8,5

CAGLIARI: 2

BARI: 6,75

MILAN: 5,5

LAZIO: 9,5

TORINO: 2,5

VENEZIA: 5,25

ROMA: 7,5

PIACENZA: 4,25

LECCE: 5,5

BOLOGNA: 5

REGGINA: 7,5

FIORENTINA: 9,25

VERONA: 4

JUVENTUS: 8,75

UDINESE: 3,5

INTER: 9,5

PARMA: 2

SQUADRE MIGLIORI: LAZIO, INTER.

SQUADRE PEGGIORI: CAGLIARI, PARMA.

CLASSIFICA SERIE A 1999/2000 TERZA GIORNATA

FIORENTINA: 7

INTER: 7

LAZIO: 7

JUVENTUS: 7

ROMA: 5

MILAN: 5

REGGINA: 5

UDINESE: 4

TORINO: 4

PERUGIA: 4

VERONA: 3

PARMA: 2

LECCE: 2

BOLOGNA: 2

PIACENZA: 2

BARI: 2

VENEZIA: 1

CAGLIARI: 0


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